Le fiere italiane puntano su sinergie e internazionalizzazione: nasce il modello delle manifestazioni diffuse e degli eventi all’estero
- piscitellidaniel
- 11 nov
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Il sistema fieristico italiano si prepara a una nuova fase di sviluppo, fondata sulla cooperazione tra enti e sulla spinta verso l’internazionalizzazione. Le principali fiere nazionali, sostenute da Federcongressi&Eventi e da Aefi (Associazione Esposizioni e Fiere Italiane), stanno definendo un piano strategico per rafforzare la presenza sui mercati esteri e per costruire un modello di “manifestazioni diffuse”, capace di integrare le sedi fieristiche tradizionali con eventi itineranti, digitali e tematici. L’obiettivo è ampliare l’impatto economico e culturale delle fiere, trasformandole in piattaforme di business permanenti, in grado di promuovere le eccellenze italiane nel mondo e di attrarre nuovi investitori.
Le fiere rappresentano da sempre un pilastro dell’economia nazionale, con un indotto stimato in oltre 60 miliardi di euro l’anno e più di 200mila imprese coinvolte nei vari comparti produttivi. Tuttavia, negli ultimi anni, la concorrenza internazionale e le trasformazioni digitali hanno imposto una revisione profonda del modello tradizionale. Il piano di riorganizzazione in corso punta a rafforzare la cooperazione tra le principali realtà fieristiche italiane – da Milano a Bologna, da Verona a Rimini, da Torino a Firenze – per condividere risorse, competenze e strategie di marketing. Le sinergie consentiranno di ottimizzare i costi organizzativi, evitare sovrapposizioni tra eventi e creare un’offerta più coerente e integrata, valorizzando i diversi poli territoriali.
La prospettiva è quella di un sistema fieristico a rete, dove le diverse sedi agiscono in modo coordinato, favorendo la complementarità tra i settori. Le manifestazioni non saranno più concepite come eventi isolati, ma come tappe di un percorso continuativo di promozione industriale, commerciale e culturale. Nasce così il concetto di “manifestazione diffusa”: un format che prevede l’organizzazione di eventi collegati in più città italiane, anche in tempi diversi dell’anno, dedicati a un medesimo comparto produttivo o tema di innovazione. Questa formula, già sperimentata con successo nei settori del design, dell’agroalimentare e della moda, consente di moltiplicare la visibilità delle imprese e di coinvolgere territori e filiere che tradizionalmente rimanevano ai margini delle grandi fiere metropolitane.
Parallelamente, cresce la spinta verso l’estero. Le principali fiere italiane intendono rafforzare la propria presenza internazionale attraverso partnership con enti fieristici e istituzioni di altri Paesi, soprattutto in Europa, Medio Oriente e Asia. Gli eventi all’estero saranno non semplici repliche delle manifestazioni italiane, ma veri e propri hub di incontro tra imprese, investitori e operatori locali. L’obiettivo è consolidare il posizionamento del “made in Italy” come marchio di qualità globale e facilitare l’ingresso delle PMI italiane nei mercati emergenti. Le collaborazioni con Ice-Agenzia e con il Ministero degli Affari Esteri svolgeranno un ruolo centrale nel coordinare le iniziative di internazionalizzazione e nel garantire il supporto istituzionale alle aziende partecipanti.
L’innovazione digitale è un altro pilastro del nuovo modello fieristico. Le piattaforme online e le tecnologie immersive stanno trasformando il modo di concepire e vivere le manifestazioni. I nuovi format integreranno sempre più componenti fisiche e virtuali, consentendo la partecipazione da remoto, la creazione di community professionali e l’interazione continua tra espositori e visitatori anche dopo la chiusura degli eventi. L’adozione di strumenti digitali per la gestione dei contatti commerciali, la raccolta dati e la profilazione dei visitatori rappresenta una delle principali leve per accrescere l’efficienza e la redditività delle fiere. Inoltre, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di analisi predittiva permetterà di personalizzare l’esperienza fieristica e di adattare i contenuti alle esigenze di ciascun settore produttivo.
La sostenibilità ambientale e sociale costituisce un altro asse strategico del nuovo corso. Gli enti fieristici si stanno impegnando a ridurre l’impatto ambientale delle manifestazioni, attraverso l’utilizzo di materiali riciclabili, l’efficienza energetica delle strutture e la promozione della mobilità sostenibile per espositori e visitatori. Sono previste inoltre misure per favorire l’inclusione e la partecipazione delle imprese più piccole, che spesso incontrano difficoltà nell’accesso ai grandi eventi. Le fiere di nuova generazione vogliono diventare non solo luoghi di scambio economico, ma anche laboratori di innovazione e responsabilità sociale, in linea con i principi ESG (Environmental, Social, Governance) ormai centrali per le politiche industriali europee.
Il modello delle “manifestazioni diffuse” risponde anche all’esigenza di valorizzare il patrimonio territoriale italiano, mettendo in rete città e distretti produttivi. Le fiere diventano così un veicolo di promozione non solo economica, ma anche culturale e turistica. Ogni evento sarà legato alle specificità del territorio ospitante, creando un dialogo tra industria, arte, gastronomia e cultura locale. Ciò consentirà di estendere l’impatto economico ben oltre i giorni della manifestazione, generando ricadute positive per alberghi, ristorazione e servizi locali. Il sistema fieristico, in questa visione, si trasforma in una piattaforma permanente di valorizzazione dell’identità italiana e delle sue filiere di eccellenza.
Sul piano economico, la strategia delle sinergie e dell’internazionalizzazione rappresenta una risposta concreta alla frammentazione che ha storicamente limitato la capacità competitiva del sistema fieristico nazionale. Mentre in altri Paesi europei, come Germania e Francia, le fiere operano secondo modelli integrati e con forte supporto pubblico, in Italia la pluralità di enti e strutture ha spesso generato dispersione di risorse e competizione interna. Il nuovo piano, sostenuto anche dalla Conferenza delle Regioni e da Unioncamere, punta invece a costruire un modello unitario e coordinato, capace di valorizzare le specificità locali all’interno di una strategia nazionale.
Le prospettive sono incoraggianti: secondo le stime di Aefi, le sinergie tra enti fieristici e l’espansione internazionale potrebbero generare nei prossimi tre anni un aumento del 20% delle presenze complessive e del 15% del valore economico indotto. Gli operatori del settore sono convinti che la sfida dell’internazionalizzazione possa rilanciare definitivamente il ruolo delle fiere italiane come strumento di diplomazia economica, in grado di connettere imprese, istituzioni e territori in una rete di relazioni durature e strategiche.
Il sistema fieristico si trova dunque di fronte a una trasformazione profonda, in cui innovazione, cooperazione e apertura al mondo diventano le chiavi per affrontare le nuove dinamiche globali. Le fiere non saranno più solo luoghi fisici di incontro, ma veri e propri ecosistemi economici, culturali e digitali, capaci di rappresentare l’Italia contemporanea e le sue eccellenze sui mercati internazionali.

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