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Larry Ellison, l’“oracolo tech” tornato sotto i riflettori nell’era Trump: chi è e cosa rappresenta per l’America dell’IA

Larry Ellison si riaffaccia al centro del palcoscenico tecnologico e politico statunitense in un momento storico in cui intelligenza artificiale, potere cloud e infrastrutture digitali definiscono il profilo della competizione globale. Fondatore di Oracle, figura chiave della Silicon Valley da decenni, Ellison emerge oggi come pilastro del progetto tecnologico dell’amministrazione Trump, grazie a investimenti, rapporti politici consolidati e un patrimonio che lo colloca ai vertici mondiali. Il suo ritorno sotto i riflettori non è solo economico, ma strategico: rappresenta il ruolo che il tech aziendale può giocare nelle alleanze politiche, nelle scelte infrastrutturali e nella costruzione di ambizioni nazionali nel campo dell’innovazione.


Larry Ellison nasce nel 1944 a New York, ma cresce a Chicago, dove viene adottato da una famiglia che gli offre un’infanzia dura ma educativa. Da giovane mostra una forte inclinazione verso l’informatica; abbandona gli studi universitari ma si dedica con energia a ciò che oggi chiameremmo “big data” e gestione dei database, ideali che lo portano a co-fondare Oracle alla fine dei anni Settanta. Oracle nasce nel settore database relazionali, ma Ellison la guida in una serie di evoluzioni industriali che la trasformano in una colonna portante del cloud, dell’infrastruttura dati aziendale e della competitività digitale.


Il profilo aziendale di Oracle, sotto la sua guida, è stato caratterizzato da acquisizioni strategiche, espansione costante dell’offerta tecnologica, integrazione verticale fra software, servizi cloud, hardware e infrastruttura data center. Ellison ha saputo posizionare l’azienda non semplicemente come fornitore di database ma come hub infrastrutturale essenziale per imprese, governi, enti sanitari, istituzioni che richiedono affidabilità, scalabilità e sicurezza. Queste competenze diventano oro nell’era dell’intelligenza artificiale, e Oracle ha stretto accordi rilevanti che ne rafforzano il ruolo.


La politica è un terreno su cui Ellison è sempre stato presente, sebbene non sempre in primo piano. Nella nuova tornata di presidenza Trump, Ellison torna ad essere interlocutore strategico: parte del piano Stargate – un programma infrastrutturale per l’intelligenza artificiale da centinaia di miliardi – lo vede come uno dei protagonisti insieme ad altri leader tech. Questo significa che le sue capacità imprenditoriali si intrecciano con l’ambizione politica americana di recuperare sovranità tecnologica, costruire reti infrastrutturali resilienti e competere con Cina, UE e altri attori globali nell’AI.


La ricchezza personale di Ellison è un elemento che amplifica la sua influenza: nel settembre 2025 viene indicato come uomo più ricco al mondo, con un patrimonio stimato attorno ai 390-400 miliardi di dollari. Questa posizione non è solo numerica o di status: implica solidità finanziaria per sostenere investimenti rischiosi, capacità di assumersi impegni che altri non potrebbero permettersi, libertà di coltivare scenari a lungo termine. È anche un segnale politico: in un’era in cui denaro, potere e innovazione si sovrappongono, essere il più ricco significa anche avere voce e peso nei dibattiti su regolamentazione, sicurezza, infrastrutture critiche, intelligenza artificiale responsabile.


Ellison possiede assetici che vanno oltre il puro software: detiene la quasi totalità di un’isola nelle Hawaii, investe in infrastrutture, data center, proprietà immobiliari di prestigio; è celebre il suo stile di vita extralusso (megayacht, proprietà, passioni costose), ma anche la sua capacità di spostare investimenti, orientare mercati, far parte delle élite che contano non solo in tecnologia, ma in diplomazia, politica industriale e geopolitica.


Il suo rapporto con Trump appare ormai consolidato: Ellison è stato indicato come figura di fiducia per guidare, partecipare o supportare progetti infrastrutturali e tecnologici chiave dell’amministrazione, specie nel campo AI e cloud. La logica è quella di affidarsi a chi ha competenze, risorse e visione per mettere in campo infrastrutture critiche, affinché l’America possa competere su scala globale nei prossimi decenni. In questo rapporto Ellison rappresenta sia la continuità dei giganti tech storici sia una risorsa chiave per il nuovo corso che, sotto l’etichetta Trump, cerca di unire protezionismo, impulso industriale e innovazione tecnologica.


Il successo del suo posizionamento dipende non solo dalla sua ricchezza o dai contratti, ma dalla sua capacità di navigare tensioni: norme su privacy, concorrenza, rischio di monopoli tecnologici, esigenze di regolazione dell’IA, richieste di trasparenza. Se Ellison è visto come “l’oracolo tech”, la sua autorità dipenderà da come riuscirà a garantire che Oracle e le sue infrastrutture restino affidabili, sicure, efficienti, ma anche rispettose dei nuovi vincoli normativi che emergono non solo negli Stati Uniti ma in Europa e in Asia.


Larry Ellison oggi simboleggia una nuova epoca del tech americano: non più solo innovazione di startup, scale-up e unicorn, ma consolidamento, infrastrutture, controllo dei dati, rapporti con il potere politico, visione geopolitica. È il protagonista che incarna la tensione fra l’America tech come motore globale e l’America tech come pilastro del potere nazionale, dentro un mondo in cui l’IA non è solo opportunità economica ma leva strategica di sicurezza, sovranità e influenza internazionale.

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