Lagarde annuncia il ritorno dell’inflazione al 2 per cento ma avverte: l’incertezza globale è eccezionale
- piscitellidaniel
- 23 giu
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La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha annunciato che l’inflazione nell’area euro sta tornando verso l’obiettivo del 2 per cento, ma ha sottolineato che il contesto resta dominato da un’incertezza definita eccezionale. Durante un intervento al Parlamento europeo, Lagarde ha descritto uno scenario macroeconomico in cui, pur con segnali di raffreddamento dell’inflazione, le tensioni geopolitiche e commerciali, insieme a fattori climatici e strategici, impongono una vigilanza costante e un approccio flessibile alla politica monetaria.
La diminuzione dell’inflazione rispetto ai picchi raggiunti tra il 2022 e il 2023 è attribuita all’allentamento delle pressioni sui costi energetici, alla normalizzazione delle catene di approvvigionamento globali e alla stretta monetaria applicata dalla stessa BCE negli ultimi due anni. Il tasso di riferimento è stato aumentato più volte tra il 2022 e il 2023 fino a toccare il 4,5 per cento, un livello mai raggiunto nella storia dell’eurozona. Ora, con la progressiva discesa dell’indice dei prezzi al consumo, il Consiglio direttivo dell’Eurotower ha iniziato a ridurre i tassi di interesse, segnando un cambio di passo.
Lagarde ha precisato che il ritorno dell’inflazione verso il 2 per cento non significa che la situazione sia completamente sotto controllo. L’obiettivo resta raggiungibile, ma la strada è stretta e richiede cautela. Le proiezioni attuali indicano un’inflazione al 2,5 per cento nel 2024, al 2,1 nel 2025 e appena sotto il 2 nel 2026. Questo trend positivo, secondo la presidente della BCE, è frutto della coerenza della politica monetaria e del progressivo riequilibrio tra domanda e offerta. Tuttavia, non mancano rischi: tra questi, l’impatto dei salari, che potrebbero spingere l’inflazione di fondo in maniera più duratura rispetto alle stime iniziali.
Un ulteriore elemento di instabilità è rappresentato dal quadro geopolitico globale. Lagarde ha sottolineato come i conflitti in Medio Oriente, le tensioni tra Stati Uniti e Cina, e l’instabilità nel Mar Rosso possano generare nuovi shock sui prezzi dell’energia e sulle rotte commerciali, alimentando spinte inflattive difficilmente controllabili attraverso i soli strumenti monetari. A questo si aggiunge il rischio legato alla frammentazione del commercio globale e alla crescente dipendenza da catene di approvvigionamento meno efficienti ma più resilienti, in risposta alla crisi pandemica e ai conflitti internazionali.
Nonostante i progressi, Lagarde ha ribadito che la BCE non intende preimpostare un percorso rigido per i tassi di interesse. La banca centrale seguirà un approccio guidato dai dati, valutando riunione per riunione le condizioni economiche e finanziarie dell’eurozona. L’intenzione è quella di mantenere una politica coerente ma sufficientemente flessibile da reagire tempestivamente a eventuali shock o deviazioni rispetto al percorso previsto. L’istituto ha quindi adottato una postura attendista, monitorando l’evoluzione dei prezzi, della crescita e del mercato del lavoro.
Nel suo discorso, la presidente ha anche lanciato un messaggio alla politica fiscale degli Stati membri. Ha ricordato che l’efficacia della politica monetaria dipende in parte dall’allineamento delle scelte di bilancio nazionali. In particolare, Lagarde ha invitato i governi a mantenere politiche fiscali prudenti e mirate, in grado di sostenere la crescita senza generare ulteriore pressione inflazionistica. Ha richiamato anche la necessità di investimenti strategici, soprattutto in settori legati alla transizione energetica e alla digitalizzazione, che possono migliorare la produttività e l’offerta nel medio-lungo periodo.
Uno dei passaggi più significativi è stato il riferimento alla natura “eccezionale” dell’incertezza attuale. Lagarde ha spiegato che, rispetto al passato, i fattori di rischio sono molteplici e spesso interconnessi: dalla volatilità climatica che incide sui raccolti e sui prezzi alimentari, alla necessità di rafforzare la sicurezza energetica europea, fino all’urgenza di investimenti nella difesa e nella protezione delle infrastrutture critiche. Tutti elementi che possono alterare le dinamiche di offerta e quindi influenzare l’evoluzione dei prezzi al consumo.
La BCE, ha aggiunto Lagarde, continuerà a seguire attentamente anche l’andamento del credito. Dopo l’inasprimento delle condizioni di finanziamento avvenuto nel 2023, i segnali del 2024 mostrano un leggero allentamento nella stretta creditizia, soprattutto per le imprese. Tuttavia, il livello dei tassi resta elevato e continua a pesare sulla domanda interna. I consumi sono ancora deboli e gli investimenti privati stentano a ripartire, anche a causa dell’incertezza economica e geopolitica che frena le decisioni di spesa.
Nel complesso, il messaggio di Lagarde è stato quello di una fiducia vigile: da un lato, la conferma che l’inflazione si sta riportando su livelli compatibili con la stabilità dei prezzi, dall’altro l’invito a non abbassare la guardia, poiché il contesto resta fragile e suscettibile di repentini cambiamenti. Il prossimo futuro della politica monetaria europea sarà determinato dalla capacità di mantenere il giusto equilibrio tra sostegno all’economia e controllo dei prezzi, in uno scenario globale sempre più imprevedibile.

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