La tela di Xi Jinping: la strategia globale della Cina per abbracciare il mondo
- piscitellidaniel
- 3 set
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La Cina di Xi Jinping continua a tessere la propria tela geopolitica ed economica con l’obiettivo di affermarsi come potenza globale capace di influenzare gli equilibri del XXI secolo. L’immagine della “tela” non è casuale: descrive un intreccio di relazioni politiche, commerciali e culturali che si estendono in ogni continente e che mirano a creare una rete di interdipendenze con Pechino al centro. Xi, al potere da oltre un decennio, ha trasformato la politica estera cinese in un progetto organico che combina diplomazia, economia e capacità militare, con l’intento di proporre un modello alternativo a quello occidentale.
La strategia trova una delle sue espressioni più evidenti nella Belt and Road Initiative, la cosiddetta Nuova Via della Seta. Lanciata nel 2013, questa iniziativa ha dato vita a centinaia di progetti infrastrutturali in Asia, Africa, Europa e America Latina, con investimenti miliardari destinati a porti, ferrovie, autostrade e reti energetiche. L’obiettivo non è solo facilitare i commerci, ma creare legami duraturi che rendano i Paesi partner dipendenti dalla cooperazione con la Cina. La BRI ha incontrato critiche, in particolare per il rischio di indebitamento dei Paesi coinvolti, ma resta il simbolo più potente dell’espansione cinese su scala globale.
Accanto alle grandi infrastrutture, Pechino lavora anche su fronti meno visibili ma altrettanto incisivi. La diplomazia sanitaria, ad esempio, si è rafforzata durante la pandemia di Covid-19, quando la Cina ha fornito vaccini e dispositivi medici a decine di Paesi, guadagnando consenso e rafforzando la propria immagine di attore solidale. La diplomazia tecnologica, invece, si sviluppa attraverso il ruolo delle grandi aziende cinesi nell’export di tecnologie digitali, come il 5G, l’intelligenza artificiale e i sistemi di sorveglianza. Questo approccio suscita preoccupazioni in Occidente per i rischi legati alla sicurezza e alla gestione dei dati, ma continua a trovare terreno fertile in molte aree del mondo in cerca di sviluppo rapido e a basso costo.
La tela di Xi Jinping si estende anche sul piano politico. La Cina si presenta come difensore del multilateralismo e delle Nazioni Unite, contrapponendosi a un modello americano percepito come unilaterale e dominato da logiche di potenza. Nei forum internazionali, Pechino insiste sulla necessità di un ordine globale più equo, che rifletta meglio il peso delle economie emergenti. Questo messaggio trova ascolto soprattutto in Africa e in America Latina, dove molti governi vedono nella Cina un partner meno esigente sul piano politico rispetto agli Stati occidentali, spesso critici su diritti umani e democrazia.
Un ruolo crescente è affidato anche alle istituzioni create o promosse da Pechino, come la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) e la Shanghai Cooperation Organization (SCO), che rappresentano alternative o complementi agli organismi finanziari e di sicurezza dominati dall’Occidente. In questo modo, la Cina costruisce un proprio sistema di alleanze parallele, in grado di ridurre la dipendenza dal sistema occidentale e di proporre un ordine globale “multipolare”.
La dimensione culturale completa il quadro. Xi Jinping ha più volte sottolineato l’importanza di valorizzare la civiltà cinese come fonte di orgoglio nazionale e come strumento di soft power. Università, istituti Confucio, media internazionali e piattaforme digitali vengono utilizzati per diffondere la lingua, la cultura e la visione del mondo cinesi. L’obiettivo è creare un immaginario condiviso che rafforzi il prestigio della Cina e ne legittimi l’ascesa come potenza mondiale.
Non va trascurato il lato militare della tela. La modernizzazione dell’Esercito popolare di liberazione e il potenziamento della marina e dell’aeronautica hanno dato alla Cina una capacità di proiezione internazionale inedita. Le basi militari all’estero, come quella di Gibuti, e la presenza sempre più costante nelle acque del Pacifico e dell’Oceano Indiano testimoniano l’intenzione di Xi di garantire protezione agli interessi economici globali del Paese.
La costruzione di questa rete mondiale non è priva di ostacoli. Le tensioni con gli Stati Uniti restano altissime, soprattutto su Taiwan e sul controllo delle rotte marittime strategiche. L’Europa mantiene un atteggiamento ambiguo, divisa tra la necessità di rapporti economici e le preoccupazioni legate alla sicurezza. In Africa e America Latina, pur riconoscendo i benefici degli investimenti cinesi, alcuni governi iniziano a sollevare dubbi sul peso del debito contratto e sulla dipendenza crescente da Pechino.
Xi Jinping, tuttavia, appare determinato a proseguire su questa strada. La sua visione è quella di un mondo in cui la Cina non solo occupi un posto di rilievo, ma diventi il fulcro di un nuovo ordine internazionale. La metafora della tela descrive bene l’intreccio di relazioni che Pechino sta costruendo: ogni filo, che sia un progetto infrastrutturale, un accordo commerciale, un’iniziativa culturale o una partnership militare, contribuisce a rafforzare il centro, ossia la leadership cinese.
Il futuro della tela di Xi dipenderà dalla capacità della Cina di mantenere equilibrio tra ambizione e sostenibilità, evitando che il peso delle sue iniziative generi contraccolpi troppo forti. Quel che è certo è che la rete costruita in questi anni ha già modificato gli equilibri globali, spostando il baricentro del potere economico e politico sempre più verso Oriente.

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