La Sicilia diventa hub strategico per gli F-35: a Sigonella il primo centro di formazione piloti fuori dagli Stati Uniti
- piscitellidaniel
- 2 lug
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La base aerea di Sigonella, in Sicilia, si prepara a diventare il primo centro al di fuori degli Stati Uniti destinato alla formazione dei piloti di F-35, i caccia multiruolo di quinta generazione sviluppati dal consorzio guidato da Lockheed Martin. La decisione, annunciata nel corso del simposio internazionale sull’F-35 tenutosi presso la base siciliana, rappresenta un riconoscimento del ruolo strategico dell’Italia all’interno del programma Joint Strike Fighter e della sua posizione chiave nel contesto euro-mediterraneo. Per la prima volta, l’addestramento avanzato su questi velivoli non avverrà solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, rafforzando l’autonomia operativa e la capacità di proiezione del nostro Paese e dei partner NATO.
La base di Sigonella, che già ospita assetti statunitensi e NATO, verrà trasformata in un centro internazionale per la formazione di piloti e personale tecnico destinato a operare con l’F-35. Il progetto prevede un investimento complessivo di circa 100 milioni di euro, di cui una parte significativa sarà destinata alla costruzione di nuove infrastrutture, tra cui simulatori, hangar, aule di formazione e alloggi per i militari. Il programma sarà gestito congiuntamente dalle forze armate italiane e da Lockheed Martin, con la collaborazione delle forze armate statunitensi e dell’industria nazionale.
L’iniziativa rappresenta un passo importante per l’Italia, che è tra i principali Paesi partner del programma F-35, insieme a Stati Uniti, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca, Australia e altri membri della NATO. Con oltre 90 velivoli ordinati – tra versione A a decollo convenzionale e versione B a decollo corto e atterraggio verticale – l’Italia ha già integrato l’F-35 nelle sue forze aeree e navali, con basi operative a Amendola, Ghedi e a bordo della portaerei Cavour. L’istituzione di un centro di formazione a Sigonella consolida ulteriormente questo ruolo, posizionando l’Italia come riferimento europeo per il training sul caccia più avanzato al mondo.
Il simposio tenutosi a Sigonella ha visto la partecipazione di rappresentanti militari e industriali provenienti da 13 Paesi, tra cui Germania, Norvegia, Canada, Regno Unito, Olanda, Polonia e Finlandia. L’interesse internazionale nei confronti della struttura è alto, poiché la possibilità di addestrare i piloti in Europa, anziché negli Stati Uniti, riduce significativamente i costi logistici e aumenta la flessibilità operativa. Per gli alleati europei della NATO, questa è anche un’opportunità per rafforzare l’integrazione e la standardizzazione nell’utilizzo del sistema d’arma.
Sigonella si trova in una posizione geografica strategica, al centro del Mediterraneo, da cui è possibile controllare ampie aree del Nord Africa, del Medio Oriente e del quadrante balcanico. Negli ultimi anni, la base ha assunto una crescente importanza nelle operazioni di sorveglianza, intelligence e supporto alle missioni NATO, anche grazie alla presenza di velivoli a pilotaggio remoto come il Global Hawk e l’MQ-9 Reaper. L’arrivo del centro di formazione F-35 rafforzerà la vocazione della base a supportare operazioni a lungo raggio e ad alta tecnologia.
Il programma prevede che i primi corsi possano iniziare già nel 2025, con un’accelerazione dei lavori infrastrutturali entro i prossimi 18 mesi. Saranno formati non solo piloti italiani, ma anche personale proveniente da altri Paesi NATO e partner internazionali. La capacità annua prevista è di circa 50 piloti, con l’obiettivo di crescere fino a 100 con la piena operatività del centro. L’addestramento comprenderà sia la formazione al volo che l’uso avanzato dei sistemi digitali e d’arma dell’F-35, considerato una piattaforma multi-dominio capace di operare in contesti a forte componente elettronica e informativa.
Il centro di Sigonella si affiancherà agli altri poli italiani già coinvolti nella produzione e manutenzione degli F-35, come la Final Assembly and Check Out (FACO) di Cameri, in Piemonte. Cameri è uno dei due siti al mondo, insieme a Fort Worth negli Stati Uniti, in grado di assemblare interamente il velivolo e fornire manutenzione avanzata a tutta la flotta europea. Con Sigonella, l’Italia estende la propria presenza anche sul fronte della formazione, completando un ecosistema nazionale che spazia dalla produzione all’operatività.
Il progetto è stato accolto positivamente anche dalle autorità siciliane, che vedono nell’iniziativa un’opportunità di sviluppo per il territorio. L’ammodernamento delle infrastrutture militari porterà ricadute economiche sull’indotto locale, con nuovi posti di lavoro e l’attivazione di collaborazioni con imprese del settore aerospaziale e della formazione. Il presidente della Regione Siciliana ha sottolineato come la scelta di Sigonella confermi il valore strategico dell’isola e rilanci la centralità del Mezzogiorno nelle politiche di difesa europea e atlantica.
La realizzazione del centro rappresenta anche una risposta concreta alla crescente instabilità dei confini orientali e meridionali dell’Europa. La guerra in Ucraina, le tensioni nel Mar Nero e nel Medio Oriente, e la necessità di una maggiore autonomia europea in ambito difensivo hanno reso indispensabile rafforzare le capacità operative e formative degli alleati. In questo scenario, l’Italia si propone come hub euro-mediterraneo capace di coniugare tecnologia, know-how e infrastrutture, contribuendo alla sicurezza collettiva.
L’arrivo del centro F-35 a Sigonella segna una tappa fondamentale nella politica industriale e di difesa italiana, collocando il Paese in una posizione di primato in Europa per l’impiego, la manutenzione e ora anche la formazione su una delle piattaforme aeree più sofisticate al mondo. L’iniziativa rafforza non solo l’immagine dell’Italia come partner affidabile della NATO, ma anche la sua capacità di guidare processi tecnologici e strategici nel contesto internazionale.

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