La Palestina verso la cancellazione: l’annessione come arma politica e territoriale
- piscitellidaniel
- 5 set
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Il dibattito sull’annessione dei territori palestinesi da parte di Israele ha raggiunto un livello di drammaticità mai visto prima. Non si tratta più soltanto di un rischio teorico, ma di una prospettiva che inizia a concretizzarsi attraverso decisioni politiche, atti legislativi e operazioni sul terreno. Le mosse del governo israeliano mostrano la volontà di consolidare il controllo definitivo sulla Cisgiordania e su Gaza, cancellando di fatto la possibilità di uno Stato palestinese indipendente.
Le ultime deliberazioni della Knesset hanno aperto la strada a una legge che sancirebbe formalmente l’annessione di ampie aree della Cisgiordania. Questo provvedimento, ancora in fase di definizione, rappresenta però un segnale politico inequivocabile: la soluzione dei due Stati, già fragile da anni, rischia di scomparire del tutto dal tavolo negoziale. Le colonie esistenti, già numerose e in continua espansione, diventerebbero territori integrati sotto piena giurisdizione israeliana, togliendo ogni continuità geografica e politica alla Palestina.
Parallelamente, sulla Striscia di Gaza si va delineando un piano che unisce occupazione permanente e trasferimento forzato di popolazione. Le operazioni militari e le scelte del governo puntano a spostare intere comunità verso aree marginali o fuori dai confini tradizionali, riducendo ulteriormente la capacità della popolazione palestinese di organizzarsi come entità statuale. L’ipotesi che intere città possano essere svuotate dei loro abitanti e trasformate in aree controllate esclusivamente da forze israeliane alimenta la percezione di una vera e propria cancellazione identitaria.
Organizzazioni internazionali e giuristi hanno definito questi scenari come configurazioni di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La pratica dell’annessione unita al trasferimento forzato viola norme fondamentali del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. In più, la modifica sistematica del quadro giuridico in Cisgiordania, con leggi che rendono permanenti l’occupazione e le colonie, segna la trasformazione irreversibile di un regime che non lascia spazio a negoziati futuri.
Sul piano internazionale, la reazione è articolata. Alcuni governi europei hanno ribadito la propria contrarietà a ogni annessione, sottolineando che un simile passo isolerebbe Israele e aprirebbe la strada a sanzioni o a misure diplomatiche severe. Altri Paesi, invece, pur criticando formalmente l’iniziativa, non hanno adottato contromisure concrete, lasciando così ampio margine di manovra a Tel Aviv. In questo contesto, cresce il sostegno al riconoscimento formale della Palestina come Stato membro delle Nazioni Unite, mossa che diversi Paesi considerano necessaria per bilanciare le azioni israeliane.
La Germania ha espresso pubblicamente la propria opposizione a ogni progetto di annessione, sottolineando la necessità di salvaguardare almeno la possibilità di un futuro negoziato. Anche la Francia ha dichiarato che nessun tentativo unilaterale fermerà il processo di riconoscimento internazionale della Palestina. Queste posizioni, pur importanti, non sono però sufficienti a bloccare sul piano concreto l’avanzata israeliana.
Il termine “scomparsa” associato alla Palestina non va letto solo come una metafora. L’annessione in corso comporta la dissoluzione di una prospettiva politica e istituzionale: senza territori contigui, senza una popolazione stabile, senza sovranità legale, uno Stato palestinese diventa un’entità puramente simbolica, incapace di esercitare funzioni reali. È in questo scenario che prende forma la paura più grande, ossia la cancellazione definitiva di un’identità nazionale riconosciuta da decenni di lotte, negoziati e sacrifici.
L’intera vicenda non riguarda soltanto i rapporti bilaterali tra israeliani e palestinesi, ma investe il quadro geopolitico globale. La credibilità del diritto internazionale, l’efficacia delle istituzioni sovranazionali e la stabilità del Medio Oriente dipendono dall’esito di questo processo. Ogni passo verso l’annessione consolida un precedente che potrebbe essere replicato in altre aree del mondo, dove conflitti territoriali e rivendicazioni etniche rischiano di riaccendersi.
La Palestina, oggi più che mai, appare sospesa tra resistenza e cancellazione. Da un lato, la società civile palestinese cerca di mantenere viva l’idea di uno Stato autonomo, dall’altro, la forza politica e militare israeliana rende sempre più concreta la prospettiva di un territorio frammentato e privo di autonomia. È in questa tensione che si gioca il destino di una delle questioni più delicate della politica internazionale contemporanea.

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