La nuova alleanza strategica tra Pechino e Teheran: cooperazione energetica, geopolitica e resistenza alle sanzioni occidentali
- piscitellidaniel
- 23 giu
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L’intesa tra Cina e Iran rappresenta uno dei principali sviluppi geopolitici dell’ultimo triennio, capace di influenzare non solo gli equilibri del Medio Oriente ma anche la dinamica delle relazioni internazionali tra blocchi economici rivali. Pechino e Teheran, già legate da accordi bilaterali firmati nel 2021, stanno dando concretezza a un partenariato strategico di lungo periodo basato su scambi economici, cooperazione politica e rafforzamento della comune posizione anti-occidentale. La cornice di questa alleanza è data dall’accordo venticinquennale sottoscritto dai due Paesi e centrato sulla Belt and Road Initiative, nella quale l’Iran assume un ruolo fondamentale come crocevia energetico e infrastrutturale.
Uno dei cardini dell’accordo è la cooperazione energetica. Teheran, gravemente penalizzata dalle sanzioni statunitensi, ha trovato in Pechino il principale acquirente del suo greggio. La Cina, approfittando della riduzione forzata delle esportazioni iraniane verso i mercati europei, ha incrementato significativamente l’import di petrolio iraniano, spesso aggirando i circuiti ufficiali e utilizzando società offshore o triangolazioni commerciali. In cambio, Pechino fornisce a Teheran tecnologie, investimenti in infrastrutture e sistemi di pagamento alternativi al dollaro. Questa sinergia consente all’Iran di disporre di valuta estera, di sostenere la propria economia interna e di proseguire nel finanziamento dei programmi industriali e militari.
Ma l’alleanza non si limita al solo comparto energetico. Sono in corso importanti progetti per il potenziamento delle infrastrutture logistiche e di trasporto, in particolare ferrovie, porti e zone industriali lungo i corridoi commerciali che collegano la Cina all’Europa. L’Iran è destinato a diventare un nodo centrale nella strategia cinese di diversificazione delle rotte della Nuova Via della Seta. Il corridoio Cina–Asia centrale–Iran permette infatti di ridurre la dipendenza dalle rotte marittime soggette a instabilità politica e militare, come lo Stretto di Malacca o il Canale di Suez. Progetti come la ferrovia Teheran–Mashhad o il potenziamento del porto di Chabahar, finanziati con capitale cinese, rientrano in questa logica di interconnessione multilivello.
Anche sul piano politico e diplomatico, le relazioni sino-iraniane hanno assunto un profilo di crescente rilevanza. La Cina, pur mantenendo una posizione ufficialmente neutrale sul programma nucleare iraniano, ha più volte criticato le sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti e ha sostenuto la necessità di riattivare il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) attraverso un processo negoziale multilaterale. Pechino si propone come interlocutore credibile e mediatore, in grado di facilitare il dialogo tra le parti, pur restando distante dalle logiche di imposizione tipiche dell’Occidente. Per l’Iran, questo appoggio costituisce una forma di legittimazione sul piano internazionale e un importante scudo contro l’isolamento diplomatico.
La cooperazione si estende anche al settore della sicurezza. Sono già stati organizzati esercitazioni militari congiunte tra Cina, Iran e Russia, nel Golfo di Oman e nel Mar Arabico. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare il terrorismo e la pirateria, ma il significato geopolitico è evidente: si tratta di una dimostrazione muscolare verso le potenze occidentali, in particolare gli Stati Uniti, e di una strategia di deterrenza rispetto a eventuali escalation militari. L’Iran, inoltre, punta a ottenere dalla Cina tecnologie dual-use e competenze cyber, rafforzando così la propria resilienza in un contesto di crescente conflittualità informatica e sorveglianza digitale.
Gli effetti di questa alleanza si avvertono anche nelle organizzazioni multilaterali. La recente adesione dell’Iran alla Shanghai Cooperation Organization, sostenuta proprio da Pechino, segna un ulteriore passo verso l’integrazione regionale e la costruzione di un blocco asiatico alternativo alla Nato e all’influenza americana. Allo stesso tempo, l’interesse cinese per un ingresso a pieno titolo dell’Iran nei BRICS si inscrive in una strategia di allargamento dell’asse Sud-Sud, fondato su principi di non ingerenza, multipolarismo e sviluppo cooperativo.
Dal punto di vista economico, la Cina rappresenta oggi il principale partner commerciale dell’Iran. L’interscambio bilaterale ha superato i 30 miliardi di dollari nel 2023, con prospettive di ulteriore crescita nei settori dell’elettronica, dell’agroindustria, dell’automotive e delle telecomunicazioni. L’Iran, pur affrontando gravi difficoltà economiche e una pressione sociale crescente, considera questa alleanza una leva per resistere alla crisi interna e per rilanciare le proprie ambizioni regionali. Il governo iraniano ha espresso più volte apprezzamento per il sostegno cinese e ha definito la cooperazione con Pechino “strategica, irreversibile e vitale per il futuro del Paese”.
L’alleanza tra Cina e Iran, dunque, si configura come un’architettura complessa, fondata su interessi convergenti in ambito energetico, logistico, politico e militare. Entrambi i Paesi traggono beneficio da una relazione che sfida apertamente il modello occidentale di ordine internazionale. Se da un lato la Cina rafforza la propria influenza in una regione chiave per le rotte commerciali e per la sicurezza energetica, dall’altro l’Iran trova un partner stabile e potente con cui condividere la propria sfida all’egemonia americana. Il patto sino-iraniano si consolida come uno dei pilastri della nuova geopolitica asiatica, in un mondo sempre più diviso tra sfere di influenza concorrenti e progetti alternativi di globalizzazione.

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