La missione Aspides diventa più esposta nello Stretto di Hormuz: cresce il coinvolgimento navale europeo nella tensione tra USA e Iran
- piscitellidaniel
- 24 giu
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Nel quadro delle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico, l’operazione navale europea Aspides, lanciata a marzo 2024 sotto guida italiana, sta acquisendo un ruolo sempre più centrale e delicato. La missione, ufficialmente concepita per garantire la sicurezza della navigazione commerciale e la protezione delle infrastrutture marittime nello Stretto di Hormuz e nelle acque limitrofe, si trova ora a operare in un ambiente geopolitico fortemente destabilizzato dalle più recenti escalation militari.
Lo Stretto di Hormuz è da sempre uno dei punti più strategici del pianeta. Da lì transita quasi il 20% del greggio mondiale, rendendolo un crocevia essenziale per l’economia globale. Qualsiasi minaccia alla libertà di navigazione in quell’area ha ripercussioni immediate sul prezzo del petrolio e sugli equilibri internazionali. Le recenti tensioni tra Teheran e Washington, acuitesi con l’ultima ondata di raid incrociati e sanzioni reciproche, hanno accresciuto il livello di rischio. In questo contesto, Aspides si è trasformata da missione principalmente di sorveglianza e deterrenza a dispositivo operativo attivo con compiti anche di scorta armata e di pronto intervento.
Secondo fonti militari, nelle ultime settimane è stato incrementato il numero di unità navali europee nell’area. L’Italia, nazione capofila della missione, ha già schierato la fregata “Virginio Fasan”, dotata di sistemi Aster e radar multifunzione a lungo raggio. Alla nave italiana si sono aggiunte altre unità tedesche e francesi, oltre a supporti logistici olandesi e spagnoli. La cooperazione è regolata da un comando centralizzato, attualmente in capo all’ammiraglio italiano Stefano Costantino, che coordina le operazioni in stretto contatto con le autorità militari europee e con i partner americani del Combined Maritime Forces.
La particolarità della fase attuale riguarda l’aumento della vulnerabilità operativa. A differenza dei primi mesi della missione, ora le unità navali si muovono in un contesto di minaccia più concreta, anche a causa del moltiplicarsi di attacchi da parte di droni di fabbricazione iraniana e di presunti sabotaggi contro petroliere o imbarcazioni battenti bandiere occidentali. Anche le navi militari sono state oggetto di manovre ostili da parte di barchini armati e di segnalazioni radar sospette, che hanno richiesto innalzamenti del livello di allerta.
Parallelamente, Teheran ha reiterato la propria contrarietà alla presenza navale europea, che considera un’ingerenza nelle acque del Golfo, da sempre ritenute area di influenza iraniana. Il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian ha dichiarato che l’Iran “non accetterà mai la militarizzazione occidentale del proprio corridoio energetico” e ha invitato i Paesi europei a “non lasciarsi trascinare in avventure belliche altrui”. Il riferimento implicito è agli Stati Uniti, che nelle ultime settimane hanno rafforzato la loro presenza nella regione con nuove unità della Marina e del corpo dei Marines.
Nonostante le pressioni, l’Unione Europea intende mantenere attiva e visibile la missione Aspides, che viene letta come strumento di autonomia strategica europea. Il coinvolgimento della Marina italiana, in particolare, ha valenza duplice: da un lato garantisce il presidio delle rotte energetiche vitali per il nostro Paese; dall’altro rafforza il ruolo dell’Italia quale attore rilevante nella politica di sicurezza comune europea. L’attività della missione comprende oggi non solo l’escorta a navi mercantili e tanker, ma anche l’intervento immediato in caso di attacchi cibernetici, interferenze elettromagnetiche o azioni asimmetriche.
La complessità del teatro operativo richiede una stretta collaborazione anche sul piano dell’intelligence. Fonti riservate confermano che le unità navali europee ricevono aggiornamenti continui da centri di analisi multinazionali e operano in connessione con i satelliti militari e civili dell’ESA e di agenzie americane. La gestione dei dati sensibili è una delle sfide più delicate della missione: si tratta infatti di raccogliere e scambiare informazioni cruciali in tempo reale, senza compromettere la sicurezza delle operazioni e mantenendo una netta distinzione tra assetti NATO e Unione Europea.
Anche il livello politico è fortemente coinvolto nella missione. Nelle ultime settimane, i ministri della Difesa europei hanno espresso appoggio unanime al proseguimento della presenza navale, pur consapevoli dell’escalation dei rischi. In Italia, il Ministro della Difesa ha ribadito che l’impegno nel Golfo risponde a esigenze di difesa nazionale e non a logiche di alleanza automatica con Washington. Il Parlamento europeo ha discusso la questione Aspides in una sessione straordinaria, evidenziando come la missione rappresenti uno dei test più importanti dell’autonomia militare e diplomatica dell’Unione.
Intanto, il traffico mercantile nel Golfo continua a registrare flussi ridotti, con molte compagnie di navigazione che preferiscono deviare le rotte verso il Mar Rosso o circumnavigare l’Africa per evitare le zone calde. Ciò comporta un aumento dei costi logistici, ritardi nelle consegne e pressioni inflazionistiche sul mercato energetico, in un contesto già aggravato dalle incertezze geopolitiche globali. Anche le compagnie assicurative hanno aggiornato i livelli di rischio, imponendo premi più alti per le imbarcazioni che transitano in acque iraniane o che si avvicinano troppo alla costa.

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