La Corte d’appello conferma: Trump dovrà risarcire E. Jean Carroll con 83,3 milioni di dollari
- piscitellidaniel
- 8 set
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La vicenda giudiziaria che vede protagonista Donald Trump e la scrittrice E. Jean Carroll ha raggiunto un nuovo e importante capitolo. La Corte d’appello ha infatti confermato la condanna per diffamazione, stabilendo che l’ex presidente degli Stati Uniti dovrà versare un risarcimento di 83,3 milioni di dollari. Si tratta di una delle più rilevanti condanne economiche mai inflitte a una figura politica americana di primo piano e rappresenta un punto fermo in una battaglia legale che ha attirato l’attenzione internazionale.
Il caso trae origine dalle accuse di Carroll, giornalista e autrice nota negli ambienti culturali newyorkesi, che negli anni Novanta aveva denunciato Trump per violenza sessuale. L’ex presidente ha sempre respinto con forza tali accuse, definendole false e frutto di motivazioni politiche e personali. Proprio in seguito alle sue dichiarazioni pubbliche, Carroll ha intentato causa per diffamazione, sostenendo che le parole di Trump avessero danneggiato in maniera irreparabile la sua reputazione e la sua carriera.
La giustizia americana ha accolto le tesi della scrittrice, stabilendo non solo la responsabilità dell’ex presidente, ma anche l’entità del risarcimento, fissato in una cifra che riflette la gravità delle accuse e l’impatto mediatico delle dichiarazioni di Trump. La Corte d’appello, chiamata a riesaminare il caso, ha confermato integralmente la decisione di primo grado, respingendo le argomentazioni della difesa, che aveva parlato di un verdetto sproporzionato e ingiustificato.
Il verdetto rappresenta un precedente importante nella giurisprudenza americana, soprattutto per il rilievo della figura coinvolta. Trump, che è attualmente impegnato nella corsa elettorale per tornare alla Casa Bianca, si trova a dover fronteggiare una serie di procedimenti giudiziari che rischiano di influenzare pesantemente la sua immagine pubblica. L’obbligo di pagare una somma così elevata a Carroll non è soltanto una questione economica, ma assume un forte valore simbolico e politico.
La difesa dell’ex presidente ha annunciato l’intenzione di continuare a ricorrere in tutte le sedi possibili, sottolineando come la battaglia legale non sia ancora finita. Trump ha definito la sentenza un attacco politico orchestrato dai suoi avversari per ostacolare la sua campagna elettorale. Tuttavia, la conferma da parte della Corte d’appello riduce significativamente i margini di manovra e rende più complessa la sua strategia difensiva.
E. Jean Carroll ha accolto con soddisfazione la decisione, affermando che si tratta di un atto di giustizia non solo personale, ma anche per tutte le donne che hanno subito violenze e sono state messe a tacere. Le sue parole hanno trovato grande eco nei movimenti femministi e nei gruppi per i diritti civili, che vedono nel verdetto un segnale incoraggiante nella lotta contro l’impunità dei potenti.
Il risarcimento stabilito dalla Corte, pari a 83,3 milioni di dollari, è stato calcolato tenendo conto dei danni morali, delle perdite economiche e della necessità di inviare un messaggio chiaro di deterrenza. Una cifra che ha pochi precedenti nella storia dei casi di diffamazione negli Stati Uniti e che sottolinea la gravità attribuita alle parole dell’ex presidente. L’aspetto economico si intreccia inevitabilmente con quello politico, in quanto la campagna di Trump dovrà fare i conti anche con le conseguenze finanziarie di una sentenza di tale portata.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di contenziosi legali che vedono coinvolto l’ex presidente. Oltre alla causa con Carroll, Trump è sotto inchiesta per questioni legate alla gestione dei documenti riservati, per presunte irregolarità fiscali e per le accuse legate all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Un insieme di procedimenti che complica ulteriormente il percorso politico di una delle figure più divisive della storia americana recente.
Gli osservatori politici sottolineano come la condanna per diffamazione potrebbe avere effetti diretti sulla percezione dell’elettorato. Da un lato, i sostenitori di Trump tendono a interpretare la vicenda come parte di una persecuzione giudiziaria, rafforzando la narrativa dell’ex presidente come vittima del sistema. Dall’altro, una parte dell’opinione pubblica potrebbe considerare il verdetto come la conferma delle accuse di scorrettezza e mancanza di rispetto per le regole che da tempo accompagnano la figura di Trump.
La conferma della sentenza da parte della Corte d’appello rafforza inoltre il dibattito sul ruolo della giustizia nei confronti dei leader politici. Negli Stati Uniti, dove il principio della separazione dei poteri è un pilastro della democrazia, il caso Carroll-Trump mette in evidenza come anche le figure più potenti possano essere chiamate a rispondere delle proprie azioni.
Il percorso legale non è ancora concluso, ma la decisione rappresenta un punto di svolta significativo. Donald Trump dovrà ora confrontarsi con un verdetto che lo obbliga a un risarcimento multimilionario e che pesa sulla sua campagna elettorale, mentre E. Jean Carroll ha ottenuto un riconoscimento che rafforza la sua posizione e il suo messaggio pubblico.

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