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La Corea del Nord invierà 6.000 uomini nella regione russa di Kursk: mille sminatori e cinquemila operai per la ricostruzione postbellica, segnale strategico dell’alleanza con Mosca

La cooperazione tra Russia e Corea del Nord compie un salto di scala e assume i contorni operativi di una vera e propria alleanza sul campo. Secondo quanto reso noto da Sergei Shoigu, segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Pyongyang è pronta a inviare un contingente composto da mille sminatori militari e cinquemila operai specializzati nella ricostruzione delle infrastrutture nella regione di Kursk, un’area strategica al confine occidentale del Paese, colpita duramente nei mesi scorsi dai combattimenti e dagli attacchi con droni ucraini.


L’annuncio è stato dato nel quadro del recente incontro bilaterale tenutosi a Mosca tra alti funzionari russi e nordcoreani, che ha segnato una nuova fase nella relazione tra i due Paesi. L’obiettivo immediato è la bonifica delle aree minate e la ricostruzione di strade, ponti, edifici civili e strutture militari. Ma il significato politico e simbolico dell’invio va ben oltre l’aspetto tecnico: rappresenta un impegno diretto e tangibile di Pyongyang nella guerra russa in Ucraina, seppure formalmente limitato ad ambiti civili e logistici.


Kursk è una delle regioni frontaliere russe più esposte ai contrattacchi delle forze ucraine. Negli ultimi mesi, numerose infrastrutture locali sono state danneggiate da droni, artiglieria e azioni di sabotaggio. Il governatore regionale Roman Starovoit ha confermato che diverse linee ferroviarie, reti energetiche e depositi agricoli sono stati colpiti. In questo contesto, l’arrivo di migliaia di tecnici e operai provenienti dalla Corea del Nord rappresenta una risposta immediata alle esigenze materiali del territorio, ma anche un segnale di saldatura tra due regimi sempre più isolati dalle potenze occidentali.


Secondo fonti governative russe, il personale nordcoreano sarà impiegato con contratti a medio termine e lavorerà sotto il coordinamento delle autorità civili russe, ma in stretto raccordo con il ministero della Difesa. I mille sminatori che compongono la componente militare del contingente hanno ricevuto formazione specifica per la bonifica di ordigni inesplosi, mine antiuomo e residuati bellici. Si tratta di personale già attivo in passato in scenari come il confine con la Corea del Sud e le zone demilitarizzate della provincia di Kangwon.


L’invio del contingente nordcoreano conferma un trend emerso già nel 2023, con l’aumento degli scambi militari tra Mosca e Pyongyang. Secondo l’intelligence occidentale, la Corea del Nord ha fornito alla Russia munizioni, razzi d’artiglieria e, secondo alcune fonti non ufficiali, anche missili a corto raggio. La Russia, da parte sua, avrebbe offerto tecnologia satellitare, know-how nucleare civile e assistenza alimentare. L’accordo per la presenza a Kursk appare dunque come una prosecuzione logica di un’intesa già consolidata, che ora si estende anche all’ambito civile e infrastrutturale.


Il ministero degli Esteri ucraino ha condannato l’annuncio come “una minaccia diretta alla sicurezza della regione e una violazione della neutralità internazionale da parte di Pyongyang”. Kiev teme che la presenza nordcoreana possa essere solo il primo passo verso un coinvolgimento più diretto, anche se finora l’invio è stato descritto come esclusivamente “non combattente”.


La comunità internazionale osserva con preoccupazione l’evoluzione del patto tra Mosca e Pyongyang. Gli Stati Uniti hanno definito “allarmante” l’ingresso di forze nordcoreane, anche se non armate, in un’area direttamente coinvolta nel conflitto. La portavoce del Consiglio di Sicurezza nazionale della Casa Bianca ha dichiarato che “questo ulteriore passo testimonia l’isolamento globale della Russia e la sua crescente dipendenza da regimi autoritari per sostenere la propria guerra illegittima”.


Sul piano interno, la mossa è stata presentata dalla Corea del Nord come “atto di solidarietà tra nazioni sovrane sotto attacco” e come prova dell’efficienza del proprio sistema militare-logistico. I media statali nordcoreani hanno dato ampio risalto alla notizia, lodando il “contributo della Repubblica al consolidamento della pace e della sicurezza internazionale”, mentre Kim Jong-un ha fatto sapere di voler rafforzare ulteriormente la cooperazione con Mosca “in ogni ambito”.


Per la Russia, l’operazione ha anche una valenza propagandistica. In un momento in cui il conflitto in Ucraina entra nel terzo anno, con costi economici e umani crescenti, il Cremlino può mostrare ai propri cittadini di non essere isolato sullo scenario internazionale. L’alleanza con la Corea del Nord consente inoltre di colmare alcune lacune logistiche senza dover ricorrere a forze interne, già sotto pressione per l’usura del fronte orientale.


L’invio di personale nordcoreano a Kursk potrebbe essere solo il primo di una serie di progetti comuni. Fonti russe non smentiscono l’ipotesi che simili contingenti vengano inviati anche in altre aree colpite dai combattimenti, come Belgorod o le regioni di confine con la regione di Kharkiv. Le prossime settimane saranno cruciali per comprendere se la collaborazione resterà confinata alla sfera logistica o se evolverà verso una presenza militare indiretta a sostegno dell’invasione russa dell’Ucraina.

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