La Commissione europea presenta la roadmap per rafforzare la difesa comune entro il 2030: verso una strategia militare autonoma e integrata
- piscitellidaniel
- 16 ott 2025
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La Commissione europea ha presentato una roadmap che delinea la strategia per costruire entro il 2030 una difesa comune più coesa, autonoma e tecnologicamente avanzata. Il piano, destinato a segnare una svolta nella politica di sicurezza dell’Unione, nasce dall’urgenza di rafforzare la capacità dell’Europa di difendersi in un contesto internazionale sempre più instabile, caratterizzato da tensioni geopolitiche, guerre ibride, crisi energetiche e vulnerabilità digitali. L’obiettivo dichiarato è quello di passare da una logica di cooperazione volontaria a una vera e propria architettura di difesa condivisa, in grado di rispondere con rapidità ed efficacia alle minacce esterne.
La nuova strategia si articola su più fronti. In primo luogo, la Commissione propone un incremento significativo della spesa per la difesa, invitando gli Stati membri a destinare almeno il 2 % del PIL al settore, ma con un meccanismo di coordinamento centralizzato per evitare sprechi, duplicazioni e frammentazioni industriali. La logica di fondo è “spendere di più, ma soprattutto spendere insieme”, con l’obiettivo di creare economie di scala e potenziare la base industriale europea della difesa. I programmi di investimento congiunto saranno supportati dal Fondo europeo per la difesa e da nuovi strumenti finanziari che consentiranno agli Stati di cofinanziare lo sviluppo di tecnologie comuni.
Tra le iniziative più significative figurano la creazione di un sistema europeo integrato di difesa aerea e spaziale, il rafforzamento della sorveglianza ai confini orientali dell’Unione e lo sviluppo di una rete continentale di protezione dai droni e dalle minacce cyber. Questi progetti, considerati pilastri della futura autonomia strategica europea, dovranno essere operativi entro il 2030, con una prima fase sperimentale già avviata nel 2026. L’obiettivo è quello di ridurre la dipendenza da fornitori esterni, soprattutto statunitensi, e di garantire un maggior controllo diretto sulle infrastrutture critiche e sulle catene di approvvigionamento militare.
La roadmap pone inoltre al centro la necessità di un’integrazione industriale. Oggi il 78 % degli acquisti militari europei è ancora effettuato al di fuori dell’Unione, con una dispersione di risorse che indebolisce il peso economico e politico dell’Europa nel mercato globale della difesa. La Commissione intende invertire questa tendenza favorendo la creazione di consorzi industriali transnazionali e promuovendo la standardizzazione dei sistemi d’arma, delle munizioni e delle piattaforme logistiche. In quest’ottica, il nuovo programma europeo per l’industria della difesa (EDIP) fungerà da quadro normativo e finanziario per sostenere la cooperazione tra le aziende dei vari Stati membri.
Sul piano operativo, la Commissione punta a rafforzare la capacità di risposta rapida dell’Unione, attraverso l’ampliamento della “EU Rapid Deployment Capacity”, una forza di intervento congiunta che potrà contare su 5 000 uomini entro il 2025 e su una struttura di comando permanente entro il 2030. Questo corpo sarà impiegato per operazioni di gestione delle crisi, stabilizzazione post-conflitto e missioni di sicurezza nei teatri di maggiore rischio. L’obiettivo è garantire all’Unione europea la possibilità di agire autonomamente, senza dover necessariamente attendere il consenso unanime della NATO o il supporto degli Stati Uniti.
Un altro punto cardine riguarda la dimensione tecnologica. Il piano prevede forti investimenti nella ricerca e sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, cybersicurezza, difesa quantistica e tecnologie spaziali. L’Europa vuole diventare protagonista nel campo dell’innovazione militare, ponendo particolare attenzione all’etica e alla trasparenza nell’uso delle nuove tecnologie di guerra. L’introduzione di un “Codice europeo per la difesa digitale” servirà a definire le regole sull’utilizzo dell’IA nei conflitti, sulla protezione dei dati e sulla sicurezza delle comunicazioni strategiche.
La dimensione finanziaria rappresenta uno degli aspetti più sensibili della roadmap. La Commissione propone di rendere la spesa per la difesa più flessibile all’interno delle regole di bilancio, consentendo agli Stati membri di escludere gli investimenti militari dal calcolo del deficit ai fini del Patto di stabilità e crescita. Inoltre, verranno potenziati gli strumenti di prestito comune e di cofinanziamento attraverso la Banca europea per gli investimenti, che potrà partecipare a progetti infrastrutturali legati alla sicurezza e alla resilienza energetica.
Non mancano tuttavia le difficoltà politiche. Il consenso tra i Ventisette resta complesso da ottenere, poiché alcuni Paesi temono che l’integrazione militare possa ridurre la propria autonomia nazionale. Gli Stati dell’Europa orientale chiedono un legame più stretto con la NATO, mentre quelli dell’Europa occidentale spingono per una maggiore indipendenza strategica. Anche la distribuzione dei costi e dei benefici rappresenta un nodo critico: i Paesi con un’industria della difesa più sviluppata, come Francia, Germania, Italia e Spagna, vedono nella nuova strategia un’opportunità industriale, mentre altri Stati temono di restare ai margini.
Sul fronte esterno, la nuova roadmap europea sarà inevitabilmente osservata con attenzione dagli alleati della NATO. Washington ha espresso sostegno di principio, ma resta vigile affinché la spinta all’autonomia europea non si traduca in una duplicazione delle strutture militari o in un indebolimento della cooperazione atlantica. Anche il Regno Unito, pur non facendo più parte dell’Unione, guarda con interesse alla possibilità di collaborazioni bilaterali nel campo dell’intelligence e della sicurezza cibernetica.
La roadmap della Commissione europea per la difesa comune entro il 2030 rappresenta dunque un passo strategico verso la costruzione di un’Unione capace di agire da potenza geopolitica autonoma. Se i principi della cooperazione e della condivisione riusciranno a tradursi in atti concreti, l’Europa potrebbe finalmente superare la frammentazione che per decenni ha limitato la sua capacità di incidere sul piano della sicurezza globale.

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