La Cina spinge l’e-yuan oltre i confini: Shanghai nuovo hub internazionale della valuta digitale tra sovranità monetaria e sfida al dollaro
- piscitellidaniel
- 18 giu
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La Cina accelera la sua strategia per trasformare lo yuan digitale in uno strumento finanziario globale. Al Forum di Lujiazui, svoltosi nei giorni scorsi a Shanghai, la Banca centrale cinese ha annunciato l’apertura di un centro operativo internazionale dedicato all’e-yuan. L’obiettivo è duplice: consolidare la posizione della valuta digitale nel sistema finanziario cinese e rafforzarne l’utilizzo oltreconfine, in un momento in cui il paese affronta sfide economiche interne e crescenti tensioni geopolitiche. Il nuovo centro sarà attivo proprio a Shanghai, città considerata laboratorio d’innovazione finanziaria e baricentro della strategia di internazionalizzazione dello yuan.
Il governatore della People's Bank of China, Pan Gongsheng, ha spiegato che il centro avrà una funzione chiave nel promuovere l’e-CNY nei pagamenti transfrontalieri e nella cooperazione monetaria con partner strategici. La scelta di Shanghai non è casuale. La metropoli è da anni il principale centro finanziario della Cina e punta a diventare entro il 2035 uno snodo globale per i servizi finanziari digitali, attraverso un mix di politiche di apertura dei mercati, infrastrutture regolamentari e iniziative di cooperazione internazionale.
L’e-yuan, testato a partire dal 2020 in alcune grandi città come Shenzhen, Suzhou, Chengdu e proprio Shanghai, è oggi una delle valute digitali di banca centrale (CBDC) più avanzate al mondo. La sua espansione internazionale avviene in parallelo con il rafforzamento del sistema CIPS (Cross-Border Interbank Payment System), l’alternativa cinese al circuito SWIFT per i pagamenti transfrontalieri. CIPS è già operativo in oltre 100 paesi, e lo yuan rappresenta attualmente circa il 3% dei pagamenti globali, con l’ambizione dichiarata di raggiungere quota 10% entro il 2030.
Il progetto di Shanghai si inserisce in una cornice strategica più ampia: ridurre la dipendenza dal dollaro e offrire ai paesi emergenti una nuova piattaforma per le transazioni commerciali e finanziarie. A partire dal 2022, la Cina ha intensificato gli accordi per regolare gli scambi internazionali in yuan con paesi come Russia, Iran, Brasile e Arabia Saudita. In particolare, con la Russia gli scambi commerciali in yuan hanno superato il 60% del totale nel 2024, complici le sanzioni occidentali che hanno escluso Mosca dal circuito SWIFT. L’e-yuan potrebbe rappresentare una naturale estensione di questo processo, offrendo una forma digitale della moneta cinese perfettamente tracciabile e controllabile.
La funzione dell’e-yuan non si limita ai pagamenti retail. Il progetto è stato pensato sin dall’inizio per essere integrabile con le nuove architetture digitali del settore bancario e assicurativo. In prospettiva, la People's Bank of China mira a utilizzare la valuta digitale per rafforzare i controlli sul sistema finanziario ombra, migliorare l'efficacia delle politiche monetarie e contrastare il riciclaggio di denaro. A differenza delle criptovalute decentralizzate come Bitcoin o Ethereum, l’e-yuan è totalmente centralizzato: la banca centrale ha pieno accesso ai flussi di pagamento, pur assicurando – almeno formalmente – una protezione della privacy attraverso meccanismi di pseudonimizzazione.
Il centro operativo di Shanghai avrà il compito di coordinare i progetti pilota con le banche centrali di altri paesi, lavorare a protocolli di interoperabilità tra valute digitali e promuovere standard comuni a livello internazionale. La Cina è già coinvolta nel progetto mBridge promosso dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, insieme a Thailandia, Emirati Arabi e Hong Kong. Si tratta di una piattaforma transfrontaliera per CBDC in cui la Cina intende giocare un ruolo di primo piano.
Nel frattempo, l’e-yuan continua ad essere sperimentato in nuovi scenari domestici: pagamenti pubblici, trasporti, tasse locali, stipendi dei dipendenti pubblici. Nel 2024 oltre 950 milioni di cinesi avevano accesso a un wallet digitale e oltre 150 milioni avevano effettuato almeno un pagamento in e-yuan. Sono numeri che confermano l’interesse crescente per la nuova forma monetaria, anche grazie alla spinta delle autorità locali che offrono incentivi sotto forma di cashback o voucher digitali.
La Banca centrale cinese ha anche avviato la sperimentazione dell’e-yuan per il regolamento di transazioni finanziarie su scala istituzionale, inclusi i titoli di Stato. Questo potrebbe aprire la strada all’utilizzo dell’e-yuan nei mercati dei capitali, con la creazione di un vero e proprio ecosistema finanziario digitale capace di competere con le infrastrutture occidentali. Uno degli obiettivi dichiarati è costruire una “moneta programmabile” che possa adattarsi a contratti intelligenti (smart contracts) e all’integrazione con tecnologie blockchain pubbliche e private.
Il ruolo di Shanghai come quartier generale dell’espansione dell’e-yuan si rafforzerà anche attraverso incentivi normativi. Il governo municipale ha annunciato un piano di sostegno alla ricerca fintech, alla cybersecurity dei pagamenti e alla formazione di profili professionali legati alle valute digitali. Entro il 2027, si prevede che oltre il 50% delle transazioni pubbliche della città potranno essere effettuate anche in e-yuan. La piattaforma verrà integrata con i sistemi di identità digitale, mobilità urbana e welfare locale, per costruire un modello di “smart city finanziaria” esportabile in altre metropoli asiatiche.
Il passo compiuto da Pechino con l’apertura del centro operativo di Shanghai segna dunque una fase nuova nella corsa alle valute digitali sovrane. Con l’e-yuan, la Cina mira non solo a innovare il proprio sistema di pagamenti, ma a posizionarsi come attore centrale nella futura architettura monetaria globale, in un mondo sempre più frammentato tra blocchi economici e sfide geopolitiche.

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