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La Casa Bianca accelera sull’IA: più data centre, meno regole ambientali nel nuovo piano governativo

La Casa Bianca ha varato un piano ambizioso per favorire lo sviluppo dei data center dedicati all’intelligenza artificiale su scala nazionale, sbloccando procedure di autorizzazione e allentando le normative ambientali. L’obiettivo dichiarato è rafforzare leadership e competitività degli Stati Uniti nel campo dell’IA, mediante una strategia centralizzata e rapida che punta su infrastrutture gigawatt-scale, uso intensivo delle risorse energetiche e un coordinamento politico-economico rapido e verticale.


Il piano, articolato in una serie di executive order annunciati il 23 luglio 2025, prevede strumenti straordinari per accelerare la costruzione di data center: possibilità di deroghe a leggi locali e limiti sulle emissioni, accesso prioritario alla rete elettrica, utilizzo diretto di terreni federali, e mobilitazione di agenzie come Dipartimento dell’Energia, Difesa e il National Economic Council. Il principio è: semplificare processi tecnici, snellire valutazioni ambientali e aprire la strada a cantieri tecnologici in tempi ridotti rispetto all’iter tradizionale.


Il cuore dell’iniziativa è il potenziamento della capacità infrastrutturale necessaria per sostenere l’AI generativa. Tarun Chhabra, consigliere tecnologico alla Casa Bianca, ha stimato che nel giro di tre anni potrebbero essere richieste reti da 5 GW soltanto per alimentare i modelli più avanzati. L’ordine prevede il collegamento diretto a fonti di energia – da gas, carbone o nucleare – e la possibilità di escludere i progetti da valutazioni di impatto ambientale impugnabili, mediante "categorical exclusions".


Il piano fa leva anche sul coinvolgimento degli operatori privati del settore. I principali hyperscaler e fornitori di infrastrutture – compresi OpenAI, Google, Microsoft e Nvidia – parteciperanno a gruppi di coordinamento istituiti per integrare politiche di grid development, logistica energetica, concessioni e standard tecnici. L’intento è fare dei data center catalizzatori di crescita tecnologica, sicurezza nazionale e occupazione qualificata, anche in aree federalmente gestite.


Il sollevamento delle barriere normative ha però acceso forti reazioni da parte di associazioni ambientaliste e centri di advocacy, che parlano di "allarme" per rischi sulla rete elettrica, aumento di inquinamento atmosferico e idrico, consumo massiccio di acqua per il raffreddamento, e potenziale peggioramento della qualità dell’aria nei territori circostanti. L’uso del Defense Production Act come leva accelerativa viene criticato come un precedente pericoloso, capace di scavalcare tutte le leggi su tutela del territorio, biodiversità e partecipazione locale.


Il piano dell’Amministrazione Trump, presentato nella stessa giornata, segue esattamente questa logica: meno controlli, meno burocrazia, nessuna pressione su standard di inclusione, equità, diversità o lutto climatico. L’approccio "pro-innovazione" punta a esportare l’AI statunitense e colmare il gap cinese, ma mette in ombra preoccupazioni ambientali e sociali significative.


Dal punto di vista mondiale, gli investimenti previsti in data center e fossili per l’AI superano i 90 miliardi in stati come Pennsylvania – con progetti di Blackstone, CoreWeave ed energia a gas – creando però un forte squilibrio con gli impegni per le rinnovabili. Il piano ambientalista dell’UE, con pause o condizioni green per nuove infrastrutture AI, appare in netto contrasto.


Già i dati mostrano che i data center generativi hanno un impatto considerevole: ogni query AI costa dieci volte più elettricità rispetto a una ricerca standard, mentre lo sviluppo dei modelli corrisponde a emissioni equivalenti a centinaia di voli aerei. L’AIE prevede che entro il 2030 fino al 9% del fabbisogno energetico americano sarà assorbito proprio dai data center.


Se è innegabile la logica strategica – rafforzare la catena tecnologica, OTAN digitale, sovranità digitale – resta aperto il rischio di tensioni tra crescita rapida e tutela ambientale. Il confronto politico interno vede da un lato il GOP e Silicon Valley spingere sul gas, nucleare e appalto via terreni federali; dall’altro l’ala democratica e ambientale che invocano bilanci energetici, salvaguardia delle comunità e controlli rigorosi.


L’ampliamento dei poteri esecutivi implica una potenziale erosione del federalismo: Stati con normative ambientali severe potrebbero subire discriminazioni, mentre le fonti fossili tornano protagoniste nonostante gli impegni sul clima. Le reticenze del mercato energetico fanno temere ritardi in grid upgrade e aumento delle bollette per le famiglie.


In Italia e Europa la corsa ai data center mostra segnali simili: investimenti miliardari, ma anche allarmi su acqua, suolo e sostenibilità. Alla luce del modello Usa, si profila una sfida regolatoria: l’Europa punta a conciliare crescita digitale e transizione verde, mentre la strategia americana sembra favorire un’accelerazione senza freni, con ricadute potenzialmente non sostenibili per il clima e le popolazioni locali.


Il contrasto tra due visioni è netto: da un lato crescita rapida e sovranità IA, dall'altro prudenza e sostenibilità. Nel prossimo biennio vedremo se l’approccio della Casa Bianca riuscirà a consolidare una svolta tecnologica degna di nota, o se genererà tensioni energetiche, sociali e ambientali difficili da gestire.

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