La BCE lascia invariato il costo del denaro: il tasso sui depositi resta al 2% mentre crescono le attese sui futuri orientamenti di politica monetaria
- piscitellidaniel
- 24 lug
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La Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse nella riunione del Consiglio direttivo del 24 luglio, confermando il tasso sui depositi al 2% e quelli di rifinanziamento principali e marginali rispettivamente al 2,25% e al 2,50%. La decisione, ampiamente attesa dai mercati, rappresenta un punto di continuità rispetto all’orientamento prudente adottato da Francoforte negli ultimi mesi, in un contesto in cui le pressioni inflazionistiche si sono gradualmente attenuate, ma la dinamica dei prezzi rimane comunque superiore all’obiettivo del 2%.
Nella conferenza stampa che ha seguito l’annuncio, la presidente Christine Lagarde ha ribadito che il Consiglio direttivo continuerà ad adottare un approccio guidato dai dati e che non vi è alcun impegno preventivo su prossimi interventi. L’intento principale rimane quello di garantire il ritorno tempestivo dell’inflazione al target, evitando tanto una stretta monetaria prematura quanto una normalizzazione troppo lenta. L’economia dell’area euro mostra segnali di rallentamento, ma anche una graduale stabilizzazione, e la BCE intende monitorare con attenzione l’evoluzione del mercato del lavoro, dei consumi e dei salari.
Secondo le ultime stime dell’Eurotower, l’inflazione generale dell’area euro dovrebbe attestarsi attorno al 2,5% nel secondo semestre del 2025, per poi scendere sotto la soglia del 2% nella prima metà del 2026. Tuttavia, la componente core, che esclude alimentari ed energia, resta ancora ostinatamente elevata, complice una dinamica salariale robusta in alcuni settori e un’inerzia dei prezzi nei servizi. Per questo motivo, la BCE ritiene prematuro parlare di un allentamento delle condizioni monetarie.
La reazione dei mercati finanziari è stata contenuta: l’euro ha registrato una lieve flessione nei confronti del dollaro, scendendo sotto quota 1,08, mentre i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine si sono mantenuti stabili, con lo spread BTP-Bund che si è mantenuto attorno ai 133 punti base. Le Borse europee hanno accolto positivamente l’orientamento cauto della BCE, con il settore bancario in lieve ripresa, sostenuto dalla prospettiva di tassi ancora favorevoli alla redditività nel breve periodo.
Sul piano macroeconomico, il Pil dell’eurozona ha segnato un incremento dello 0,3% nel secondo trimestre, un dato lievemente superiore alle attese. Tuttavia, la crescita resta fragile, frenata dalla debolezza dell’industria tedesca, dal rallentamento della domanda cinese e dall’incertezza geopolitica legata alla guerra in Ucraina e alle tensioni nel Mar Rosso. In tale scenario, la BCE intende evitare mosse che possano compromettere la ripresa ancora instabile, mantenendo alta la vigilanza sull’andamento dell’inflazione.
Christine Lagarde ha anche sottolineato come le condizioni di credito continuino a essere restrittive, con una domanda di prestiti al minimo storico sia da parte delle imprese che delle famiglie. Il credito al settore privato cresce appena dello 0,4% su base annua, con un marcato rallentamento rispetto ai livelli del biennio 2022-2023. Questo elemento rafforza la cautela dell’Istituto di Francoforte, che non intende accelerare il ritorno a politiche espansive, ma nemmeno irrigidire ulteriormente il quadro monetario in assenza di reali pressioni sui prezzi.
Nel contesto globale, la decisione della BCE arriva pochi giorni prima della riunione della Federal Reserve, che si trova in una situazione analoga, con l’inflazione statunitense in fase discendente ma ancora lontana da livelli di piena stabilizzazione. Anche la Fed dovrebbe mantenere invariati i tassi, alimentando così l’idea che il ciclo globale di rialzi sia ormai giunto al termine e che si stia aprendo una nuova fase di attesa e verifica. Tuttavia, ogni confronto tra BCE e Fed deve tenere conto delle specificità dell’economia europea, più esposta a fattori esterni e con una struttura produttiva meno reattiva alla politica monetaria.
L’attenzione degli analisti si concentra ora sulla riunione di settembre, dove potrebbe emergere un primo segnale concreto di svolta, qualora i dati sull’inflazione di luglio e agosto dovessero confermare la discesa dei prezzi. Alcuni osservatori non escludono la possibilità di un primo taglio del tasso sui depositi a partire dall’autunno, ma lo scenario prevalente resta quello di una BCE in attesa, pronta a reagire solo se l’inflazione dovesse allontanarsi in modo persistente dal target.
Il comunicato diffuso dalla BCE ribadisce che il portafoglio del programma APP continua a ridursi in modo graduale, mentre i reinvestimenti nel quadro del PEPP saranno interrotti alla fine del 2024, come già annunciato. La riduzione del bilancio della banca centrale prosegue dunque a ritmo controllato, contribuendo a mantenere condizioni finanziarie coerenti con l’orientamento restrittivo adottato dal 2022. Tuttavia, l’impatto di tale riduzione sul costo del credito e sulla liquidità bancaria rimane sotto osservazione.
Anche sul piano politico, la BCE si muove in un terreno delicato: la prospettiva di elezioni anticipate in alcuni Stati membri, le tensioni sulle politiche fiscali nazionali e il dibattito sulla riforma delle regole del Patto di stabilità creano un contesto in cui la banca centrale non può permettersi errori di comunicazione. Lagarde ha evitato dichiarazioni nette sui tempi di una eventuale inversione di rotta, preferendo insistere sulla flessibilità e sulla reattività del Consiglio direttivo.
Le parole della presidente hanno comunque rassicurato i mercati, allontanando per ora l’ipotesi di un nuovo aumento dei tassi e consolidando l’idea che l’attuale fase segni un passaggio verso la normalizzazione. Tuttavia, l’economia europea resta vulnerabile a shock esterni e a movimenti speculativi sui mercati delle materie prime, soprattutto in un quadro internazionale segnato da instabilità climatica, conflitti regionali e tensioni commerciali.
L’approccio “data dependent” si conferma dunque la bussola della BCE in questa fase di transizione. Le decisioni future saranno modellate su base mensile, seguendo l’evoluzione dell’inflazione, della crescita e delle condizioni finanziarie. In questo contesto, l’istituto centrale intende preservare la propria credibilità e la trasparenza, fattori essenziali per guidare le aspettative dei mercati e mantenere la stabilità dell’eurozona nel medio termine.

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