L’India si riavvicina al regime talebano: a New Delhi accolto il ministro degli Esteri afghano in un incontro che cambia gli equilibri regionali
- piscitellidaniel
- 9 ott
- Tempo di lettura: 4 min
L’India apre un nuovo capitolo nella sua politica estera accogliendo a New Delhi il ministro degli Esteri del governo talebano, Amir Khan Muttaqi. Un incontro che segna un cambio di tono significativo nei rapporti con l’Afghanistan e che riflette la necessità di stabilizzare i confini regionali in una fase di crescente competizione geopolitica in Asia. Dopo anni di distanza e di contatti indiretti, la scelta del governo indiano di ricevere una delegazione ufficiale di Kabul rappresenta un passo pragmatico, dettato dalla volontà di tutelare interessi strategici e di contenere l’influenza di Pakistan e Cina sul futuro del Paese afghano.
La visita di Muttaqi nella capitale indiana, la prima di questo livello dall’ascesa dei talebani nel 2021, ha suscitato reazioni miste sul piano internazionale. Per molti osservatori, l’iniziativa indica che l’India ha deciso di adottare un approccio realistico nei confronti del regime di Kabul, scegliendo il dialogo al posto dell’isolamento. La linea seguita da New Delhi negli ultimi anni – improntata a cautela e distacco – aveva lasciato spazio ad altri attori regionali, in particolare Cina, Russia, Iran e Qatar, che hanno mantenuto canali diretti con i talebani. Ora, la diplomazia indiana cerca di recuperare terreno per evitare di rimanere marginale in un’area che rappresenta una cerniera strategica tra Medio Oriente, Asia Centrale e Subcontinente.
L’incontro si è svolto in un clima di prudenza ma con toni costruttivi. Fonti diplomatiche indiane riferiscono che i colloqui hanno toccato temi di sicurezza, commercio e cooperazione umanitaria. L’India avrebbe espresso la necessità di garantire la stabilità dei confini e di impedire che il territorio afghano diventi un rifugio per gruppi terroristici ostili. In particolare, New Delhi teme un rafforzamento delle reti jihadiste con base in Pakistan e un’espansione dell’influenza cinese attraverso progetti infrastrutturali legati alla Nuova Via della Seta. Per questo, l’apertura verso i talebani è vista come un modo per mantenere un canale di influenza diretto in un contesto regionale sempre più competitivo.
Sul piano economico, l’Afghanistan rappresenta per l’India un mercato e un corridoio strategico verso l’Asia Centrale. Negli anni precedenti al ritorno dei talebani, New Delhi aveva investito miliardi di dollari in progetti infrastrutturali e di cooperazione, costruendo dighe, strade e ospedali. Molte di queste iniziative sono rimaste incompiute o sospese dopo il 2021, quando il ritiro delle forze statunitensi ha provocato il crollo del governo di Ashraf Ghani. Il ripristino dei rapporti potrebbe consentire di riattivare alcuni di questi progetti, garantendo all’India una presenza economica e logistica importante in un’area di cruciale rilevanza geostrategica.
La posizione ufficiale di New Delhi resta cauta. L’India, pur mantenendo aperto un ufficio tecnico di collegamento a Kabul, non ha mai riconosciuto formalmente il governo talebano. Tuttavia, negli ultimi mesi si sono moltiplicati i segnali di un graduale disgelo: incontri informali tra diplomatici, programmi di assistenza umanitaria e canali di comunicazione discreti. L’invito rivolto a Muttaqi è il segnale più chiaro di un nuovo approccio che punta al dialogo senza imprimere ancora una legittimazione politica formale.
La mossa indiana va letta anche alla luce delle recenti evoluzioni regionali. Dopo il ritiro americano, l’Afghanistan è diventato terreno di competizione tra Cina e Pakistan da un lato e Russia e Iran dall’altro. Pechino ha firmato accordi di investimento con Kabul nel settore minerario e infrastrutturale, mentre Islamabad mantiene un’influenza storica sui talebani. L’India teme che l’asse tra Kabul e Pechino possa consolidarsi a scapito della propria sicurezza. Riavvicinarsi al regime talebano significa quindi tentare di riequilibrare il gioco delle alleanze, costruendo un canale diplomatico che permetta di difendere gli interessi indiani nel lungo periodo.
La questione della sicurezza è centrale. New Delhi ha espresso preoccupazione per la presenza di cellule terroristiche nelle regioni di confine, in particolare quelle legate al gruppo Jaish-e-Mohammed e al Lashkar-e-Taiba, entrambe considerate una minaccia diretta per l’India. Durante i colloqui, la parte indiana avrebbe chiesto garanzie sulla non ingerenza di gruppi estremisti nel territorio afghano e sulla collaborazione per contrastare le attività terroristiche nella regione del Kashmir. Da parte loro, i rappresentanti talebani avrebbero ribadito la volontà di mantenere relazioni pacifiche e di non permettere che l’Afghanistan venga utilizzato come base per attacchi contro altri Paesi.
L’aspetto più delicato resta quello politico. L’India ha sempre sostenuto un approccio inclusivo per il futuro dell’Afghanistan, chiedendo la partecipazione delle minoranze e il rispetto dei diritti delle donne. Anche in questa occasione, secondo fonti diplomatiche, New Delhi avrebbe ribadito la necessità di un dialogo interno afghano che conduca a una maggiore apertura politica. Tuttavia, l’attenzione principale del governo indiano sembra ora concentrarsi sul contenimento dei rischi strategici piuttosto che sulla promozione di un modello democratico.
Sul piano interno, la scelta di aprire ai talebani ha suscitato un acceso dibattito. Alcuni settori dell’opinione pubblica e dell’opposizione hanno criticato l’iniziativa, accusando il governo di legittimare un regime che viola i diritti umani e opprime la popolazione femminile. Il Ministero degli Esteri ha risposto sottolineando che il dialogo non equivale al riconoscimento e che l’India, come altre potenze regionali, deve agire con realismo per proteggere i propri interessi.
Anche gli Stati Uniti e l’Unione Europea osservano con attenzione le mosse di New Delhi. Washington, pur mantenendo una distanza formale dal governo talebano, ha avviato contatti indiretti per garantire corridoi umanitari e sicurezza regionale. L’India, che si considera un partner strategico dell’Occidente, mira a giocare un ruolo di equilibrio, evitando di schierarsi apertamente ma mantenendo la capacità di dialogare con tutti gli attori in campo.
L’incontro tra i due ministri segna dunque una fase di pragmatismo nella politica estera indiana. Dopo anni di isolamento diplomatico nei confronti dei talebani, New Delhi sceglie la via del confronto controllato, dettata dalla necessità di salvaguardare la sicurezza nazionale e le proprie ambizioni geopolitiche. Le prossime settimane diranno se questo primo passo si tradurrà in una cooperazione più strutturata o se resterà un episodio isolato, utile solo a ristabilire un canale di comunicazione in una delle aree più complesse e decisive dello scacchiere asiatico.

Commenti