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L’avanzata di Sanseito rimescola la politica giapponese: il populismo ultranazionalista conquista seggi e consensi

Alle elezioni per la Camera Alta del Giappone, tenutesi il 21 luglio 2025, un partito finora marginale ha scosso l’equilibrio consolidato della politica nazionale. Sanseito, formazione fondata nel 2020 e fino a ieri considerata un’espressione di nicchia della destra radicale, ha conquistato 14 seggi su 125, posizionandosi come terza forza parlamentare dietro al Partito Liberal Democratico (LDP) e al Partito Costituzionale Democratico (CDP). Un risultato clamoroso per una formazione che deve il proprio radicamento a piattaforme online e alla capacità di intercettare la frustrazione crescente di una fascia sempre più ampia dell’elettorato giapponese.


Sanseito, il cui nome significa letteralmente “Partito delle Tre Politiche” (salute, educazione, sicurezza alimentare), ha costruito la sua ascesa sulla radicalizzazione del messaggio identitario e sull’uso di un linguaggio diretto, spesso polemico, contro le élite politiche, i media mainstream, le organizzazioni internazionali e la crescente presenza straniera nel Paese. Il volto principale del partito è Sōhei Kamiya, ex direttore commerciale di una catena di supermercati, poi commentatore web, e infine leader carismatico del movimento. La sua comunicazione tagliente e la padronanza delle dinamiche social lo hanno reso popolare soprattutto tra i giovani e tra le fasce meno rappresentate dall’attuale sistema di potere.


Il programma politico di Sanseito si sviluppa su una linea marcatamente nazionalista. Tra le proposte che hanno suscitato più attenzione si trovano la riforma costituzionale per trasformare il Giappone in una nazione “militarmente sovrana”, l’abbandono dell’articolo 9 che sancisce il pacifismo giapponese, l’aumento della spesa militare fino al 3% del PIL e l’adozione di un programma nucleare autonomo. Sul piano interno, il partito si oppone con fermezza a ogni forma di multiculturalismo, sostiene la chiusura delle frontiere all’immigrazione, e promuove l’idea di un ritorno ai valori “tradizionali giapponesi”. Fortemente critico verso le politiche di genere, le iniziative LGBTQ+ e i movimenti femministi, Sanseito si propone come forza di reazione culturale e sociale, in netta rottura con le trasformazioni liberali degli ultimi decenni.


L’exploit elettorale di Sanseito ha preso forma grazie a una campagna elettorale capillare sul web, soprattutto su YouTube e piattaforme streaming, con video virali, dirette quotidiane e la costruzione di una comunità fidelizzata intorno a narrative cospirazioniste. Le tesi sul Covid-19 come strumento di controllo globale, le denunce contro le multinazionali alimentari accusate di avvelenare i giapponesi e l’idea che la società sia manipolata da poteri invisibili hanno trovato terreno fertile in un’ampia fascia di popolazione colpita da sfiducia, stagnazione economica e isolamento sociale.


Durante la campagna, Sanseito ha adottato lo slogan “Nihonjin First” (“prima i giapponesi”), una diretta allusione al “America First” di Donald Trump. In questo messaggio si concentra l’intera retorica del movimento: difendere l’identità giapponese, opporsi alla globalizzazione, mettere in discussione l’ordine postbellico imposto dagli Stati Uniti e dalle organizzazioni internazionali, e riscrivere la narrazione storica degli eventi del Novecento, spesso negando o minimizzando le responsabilità del Giappone nella Seconda guerra mondiale. Alcuni esponenti del partito hanno anche sostenuto l’abolizione dell’insegnamento della storia dei crimini di guerra giapponesi, proponendo invece un’educazione fondata sull’orgoglio nazionale e sulla cultura imperiale.


Il successo di Sanseito è avvenuto soprattutto nelle circoscrizioni urbane e semiurbane, dove si è registrato un forte astensionismo e un netto calo del sostegno alle forze tradizionali. Il Partito Liberal Democratico ha mantenuto la maggioranza, ma ha perso consenso tra i giovani e nelle aree periferiche, dove il malcontento per la gestione della crisi economica post-pandemica e il rallentamento della crescita hanno alimentato la rabbia sociale. Il Partito Costituzionale Democratico ha confermato la sua posizione di opposizione, ma non è riuscito a proporsi come alternativa credibile, lasciando spazio all’irruzione di Sanseito come forza antisistema.


L’ingresso massiccio di Sanseito nella Camera Alta avrà effetti diretti sugli equilibri politici. Sebbene il partito non sia ancora in grado di determinare autonomamente la linea legislativa, la sua presenza renderà più complesso il dibattito parlamentare su temi sensibili come la revisione costituzionale, le politiche migratorie e la riforma del sistema educativo. Inoltre, la sua ascesa potrebbe influenzare il Partito Liberal Democratico a spostarsi ulteriormente a destra per intercettare i consensi di un elettorato radicalizzato.


Anche sul piano internazionale, l’avanzata di Sanseito suscita preoccupazioni. Il partito ha espresso posizioni apertamente ostili nei confronti della Cina e della Corea del Sud, e ha messo in discussione la permanenza delle basi militari statunitensi sul territorio giapponese. Inoltre, i vertici del movimento hanno manifestato interesse a rinegoziare i trattati commerciali multilaterali e a rafforzare l’autonomia del Giappone rispetto agli organismi sovranazionali come l’ONU, l’OMC e il FMI. Tutto ciò potrebbe complicare i rapporti diplomatici in Asia orientale e incidere sulla stabilità geopolitica dell’area.


Nel contesto di una società sempre più polarizzata, il successo di Sanseito rappresenta l’espressione di un mutamento profondo nella cultura politica giapponese. Un cambiamento che segna l’ingresso pieno anche del Giappone nella stagione globale del populismo identitario, alimentato dalla crisi delle democrazie rappresentative, dall’insicurezza economica e dal bisogno di appartenenza. Un cambiamento che i partiti tradizionali non sembrano ancora pronti a gestire.

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