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Israele colpisce i porti yemeniti controllati dagli Houthi: escalation militare nel Mar Rosso

Nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2025, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro obiettivi strategici nello Yemen, colpendo in particolare i porti di Hodeidah, Ras Isa e Salif, controllati dai ribelli Houthi. Questa operazione rappresenta un'escalation significativa nel conflitto tra Israele e il movimento Houthi, sostenuto dall'Iran, e si inserisce in un contesto di crescente tensione nella regione del Mar Rosso.


Secondo fonti militari israeliane, l'operazione è stata una risposta diretta agli attacchi missilistici lanciati dagli Houthi contro il territorio israeliano, inclusi tentativi di colpire la città di Eilat. L'IDF ha dichiarato che i porti yemeniti sono utilizzati dagli Houthi per ricevere armi e munizioni dall'Iran, e quindi rappresentano obiettivi legittimi per prevenire ulteriori attacchi contro Israele


Il portavoce dell'IDF, Avichay Adraee, ha emesso un avviso in arabo attraverso i social media, esortando i civili a evacuare immediatamente le aree portuali di Hodeidah, Ras Isa e Salif, anticipando l'imminente operazione militare. Questo avvertimento ha preceduto di poche ore l'inizio dei bombardamenti, che hanno causato danni significativi alle infrastrutture portuali e alle strutture logistiche utilizzate dagli Houthi.


Le autorità yemenite controllate dagli Houthi hanno confermato gli attacchi, riferendo di vittime civili e danni estesi. Secondo il ministero della Sanità yemenita, almeno sei persone sono state uccise e oltre 90 sono rimaste ferite nei raid israeliani. Le immagini diffuse dai media locali mostrano incendi e distruzione nelle aree colpite, con le operazioni di soccorso ostacolate dalla continua minaccia di ulteriori attacchi.


Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha giustificato l'operazione come una misura necessaria per garantire la sicurezza del paese. In una dichiarazione ufficiale, ha affermato che Israele non tollererà attacchi contro il proprio territorio e che risponderà con forza a qualsiasi minaccia proveniente dallo Yemen o da altri fronti. Netanyahu ha inoltre sottolineato che l'azione militare mira a interrompere la catena di approvvigionamento di armi agli Houthi, riducendo così la loro capacità offensiva.


La comunità internazionale ha espresso preoccupazione per l'escalation del conflitto e per le possibili ripercussioni sulla stabilità della regione. L'Unione Europea ha invitato tutte le parti a esercitare moderazione e a evitare ulteriori azioni che possano aggravare la situazione umanitaria nello Yemen, già duramente colpito da anni di guerra civile. Anche le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per la protezione dei civili e per il rispetto del diritto internazionale umanitario.


Gli Houthi, da parte loro, hanno promesso ritorsioni contro Israele, dichiarando che l'attacco ai porti yemeniti non resterà impunito. Il leader del movimento, Abdul-Malik al-Houthi, ha affermato che la risposta sarà "enorme" e che Israele "pagherà il prezzo" per le sue azioni. Queste dichiarazioni lasciano presagire un ulteriore inasprimento del conflitto e un possibile allargamento delle ostilità nella regione.


L'operazione militare israeliana contro i porti yemeniti rappresenta un punto di svolta nella strategia di difesa di Israele, che ha mostrato la capacità di colpire obiettivi a lunga distanza con precisione. Tuttavia, solleva anche interrogativi sulle implicazioni a lungo termine di tali azioni, sia in termini di sicurezza regionale che di impatto umanitario sulla popolazione yemenita.


Mentre la situazione continua a evolversi, la comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi, consapevole che ogni ulteriore escalation potrebbe avere conseguenze devastanti non solo per le parti direttamente coinvolte, ma per l'intera regione del Medio Oriente.

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