Inflazione, l’Istat conferma la risalita: a giugno +1,7%. Il carrello della spesa torna a pesare sulle famiglie con un incremento del 2,8%
- piscitellidaniel
- 16 lug
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Nel mese di giugno 2025 l’inflazione ha segnato una nuova accelerazione, portandosi all’1,7% su base annua. È quanto emerge dai dati definitivi diffusi dall’Istat, che confermano le stime preliminari pubblicate a fine mese. Dopo mesi di rallentamento o stabilizzazione, l’indice nazionale dei prezzi al consumo con tabacchi (NIC) torna a crescere, sebbene resti sotto la soglia di allarme che aveva caratterizzato la fase acuta del post-pandemia e della crisi energetica. Tuttavia, l’incremento è particolarmente significativo per il cosiddetto “carrello della spesa”, ovvero l’insieme di beni alimentari, per la cura della casa e della persona, che ha registrato un aumento annuo del 2,8%, tornando a incidere sensibilmente sulla capacità di acquisto delle famiglie.
Secondo l’analisi dell’Istat, l’accelerazione dell’inflazione è attribuibile principalmente alla dinamica dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che sono aumentati del 4,5% su base annua, complice il rialzo delle tariffe aeree e dei carburanti per il periodo estivo. Anche i servizi ricreativi e culturali hanno contribuito alla ripresa inflattiva, con un +3,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, spinti dall’alta domanda e da costi operativi in aumento. Rimangono invece sostanzialmente stabili i prezzi dei beni energetici regolamentati, mentre quelli non regolamentati mostrano una lieve ripresa, con un +0,7%.
Il dato congiunturale, cioè rispetto al mese precedente, segna una crescita dello 0,3%, confermando una tendenza in progressiva ripresa dopo la frenata dell’inflazione registrata nella prima parte dell’anno. L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale all’1,8% (era +1,7% a maggio), mentre quella al netto dei soli beni energetici si attesta al +2%, evidenziando una pressione dei prezzi più marcata nei settori meno volatili.
Il carrello della spesa, che comprende i beni di consumo a maggiore frequenza di acquisto, torna a rappresentare una delle principali voci di preoccupazione per le famiglie. Il +2,8% registrato a giugno rappresenta un’inversione di tendenza rispetto ai mesi precedenti, quando si era assistito a una discesa progressiva dei prezzi alimentari. Tra i prodotti che hanno visto i maggiori rincari si segnalano ortaggi freschi (+5,2%), pane e cereali (+4,1%), e latticini (+3,6%). Resta invece più contenuto l’aumento per carne e pesce, intorno al +1,5%.
Il dato preoccupa le associazioni dei consumatori. Secondo il Codacons, l’aumento del carrello della spesa comporta un aggravio di circa 220 euro l’anno per una famiglia media, mentre le famiglie numerose o con redditi medio-bassi subiscono un impatto ancora più significativo. L’Unione Nazionale Consumatori ha definito “preoccupante” la risalita dei prezzi dei beni primari, sottolineando come la pressione inflattiva stia tornando a colpire proprio quei comparti che incidono direttamente sul potere d’acquisto dei ceti popolari.
Dal punto di vista territoriale, l’inflazione mostra variazioni differenziate. Le regioni del Nord-Ovest registrano un incremento medio del 2%, trainate da Lombardia e Piemonte, mentre nel Mezzogiorno l’aumento resta più contenuto (+1,4%), con una dinamica più moderata dovuta a una minore incidenza dei servizi legati al turismo e ai trasporti. Nelle città metropolitane, Milano e Roma guidano la classifica dei rincari, mentre Napoli e Palermo restano al di sotto della media nazionale.
Il dato Istat giunge in un momento di crescente attenzione da parte delle istituzioni economiche, sia italiane che europee. La Banca Centrale Europea ha recentemente adottato una linea più attendista in merito ai tassi di interesse, mantenendo l’orientamento prudente dopo i rialzi del biennio 2022-2023. Tuttavia, segnali come quello di giugno potrebbero riaccendere il dibattito sull’opportunità di mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.
Il governo, da parte sua, osserva con attenzione l’evoluzione dell’inflazione, anche in vista della legge di bilancio 2026. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che “è fondamentale non abbassare la guardia, specie per quanto riguarda i beni di largo consumo”, anticipando che saranno valutate misure mirate di sostegno, soprattutto per le famiglie numerose e le fasce deboli. Tra le ipotesi al vaglio ci sono la proroga di tagli selettivi all’IVA su alcuni prodotti essenziali e nuove forme di carte acquisto legate all’ISEE.
Sullo sfondo resta l’incognita dei fattori esterni, come l’instabilità geopolitica, l’andamento dei mercati energetici e l’evoluzione climatica, che potrebbe influenzare la produzione agricola e quindi i prezzi alimentari nei prossimi mesi. In particolare, la siccità in alcune aree del Sud Europa e le recenti alluvioni nel Centro Italia potrebbero incidere sull’offerta e determinare ulteriori tensioni sui prezzi al consumo.
Il dato dell’1,7% di inflazione annua, pur lontano dai picchi registrati tra il 2022 e il 2023, segna comunque un punto di svolta e richiama l’attenzione sulla necessità di politiche coordinate per evitare che la ripresa inflattiva si consolidi. L’Istat continuerà a monitorare con attenzione l’andamento mensile dei prezzi, mentre il quadro macroeconomico rimane in una fase di transizione, con rischi non trascurabili legati sia alla domanda interna che al contesto internazionale.

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