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Incontro tra Rubio e Lavrov sospeso, la diplomazia tra Stati Uniti e Russia entra in una fase di stallo

L’atteso incontro tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è stato ufficialmente sospeso, segnando un nuovo punto di tensione nei rapporti tra Washington e Mosca. La decisione di rinviare l’appuntamento, previsto come tappa chiave per riaprire un dialogo diretto tra le due potenze, è arrivata dopo settimane di trattative e contatti riservati. La causa principale sarebbe l’assenza di una visione comune sul dossier ucraino e sulle modalità con cui avviare un eventuale negoziato di pace.


Secondo fonti diplomatiche, il rinvio non rappresenta un semplice slittamento tecnico, ma piuttosto il segnale di un deterioramento delle relazioni. L’incontro avrebbe dovuto rappresentare il preludio a un vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin, che era stato ipotizzato per le prossime settimane con l’obiettivo di avviare un percorso di distensione e affrontare le principali questioni di sicurezza internazionale. Tuttavia, il mancato accordo tra i due capi delle diplomazie mostra come il clima resti dominato da sfiducia reciproca e da interessi divergenti.


La parte americana avrebbe espresso preoccupazione per la mancanza di progressi concreti sul piano della de-escalation militare in Ucraina, sottolineando che Mosca continua a mantenere posizioni inaccettabili sui territori occupati e sulla smilitarizzazione del Paese. La Russia, dal canto suo, accusa Washington di non voler prendere in considerazione le proprie richieste di garanzie di sicurezza e di continuare a sostenere militarmente Kiev in modo da prolungare il conflitto. Questo scambio di accuse ha reso impossibile, almeno per ora, la definizione di un’agenda condivisa.


Per la Casa Bianca, il congelamento del dialogo arriva in un momento particolarmente delicato. Gli Stati Uniti devono gestire il difficile equilibrio tra il sostegno all’Ucraina e la volontà di evitare uno scontro diretto con la Russia, mentre in patria cresce la pressione politica per ridurre l’impegno finanziario e militare nel conflitto. Marco Rubio, che ha assunto da pochi mesi la guida della diplomazia americana, aveva puntato molto su questo incontro come occasione per misurare la disponibilità russa a una tregua, ma si è trovato di fronte a un irrigidimento delle posizioni del Cremlino.


Il ministro Lavrov, secondo fonti russe, avrebbe chiesto che l’incontro fosse rinviato fino a quando gli Stati Uniti non saranno pronti a discutere di un accordo che riconosca le “nuove realtà territoriali”, formula con la quale Mosca indica il mantenimento del controllo su alcune aree dell’Ucraina orientale. Una condizione che Washington non intende accettare, ritenendo che ciò equivarrebbe a legittimare l’occupazione militare. La distanza fra le parti resta dunque ampia, e la sospensione dell’incontro appare come la conseguenza inevitabile di questo braccio di ferro diplomatico.


Gli osservatori internazionali sottolineano come il rinvio rischi di compromettere i tentativi di mediazione in corso. L’Unione Europea, che aveva appoggiato l’iniziativa americana, si trova ora a dover ricalibrare la propria strategia. Anche i Paesi mediatori, come la Turchia e il Qatar, temono che il mancato contatto diretto tra Washington e Mosca possa alimentare ulteriormente le tensioni e rendere più difficile una ripresa del dialogo multilaterale.


Sul piano politico, il rinvio ha avuto effetti immediati. A Mosca, la sospensione è stata presentata come una scelta dettata dall’atteggiamento “non costruttivo” degli Stati Uniti, accusati di perseguire obiettivi di egemonia e di voler imporre condizioni unilaterali. A Washington, invece, la decisione è stata interpretata come un atto di prudenza necessario per evitare un incontro che, nelle attuali condizioni, non avrebbe portato risultati concreti. Entrambe le capitali, tuttavia, continuano a lasciare aperto un canale di comunicazione a livello tecnico, nel tentativo di evitare un collasso totale dei rapporti.


Dietro le dichiarazioni ufficiali si nasconde una complessa partita geopolitica. Gli Stati Uniti intendono mantenere il controllo del quadro negoziale e coordinarsi con gli alleati europei, evitando che la Russia possa dettare unilateralmente i tempi di un eventuale accordo. Mosca, invece, punta a guadagnare tempo e a consolidare sul campo le posizioni militari acquisite, nella convinzione che l’Occidente, colpito da divisioni interne e da stanchezza politica, possa essere spinto a concessioni nei prossimi mesi.


Il rinvio dell’incontro tra Rubio e Lavrov rappresenta dunque un momento di stallo ma anche un segnale di quanto sia fragile l’attuale architettura diplomatica. Le relazioni tra Stati Uniti e Russia restano al minimo storico, aggravate dalla competizione economica e tecnologica e dalla mancanza di fiducia reciproca. A oggi, nessuna delle due potenze sembra disposta a fare il primo passo verso un compromesso reale, e la crisi ucraina continua a essere il terreno principale su cui si misurano le rispettive ambizioni di potere e influenza.

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