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Il Washington Post rinuncia a Milano Cortina e riapre il dibattito sulla sostenibilità dei grandi eventi

La decisione del Washington Post di rinunciare alla copertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina rappresenta un segnale che va oltre la scelta editoriale di una singola testata internazionale. Il quotidiano statunitense motiva la propria posizione richiamando valutazioni di carattere economico e organizzativo, ma la rinuncia finisce per inserirsi in un contesto più ampio di crescente scetticismo verso i grandi eventi sportivi globali. Olimpiadi e grandi manifestazioni, un tempo considerate vetrine imprescindibili di prestigio e sviluppo, vengono oggi sempre più spesso analizzate attraverso la lente dei costi, dell’impatto territoriale e della reale sostenibilità nel medio e lungo periodo.


Milano Cortina nasceva con l’ambizione di rappresentare un modello diverso rispetto al passato, fondato su un utilizzo diffuso delle infrastrutture esistenti e su un ridotto consumo di nuove risorse. Proprio questa impostazione aveva contribuito a rafforzare la candidatura italiana, presentata come più sobria e attenta all’eredità post-olimpica. Tuttavia, la scelta del Washington Post suggerisce che, almeno da una prospettiva internazionale, permangano dubbi sulla capacità di eventi di questa portata di mantenere le promesse iniziali. La copertura giornalistica globale non è più automatica e scontata, ma risente di valutazioni editoriali che tengono conto dell’interesse del pubblico, dei costi di produzione e del significato complessivo dell’evento.


La rinuncia del quotidiano americano può essere letta anche come un indicatore di un cambiamento nel rapporto tra media internazionali e grandi manifestazioni sportive. In un ecosistema informativo sempre più frammentato, la presenza fisica sul territorio perde centralità rispetto a modelli di racconto più selettivi e meno onerosi. Allo stesso tempo, le Olimpiadi non esercitano più un’attrazione universale come in passato, soprattutto se inserite in contesti geopolitici ed economici complessi, in cui l’attenzione dell’opinione pubblica è rivolta a crisi globali, transizioni tecnologiche e tensioni internazionali.


Dal punto di vista italiano, la scelta del Washington Post non incide direttamente sull’organizzazione dei Giochi, ma contribuisce ad alimentare una riflessione più ampia sul valore reputazionale dell’evento. Le Olimpiadi di Milano Cortina sono state presentate come un’opportunità per rilanciare l’immagine del Paese, attrarre investimenti e promuovere territori alpini e urbani in chiave integrata. Tuttavia, l’assenza di una copertura strutturata da parte di una delle principali testate mondiali solleva interrogativi sull’effettiva capacità dell’evento di catalizzare attenzione internazionale nel modo tradizionale, spingendo a interrogarsi su quali siano oggi i reali ritorni mediatici dei grandi appuntamenti sportivi.


Il caso del Washington Post si inserisce infine in una tendenza più generale di ripensamento del modello olimpico, sempre più sotto osservazione per i suoi costi economici, ambientali e sociali. La scelta di rinunciare a una presenza diretta non è soltanto una decisione logistica, ma riflette una valutazione di merito sul peso che eventi di questo tipo continuano ad avere nell’agenda globale. Milano Cortina si troverà quindi a operare in uno scenario in cui il successo non sarà misurato solo dai numeri di pubblico o dalla spettacolarità delle competizioni, ma dalla capacità di dimostrare che un grande evento può ancora essere rilevante, sostenibile e coerente con le aspettative di un mondo profondamente cambiato.

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