Europa e Italia, la svolta dell’autonomia strategica e il costo di fare da soli
- piscitellidaniel
- 7 ore fa
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La crescente disillusione di una parte dell’opinione pubblica europea e italiana nei confronti di Donald Trump e, più in generale, dell’affidabilità degli Stati Uniti come partner stabile sta alimentando una riflessione profonda sul futuro dell’autonomia strategica del continente. L’idea di dover contare sempre meno su Washington e sempre più sulle proprie forze non nasce da un improvviso slancio ideologico, ma da una percezione di incertezza che si è consolidata nel tempo, tra oscillazioni della politica americana, tensioni geopolitiche e divergenze su commercio, difesa e tecnologia. Questa consapevolezza porta con sé una conseguenza inevitabile: l’autonomia ha un costo elevatissimo, che si misura in migliaia di miliardi di euro e che riguarda settori chiave come la sicurezza, l’energia e soprattutto l’intelligenza artificiale.
Il nodo della difesa è uno dei primi a emergere in questa riflessione. Per decenni l’Europa ha potuto beneficiare dell’ombrello militare statunitense, contenendo la spesa e rinviando scelte difficili in termini di integrazione industriale e coordinamento strategico. Oggi, la prospettiva di un’America più isolazionista o comunque meno prevedibile costringe i Paesi europei a interrogarsi sulla propria capacità di garantire sicurezza e deterrenza in modo autonomo. Questo implica investimenti massicci in armamenti, infrastrutture, ricerca e industria della difesa, ma anche un salto politico verso una maggiore integrazione, che finora è rimasta incompiuta. Il costo non è solo finanziario, ma anche politico, perché richiede decisioni condivise su temi che toccano la sovranità nazionale.
Accanto alla difesa, l’intelligenza artificiale rappresenta uno dei terreni più critici della nuova competizione globale. La percezione di un ritardo europeo rispetto a Stati Uniti e Cina alimenta l’urgenza di colmare il divario, ma farlo senza l’appoggio tecnologico e industriale americano richiede risorse enormi. Sviluppare infrastrutture di calcolo, sostenere la ricerca, attrarre talenti e costruire un ecosistema competitivo significa impegnare capitali pubblici e privati su una scala senza precedenti. Per l’Italia e per l’Europa, la sfida dell’AI non è solo tecnologica, ma anche economica e geopolitica, perché da essa dipendono la produttività futura, la competitività industriale e la capacità di incidere sulle regole globali del digitale.
La svolta verso un maggiore affidamento su se stessi viene quindi percepita come necessaria ma onerosa. Molti europei sembrano pronti ad accettare l’idea di pagare un prezzo più alto pur di ridurre la dipendenza da un alleato considerato sempre meno stabile, ma questa scelta apre interrogativi profondi sulla sostenibilità finanziaria e sociale di un simile percorso. Il rischio è che l’autonomia resti uno slogan se non viene accompagnata da una strategia coerente e da strumenti comuni di finanziamento, capaci di distribuire i costi tra i Paesi membri. In questo scenario, la stanchezza verso Trump diventa il catalizzatore di una riflessione più ampia sul futuro dell’Europa, chiamata a decidere se trasformare la necessità di fare da sola in un progetto politico ed economico credibile, consapevole che l’indipendenza strategica non è gratuita e richiede scelte di lungo periodo.

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