Il PD lancia il piano per la reindustrializzazione: incentivi, innovazione e difesa strategica della manifattura in Italia e in Europa
- piscitellidaniel
- 11 lug
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Il Partito Democratico ha presentato ufficialmente il suo piano per la reindustrializzazione dell’Italia e dell’Europa, in un evento pubblico organizzato a Roma e intitolato “Reindustrializzare l’Italia e l’Europa oggi”. L’iniziativa, promossa dai gruppi parlamentari del PD alla Camera e al Senato, si propone di affrontare la crisi del sistema industriale nazionale ed europeo, aggravata dalle recenti crisi internazionali e dalla transizione energetica. Il documento elaborato dal partito individua dieci linee d’intervento per rilanciare il settore manifatturiero, supportare la transizione verde e digitale, e affrontare il rischio di deindustrializzazione che minaccia in particolare alcune filiere strategiche come quella dell’acciaio, dell’automotive, della chimica e dei semiconduttori.
L’obiettivo politico dell’iniziativa è duplice: da un lato, proporre una visione alternativa a quella ritenuta passiva e frammentata del governo Meloni in materia industriale; dall’altro, definire una piattaforma concreta da portare nel dibattito europeo in vista delle prossime scelte strategiche di politica economica e industriale. Tra gli esponenti presenti all’evento figurano la segretaria Elly Schlein, il capogruppo al Senato Francesco Boccia, il responsabile economico Antonio Misiani, e numerosi rappresentanti del mondo imprenditoriale, sindacale e universitario. Le proposte spaziano dal rafforzamento degli investimenti pubblici all’incentivazione dei settori innovativi, dal sostegno alle filiere produttive nazionali fino alla revisione delle regole europee sugli aiuti di Stato.
Un piano in dieci punti per la nuova politica industriale
Il documento programmatico presentato dal PD individua dieci ambiti prioritari per la reindustrializzazione dell’Italia e dell’Europa. Il primo riguarda la creazione di un “Fondo europeo per la politica industriale”, sul modello del Next Generation EU, ma orientato agli investimenti strutturali nella produzione manifatturiera e nelle tecnologie strategiche. Secondo i promotori, l’Unione Europea ha bisogno di strumenti permanenti per affrontare la concorrenza globale, in particolare da parte di Stati Uniti e Cina, che già dispongono di politiche industriali aggressive e massicci incentivi pubblici.
Il secondo punto è il rafforzamento del ruolo pubblico attraverso enti come CDP, Invitalia e SIMEST, chiamati a sostenere non solo le startup e l’innovazione, ma anche i grandi stabilimenti in crisi o a rischio delocalizzazione. Il piano prevede la creazione di una cabina di regia nazionale per la politica industriale, coordinata dalla Presidenza del Consiglio, in grado di intervenire in tempi rapidi in caso di emergenze occupazionali o industriali.
Il terzo asse riguarda la transizione verde e digitale. Il PD propone una riforma strutturale degli incentivi, con un nuovo piano Industria 5.0, che superi le attuali frammentazioni e concentri le risorse su tecnologie ad alta intensità di capitale e di competenze. In particolare, si suggerisce di concentrare i crediti d’imposta su investimenti in decarbonizzazione industriale, robotica, cloud, cybersecurity e intelligenza artificiale.
Il quarto punto tocca la questione delle filiere produttive, con l’obiettivo di rafforzare il tessuto delle PMI, sostenere i distretti industriali e garantire condizioni di competitività e resilienza. Si propongono misure per migliorare l’accesso al credito, potenziare la formazione tecnica, e incentivare i contratti di rete e le collaborazioni tra imprese.
Difendere l’acciaio, l’automotive e l’industria strategica
Tra i settori considerati prioritari dal piano ci sono l’acciaio, l’automotive, la chimica e i semiconduttori. Il PD chiede un intervento urgente per salvaguardare lo stabilimento ex Ilva di Taranto e propone un piano nazionale per la produzione di acciaio verde, supportato da investimenti pubblici e fondi europei. Viene inoltre ribadita la necessità di un intervento diretto dello Stato per evitare il fallimento dell’industria dell’auto in Italia, con il rischio che il nostro Paese venga espulso dalle principali piattaforme produttive europee nel passaggio all’elettrico.
Per i semiconduttori, il documento suggerisce di agganciare l’Italia agli investimenti previsti dallo European Chips Act, con l’obiettivo di attrarre nuovi stabilimenti produttivi e centri di ricerca, anche sfruttando la disponibilità di aree industriali riconvertite. Si chiede inoltre una strategia nazionale per la microelettronica e un ruolo attivo nelle catene del valore europee ed euro-mediterranee.
Una politica industriale con visione sociale e territoriale
Uno degli aspetti centrali del piano è la dimensione sociale della reindustrializzazione. Il PD sottolinea come il rilancio del settore manifatturiero debba andare di pari passo con la tutela dei diritti dei lavoratori, il rafforzamento della contrattazione collettiva e la riduzione delle diseguaglianze territoriali. Per questo si propone un “Patto per il lavoro industriale” che coinvolga sindacati, imprese e governo, per stabilire regole comuni su salari minimi, stabilizzazione dei contratti, e partecipazione dei lavoratori alle scelte strategiche delle aziende.
La questione meridionale è un altro punto chiave del piano. Il PD chiede di concentrare una quota rilevante degli investimenti in aree a basso sviluppo industriale, puntando sulla creazione di poli tecnologici, sulla reindustrializzazione delle zone dismesse e sul rafforzamento delle ZES (Zone Economiche Speciali). Viene inoltre chiesto il potenziamento delle infrastrutture logistiche e digitali, in particolare nel Sud, per favorire l’accesso ai mercati globali e alle reti produttive europee.
Critiche al governo e appello al confronto parlamentare
Nel corso dell’evento, diversi esponenti del PD hanno criticato l’attuale politica industriale del governo Meloni, accusata di immobilismo e di mancanza di visione strategica. Elly Schlein ha denunciato l’assenza di un piano coerente per le crisi aziendali, la disattenzione verso le sfide della transizione verde, e la subalternità dell’Italia alle scelte industriali tedesche e francesi. Il capogruppo al Senato Francesco Boccia ha chiesto l’immediata convocazione di una sessione parlamentare dedicata alla politica industriale nazionale, con la partecipazione dei rappresentanti delle imprese, dei lavoratori e degli enti territoriali.
Il PD intende ora portare la propria proposta nei principali tavoli europei, in vista della discussione sul nuovo Patto di stabilità e crescita e sulla futura agenda industriale della Commissione. Secondo Antonio Misiani, “serve un’Europa capace di investire, proteggere e innovare. L’Italia deve uscire da una posizione di marginalità e tornare protagonista nel disegno di una nuova sovranità industriale europea”. Il piano, che sarà trasformato in una proposta parlamentare organica nei prossimi mesi, rappresenta per i democratici un banco di prova per rilanciare la propria iniziativa politica sul terreno della crescita e del lavoro.

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