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Il Parlamento europeo respinge due mozioni di censura contro Ursula von der Leyen: la Commissione resiste tra tensioni politiche e segnali di frattura

Il Parlamento europeo ha respinto entrambe le mozioni di censura presentate contro la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, confermando la tenuta della maggioranza e la solidità istituzionale della Commissione, nonostante le crescenti tensioni politiche all’interno dell’Unione. Le due mozioni, provenienti da gruppi di estrema destra e sinistra, miravano a contestare la gestione di vari dossier da parte dell’esecutivo europeo, ma i numeri in aula hanno dimostrato che non esiste una maggioranza alternativa in grado di mettere in crisi la leadership comunitaria.


La prima mozione ha ottenuto 179 voti favorevoli, 378 contrari e 37 astensioni, mentre la seconda si è fermata a 133 sì, 383 no e 78 astensioni. Un margine ampio che, pur confermando la fiducia formale a von der Leyen, non cancella le divisioni emerse durante il dibattito. La discussione in aula è stata accesa, segnata da accuse incrociate, rivendicazioni ideologiche e tentativi di capitalizzare politicamente il momento da parte dei gruppi più estremi.


Le mozioni avevano origini diverse ma obiettivi convergenti: contestare la gestione della politica estera dell’Unione, il sostegno militare all’Ucraina, la posizione tenuta nei confronti del conflitto israelo-palestinese e le politiche economiche interne considerate da alcuni “troppo vicine” alle posizioni statunitensi. Altri punti di frizione hanno riguardato il Green Deal europeo, le trattative sui nuovi accordi commerciali e la gestione dei fondi per la transizione energetica. L’accusa principale, comune ai due fronti, è quella di un eccessivo accentramento decisionale e di una linea percepita come poco trasparente.


La presidente von der Leyen, intervenuta in aula prima del voto, ha difeso il lavoro della Commissione sottolineando l’importanza della coesione e della responsabilità comune nei momenti di crisi. Ha richiamato l’impegno dell’esecutivo europeo sul piano economico, sociale e ambientale, ricordando le riforme approvate negli ultimi anni in materia di energia, difesa, innovazione e competitività. Il suo discorso ha ricevuto il sostegno convinto del Partito Popolare Europeo, dei Socialisti e Democratici e del gruppo Renew, che compongono la maggioranza di governo europea.


L’esito del voto era atteso: già nelle ore precedenti, i capigruppo dei principali partiti avevano dichiarato la volontà di respingere entrambe le mozioni, considerate più un gesto politico che un atto istituzionale con reali possibilità di successo. Tuttavia, la stessa dinamica del confronto ha mostrato un Parlamento spaccato tra un centro che difende la stabilità e forze politiche che cercano di capitalizzare il malcontento sociale diffuso in diversi Stati membri. La doppia mozione è servita soprattutto a misurare i rapporti di forza e a testare il grado di consenso attorno alla presidente, in vista delle prossime decisioni legislative.


Nel dettaglio, le accuse più forti sono arrivate dai gruppi di sinistra radicale e dai rappresentanti di estrema destra, che hanno contestato le scelte economiche e militari della Commissione, accusandola di agire in linea con gli interessi delle grandi imprese e dei governi più forti dell’Unione. Alcuni deputati hanno denunciato una gestione opaca dei rapporti con l’industria farmaceutica durante la pandemia, altri hanno parlato di “fallimento morale” sulla questione migratoria e di “assenza di neutralità” nella politica estera.


L’opposizione moderata, pur non schierandosi apertamente contro von der Leyen, ha colto l’occasione per ribadire le proprie riserve su alcuni aspetti della governance comunitaria. Diverse delegazioni hanno chiesto un maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo nei processi decisionali e più trasparenza sulle trattative internazionali condotte dalla Commissione. La sessione plenaria ha così assunto il tono di un confronto generale sul futuro politico dell’Unione più che di un semplice voto di censura.


Dietro la scena del voto si è manifestato anche un confronto interno al blocco centrista. Alcuni eurodeputati liberali e socialisti hanno espresso la necessità di rafforzare l’indirizzo politico dell’Unione, lamentando una crescente distanza tra le priorità dei cittadini e quelle della Commissione. Le tensioni legate al bilancio pluriennale, alla revisione del Patto di stabilità e alle politiche di difesa comune rappresentano altri nodi destinati a riemergere nei prossimi mesi.


Sul piano politico, la bocciatura delle mozioni rafforza formalmente la posizione di Ursula von der Leyen ma lascia emergere un segnale di allerta. Il consenso che l’ha sostenuta sin dall’inizio del mandato mostra crepe in alcuni settori del Parlamento e tra gli alleati di governo europeo. Il sostegno resta ampio ma più condizionato: i partiti che oggi hanno votato contro la censura chiedono, in cambio, maggiore ascolto e un riequilibrio delle priorità politiche.


L’intera vicenda riflette la crescente polarizzazione dell’arena europea, dove i temi dell’identità, dell’economia e della sicurezza si intrecciano con la gestione istituzionale della Commissione. Le mozioni respinte sono servite ai promotori per accendere i riflettori su una campagna politica che prosegue oltre il voto parlamentare, destinata a influenzare i futuri equilibri interni e le prossime sfide della legislatura.

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