Il Consiglio dei ministri approva la riforma dei commercialisti: nuove regole per accesso, governance e compensi
- piscitellidaniel
- 11 set
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Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge delega che ridisegna l’ordinamento della professione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Un intervento atteso da anni, che punta a modernizzare la disciplina, favorire l’ingresso dei giovani, rafforzare la trasparenza e garantire condizioni di lavoro più eque per una categoria che svolge un ruolo cruciale nel sistema economico e fiscale italiano.
Il provvedimento delega il Governo a intervenire su più fronti. Uno dei più rilevanti riguarda l’accesso alla professione: il tirocinio, oggi fissato in diciotto mesi, potrà essere svolto in parte già durante il percorso universitario professionalizzante, con l’obiettivo di ridurre i tempi complessivi ed evitare il fenomeno dello scoraggiamento che ha caratterizzato molti aspiranti negli ultimi anni. È prevista una revisione anche dell’esame di Stato, che dovrà tener conto delle nuove competenze richieste dal mercato e dai processi di digitalizzazione.
La riforma tocca anche l’organizzazione degli studi. Viene favorita la costituzione di associazioni e società tra professionisti, con regole più snelle per la creazione di strutture integrate in grado di offrire servizi multidisciplinari. La logica è di sostenere la competitività della categoria e permettere anche agli studi più piccoli di crescere attraverso sinergie.
Un capitolo centrale è quello dell’equo compenso. Il principio viene recepito stabilendo che le prestazioni professionali debbano essere retribuite in maniera proporzionata alla complessità delle attività svolte e alla responsabilità assunta. L’aggiornamento dei parametri, fermo da anni, servirà a garantire che il lavoro dei commercialisti non sia svalutato, in particolare nei rapporti con grandi committenti pubblici e privati.
La governance degli Ordini professionali è oggetto di una revisione profonda. Il nuovo sistema elettorale dovrà assicurare maggiore ricambio generazionale, parità di genere e trasparenza nelle procedure di voto. Sono previsti limiti più chiari alle incompatibilità, criteri per la decadenza e la sospensione, regole precise per la gestione dei consigli di disciplina. L’obiettivo è rendere gli organismi rappresentativi più efficienti, democratici e impermeabili a conflitti di interesse.
Il disegno di legge definisce inoltre con maggiore chiarezza le attività tipiche dei commercialisti. L’elenco delle competenze esclusive comprenderà non solo gli ambiti contabile e fiscale, ma anche la consulenza aziendale, la gestione delle crisi d’impresa, la revisione legale e l’assistenza societaria. La delimitazione netta degli spazi di intervento è pensata per evitare sovrapposizioni con altre professioni e rafforzare il riconoscimento del ruolo dei commercialisti all’interno del tessuto economico.
Il tema del ricambio generazionale è stato al centro dei lavori preparatori: l’età media degli iscritti agli albi è aumentata negli ultimi dieci anni e i giovani sotto i quarant’anni rappresentano una quota sempre più ridotta. Per invertire questa tendenza la riforma prevede strumenti di agevolazione nell’accesso, percorsi più flessibili e incentivi alla formazione continua, anche in ambito digitale.
Il sistema disciplinare sarà semplificato, con tempi certi per i procedimenti e regole chiare sul contraddittorio. Le garanzie di trasparenza e imparzialità vengono rafforzate anche attraverso la ridefinizione dei rapporti tra consigli degli Ordini e consigli di disciplina.
La riforma si inserisce in un contesto più ampio di modernizzazione delle professioni regolamentate. I commercialisti sono considerati attori fondamentali nel rapporto tra Stato, imprese e cittadini, custodi della correttezza fiscale e garanti della legalità economica. Rendere più attrattiva la professione, rafforzarne l’autorevolezza e tutelarne la dignità economica significa incidere direttamente sulla capacità del Paese di affrontare sfide cruciali come digitalizzazione, internazionalizzazione, gestione dei fondi europei, lotta all’evasione e sostegno alle imprese in difficoltà.
Il Governo ha un anno di tempo per emanare i decreti attuativi, dopo aver consultato il Consiglio nazionale dei commercialisti e le rappresentanze sindacali della categoria. La sfida sarà tradurre in norme operative i principi fissati dalla delega, bilanciando esigenze di modernità e tutela, e rispondendo a una domanda che viene dai professionisti stessi: essere messi nelle condizioni di lavorare meglio, con regole chiare e riconoscimento adeguato del proprio ruolo.

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