Il biglietto indecente di Trump a Epstein fa riesplodere il caso: nuove divisioni nel fronte conservatore americano
- piscitellidaniel
- 18 lug
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Una nuova rivelazione scuote la politica statunitense e riporta al centro dell’attenzione uno dei nomi più controversi degli ultimi vent’anni: Jeffrey Epstein. Al centro della polemica, questa volta, vi è un biglietto di auguri risalente al 2003, scritto da Donald Trump e indirizzato a Epstein per il suo cinquantesimo compleanno. Il messaggio, definito indecente dalla stampa americana, è emerso da un album privato realizzato da Ghislaine Maxwell, ex collaboratrice e complice del finanziere caduto in disgrazia. Il biglietto, pubblicato dal Wall Street Journal, presenta un disegno stilizzato di una donna nuda, con la firma “Donald” apposta in corrispondenza della zona pubica, accompagnato dalla frase: “Happy Birthday – and may every day be another wonderful secret”.
Il contenuto, per tono e contesto, è stato interpretato come un messaggio sessualmente allusivo e potenzialmente compromettente, in particolare per le implicazioni che richiama sul piano delle relazioni tra Trump e Epstein. In quel periodo, i due erano legati da rapporti amichevoli noti e documentati. Frequentazioni reciproche, inviti a feste private, presenze incrociate nei registri di volo di jet privati e addirittura presunti soggiorni a Mar-a-Lago avevano già sollevato interrogativi negli anni passati. Tuttavia, la comparsa di un messaggio dal tono apertamente ambiguo e dall’estetica volutamente erotica riporta alla luce interrogativi mai risolti, in particolare nel bel mezzo della campagna elettorale per le presidenziali del 2024.
La reazione dell’ex presidente è stata immediata e veemente. Trump ha negato ogni coinvolgimento nella redazione del biglietto e ha definito la notizia “una menzogna fabbricata ad arte per minare la mia immagine pubblica”. Ha annunciato di voler intentare causa per diffamazione contro il Wall Street Journal, contro Rupert Murdoch – proprietario del gruppo editoriale – e contro la direttrice Emma Tucker, colpevoli, a suo dire, di avere manipolato le informazioni a fini politici. L’ex presidente ha incaricato l’avvocata Pam Bondi, già procuratrice generale della Florida, di avviare tutte le procedure necessarie per far declassificare i documenti del Grand Jury che nel passato aveva indagato su Epstein e sui suoi contatti nell’alta società americana.
L’intenzione dichiarata da Trump è quella di dimostrare che le accuse sono infondate, che non esiste alcuna “lista nera” di clienti compromettenti e che Epstein ha agito in modo autonomo e isolato. Tuttavia, la base più radicale del movimento MAGA ha reagito con crescente disillusione. Le dichiarazioni ufficiali diffuse nelle scorse settimane, in cui si ribadiva che Epstein si era suicidato e che non esistono ulteriori soggetti coinvolti, non hanno convinto una parte dell’elettorato conservatore, che da anni alimenta teorie complottiste e attende rivelazioni esplosive dai cosiddetti “Epstein files”. Il distacco tra Trump e questa parte del suo stesso elettorato si è manifestato in occasione del recente raduno organizzato da Turning Point USA, dove numerosi sostenitori hanno apertamente criticato la linea adottata dal tycoon.
La tensione è cresciuta ulteriormente quando anche Elon Musk, uno degli alleati più visibili di Trump negli ultimi anni, ha preso le distanze. In una serie di dichiarazioni pubbliche, Musk ha chiesto la divulgazione completa di ogni documento legato a Epstein, compresi registri di volo, fotografie, conti bancari e filmati. La sua posizione è stata accolta con entusiasmo dai conservatori più radicali e ha contribuito a isolare ulteriormente Trump su una vicenda che rischia di minare il suo già fragile equilibrio interno.
Musk ha accusato apertamente Trump e Bondi di voler insabbiare le indagini per timore di implicazioni dirette o indirette, arrivando a definire l’intera gestione del caso come “un’operazione di copertura imbarazzante”. La frattura si è allargata anche all’interno del Partito Repubblicano: alcuni esponenti storici hanno preferito il silenzio, mentre altri, come il senatore Josh Hawley, hanno chiesto un’inchiesta indipendente che accerti le responsabilità senza guardare alle appartenenze politiche. Le richieste di trasparenza si moltiplicano mentre l’FBI e il Dipartimento di Giustizia restano prudenti nel rilasciare documenti, citando questioni di sicurezza nazionale e rispetto delle procedure giudiziarie.
Nel frattempo, la stampa americana continua a scavare nei rapporti tra Epstein, Maxwell e il mondo dell’élite finanziaria e politica statunitense. L’album di compleanno, contenente anche altri messaggi dallo stile analogo, viene esaminato in dettaglio dagli investigatori e da una crescente schiera di giornalisti investigativi. Non è escluso che nei prossimi giorni emergano ulteriori nomi di peso, provenienti non solo dal mondo repubblicano ma anche da quello democratico, in una spirale che minaccia di travolgere l’intero assetto delle élite americane.
La vicenda del biglietto ha inoltre avuto riflessi sui sondaggi elettorali. Negli ultimi dati raccolti, la popolarità di Trump è in leggero calo, soprattutto tra gli elettori indipendenti e tra i conservatori libertari, più sensibili ai temi della trasparenza e dell’accountability. I democratici, dal canto loro, osservano con attenzione lo sviluppo degli eventi, consapevoli che la questione Epstein rappresenta ancora una bomba ad orologeria per tutto l’establishment, e che un uso strumentale della vicenda potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.
In un contesto elettorale già segnato da procedimenti giudiziari, tensioni sociali e crisi economica, il biglietto di auguri inviato più di vent’anni fa si trasforma in un elemento dirompente. Non solo per il suo contenuto, ma per le connessioni che riporta alla luce. In un’America profondamente divisa, il caso Epstein continua a rappresentare un nervo scoperto, e ogni nuovo frammento di verità rischia di rimettere in discussione equilibri che si credevano consolidati.

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