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Idrogeno verde, l’Uruguay sposta il progetto HIF per ridurre le tensioni con l’Argentina

13 set
Tempo di lettura: 2 min
Idrogeno verde, l’Uruguay sposta il progetto HIF per ridurre le tensioni con l’Argentina

L’impianto previsto a Paysandú sarà ricollocato più lontano dalla costa argentina, mantenendo il progetto nel dipartimento e riaprendo il confronto ambientale

L’Uruguay ha deciso di modificare la localizzazione prevista per il progetto di idrogeno verde e combustibili sintetici promosso da HIF Global nel dipartimento di Paysandú. La scelta è stata comunicata dal ministro degli Esteri Mario Lubetkin al collega argentino Pablo Quirno e punta a ridurre le tensioni transfrontaliere nate attorno al sito originario, vicino al fiume Uruguay e di fronte alla città argentina di Colón.

Il progetto aveva suscitato proteste e iniziative legali sul versante argentino per i possibili impatti ambientali e paesaggistici. Il Governo uruguaiano aveva già segnalato nei mesi scorsi la possibilità di una ricollocazione, precisando che l’investimento sarebbe rimasto nel territorio di Paysandú. La nuova posizione dovrebbe essere più distante dalla costa argentina e, secondo Montevideo, offrire anche vantaggi operativi e regolatori. La decisione finale resta collegata alla conclusione delle trattative con HIF Global.

L’iniziativa è una delle componenti più rilevanti della strategia uruguaiana sui combustibili sintetici da fonti rinnovabili. La configurazione progettuale resa pubblica prevede circa 2 gigawatt di capacità rinnovabile tra eolico e solare, un elettrolizzatore da 1 gigawatt e una produzione di idrogeno destinata alla sintesi di carburanti per l’esportazione. Si tratta quindi di un investimento con implicazioni industriali, energetiche e infrastrutturali molto superiori a quelle di un singolo impianto di generazione.

La vicenda mostra quanto la localizzazione possa diventare un fattore determinante per la bancabilità dei grandi progetti energetici. Oltre alle autorizzazioni nazionali, infrastrutture di questa scala devono gestire consenso territoriale, impatti cumulativi e rapporti con i Paesi confinanti. Lo spostamento del sito non chiude il dossier ambientale, ma modifica il profilo del rischio politico e regolatorio e può facilitare il proseguimento di un progetto considerato strategico per la nuova filiera dell’idrogeno uruguaiana.

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