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I migranti che raggiungono l’Europa sono sempre meno, ma gli equilibri potrebbero cambiare

Negli ultimi mesi si è registrata una sensibile diminuzione degli arrivi di migranti in Europa, una tendenza confermata da più fonti istituzionali e da osservatori indipendenti. Secondo i dati forniti da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, nel primo semestre del 2025 gli ingressi irregolari attraverso le principali rotte migratorie sono calati del 27% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, nonostante il rallentamento attuale, gli analisti mettono in guardia su una possibile inversione del trend nei prossimi mesi, complice l’instabilità in Nord Africa, la crisi climatica e le nuove rotte che si stanno consolidando.


Lungo la rotta del Mediterraneo centrale, principale via di accesso verso l’Italia, si è registrato il calo più significativo. Le partenze dalla Libia e dalla Tunisia sono diminuite in modo netto, in parte grazie agli accordi di cooperazione rafforzati tra Roma, Tunisi e Tripoli, sostenuti dall’Unione Europea attraverso finanziamenti e assistenza tecnica. Inoltre, le condizioni meteo particolarmente avverse nella prima parte dell’anno hanno limitato il numero di imbarcazioni che hanno tentato la traversata. Anche la pressione delle forze di sicurezza tunisine, spesso accusate da ONG internazionali di metodi repressivi, ha contribuito a ridurre il flusso.


Anche la rotta del Mediterraneo orientale, quella che attraversa la Turchia per raggiungere le isole greche e i Balcani, ha visto una contrazione degli ingressi. I controlli rafforzati lungo i confini greci, l’attivazione di sistemi di sorveglianza più sofisticati e l’azione congiunta con Ankara hanno limitato il numero di tentativi. Tuttavia, alcuni osservatori segnalano che i migranti stanno progressivamente riorientando i propri itinerari verso rotte meno battute, come quella dell’Atlantico tra il Senegal e le Canarie, oppure attraverso il Caucaso e l’Ucraina.


Il calo degli arrivi ha avuto conseguenze immediate anche sulle coste italiane. Secondo i dati del Viminale, tra gennaio e giugno 2025 gli sbarchi sono stati poco più di 41.000, contro i 69.000 dello stesso periodo del 2024. Una riduzione significativa che ha permesso al governo di gestire con maggiore efficacia la distribuzione dei migranti nelle strutture di accoglienza. Tuttavia, le prefetture segnalano un aumento delle richieste di asilo da parte di cittadini provenienti da paesi africani che attraversano i confini terrestri del Friuli Venezia Giulia e del Piemonte, a testimonianza del fatto che il fenomeno non si ferma, ma si adatta.


La Commissione europea guarda con favore a questi risultati, evidenziando come le strategie multilivello, basate sul partenariato con i Paesi di origine e transito, stiano dando frutti. I fondi del nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo sono stati progressivamente allocati, con priorità alla gestione dei rimpatri volontari assistiti, all’accoglienza nei Paesi di primo ingresso e al rafforzamento delle capacità di sorveglianza delle frontiere. Tuttavia, a Bruxelles è forte la consapevolezza che si tratta di un equilibrio precario.


Sul piano geopolitico, la situazione potrebbe cambiare repentinamente. In Tunisia, l’equilibrio politico è fragile e l’economia in difficoltà potrebbe alimentare nuovi flussi migratori interni e verso l’Europa. In Libia, la situazione resta incerta: le milizie che controllano le aree costiere alternano periodi di collaborazione con le autorità a momenti di tensione, in cui si riduce la sorveglianza o si aprono corridoi illeciti. Inoltre, il peggioramento delle condizioni climatiche in vaste aree del Sahel e del Corno d’Africa spinge migliaia di persone a lasciare le proprie terre per cercare rifugio in aree più stabili, con l’Europa come destinazione finale.


Gli operatori umanitari che lavorano nei centri di accoglienza europei, in particolare in Italia, Spagna e Grecia, segnalano un cambiamento anche nel profilo dei migranti. Aumentano le famiglie con bambini e le donne sole, mentre diminuiscono i gruppi di giovani uomini adulti. Crescono anche i casi di migranti climatici, che nei loro racconti non parlano solo di guerre o persecuzioni politiche, ma di terre diventate incoltivabili, mancanza d’acqua e temperature insostenibili.


L’impatto delle nuove rotte si fa sentire anche a livello amministrativo. Paesi come la Spagna hanno rafforzato la vigilanza lungo il confine con il Marocco e le enclave di Ceuta e Melilla, dove si registrano da settimane tentativi di ingresso collettivo. La Polonia e la Lituania hanno segnalato un aumento degli ingressi irregolari attraverso la Bielorussia, spesso facilitati da reti criminali transnazionali che sfruttano i vuoti di sicurezza o l’assenza di cooperazione con i Paesi vicini.


Un altro elemento che potrebbe mutare rapidamente gli equilibri è il contesto politico interno di molti Stati europei. Le elezioni europee, in programma nei prossimi mesi, vedono la crescita di partiti conservatori e nazionalisti che fanno della lotta all’immigrazione un cavallo di battaglia. Questo potrebbe incidere sulla disponibilità ad accogliere quote di migranti redistribuiti da altri Paesi e indebolire le politiche comuni. Il rischio, secondo alcuni analisti, è che una nuova emergenza migratoria trovi l’Europa divisa e meno pronta a reagire.


Anche i tempi di trattazione delle richieste d’asilo restano lunghi. In Italia, ad esempio, la media supera i 250 giorni, mentre in Germania si attesta intorno ai 190. I ritardi producono effetti a catena sull’integrazione, sull’accesso al lavoro e sulla gestione delle strutture. Le organizzazioni non governative chiedono una riforma procedurale che acceleri i tempi e garantisca, nel contempo, il rispetto dei diritti fondamentali.


Nonostante la flessione degli arrivi, la pressione migratoria resta un tema centrale nel dibattito pubblico e nella definizione delle strategie di sicurezza e solidarietà in Europa. I dati attuali indicano una tregua, ma tutti gli elementi sul campo suggeriscono che si tratta di una pausa temporanea. La direzione dei flussi può cambiare rapidamente sotto la spinta di eventi esterni o dinamiche locali, ed è proprio questo il fattore di maggiore incertezza per i governi europei.

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