I dazi Usa colpiscono l’automotive giapponese: Toyota, Honda e Nissan in calo tra tensioni commerciali e rischio di nuova guerra dei prezzi
- piscitellidaniel
- 11 nov
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Le nuove misure tariffarie imposte dagli Stati Uniti contro l’industria automobilistica giapponese stanno provocando forti scosse sui mercati internazionali e aprono un nuovo fronte di tensione nel commercio globale. I dazi decisi dall’amministrazione americana, che colpiscono una vasta gamma di veicoli e componenti provenienti dal Giappone, hanno innescato una brusca reazione in Borsa, con i principali titoli del comparto automobilistico in forte flessione. Toyota, Honda e Nissan hanno registrato perdite consistenti alla Borsa di Tokyo, riflettendo le preoccupazioni degli investitori per le ripercussioni sul mercato nordamericano, principale destinazione dell’export automobilistico giapponese.
La decisione della Casa Bianca è motivata dalla volontà di ridurre il deficit commerciale con il Giappone e di proteggere la produzione domestica di veicoli elettrici e ibridi, un settore considerato strategico per la sicurezza economica degli Stati Uniti. Le nuove tariffe, che secondo le prime stime potrebbero arrivare fino al 25% su alcune categorie di veicoli, colpiscono in particolare i modelli di fascia media e quelli ad alta efficienza energetica, ossia i segmenti in cui le case automobilistiche giapponesi hanno costruito la loro leadership globale.
L’impatto immediato si è visto sui mercati finanziari. Toyota Motor ha perso oltre il 3% in una sola seduta, Honda è scesa di circa il 2,5% e Nissan ha chiuso con un ribasso superiore al 4%, trascinando al ribasso anche i fornitori di componentistica e le società dell’indotto. Gli investitori temono che l’aumento dei costi di esportazione possa compromettere la redditività delle case automobilistiche e indebolire la competitività dei modelli giapponesi rispetto ai concorrenti statunitensi ed europei. La misura, inoltre, rischia di alterare gli equilibri globali del mercato automobilistico, in un momento in cui la transizione verso la mobilità elettrica richiede ingenti investimenti e strategie di lungo periodo.
Dal punto di vista geopolitico, la decisione americana rappresenta un ulteriore segnale del ritorno a politiche commerciali protezionistiche. Dopo anni di relazioni relativamente stabili tra Washington e Tokyo, l’introduzione dei dazi riapre un capitolo di tensione che potrebbe ripercuotersi anche su altri settori industriali. Il governo giapponese ha reagito con cautela, definendo le misure “infondate e dannose” e annunciando che valuterà contromisure nel rispetto delle regole del commercio internazionale. Secondo fonti del ministero dell’Economia di Tokyo, il Giappone intende chiedere un tavolo di confronto bilaterale e, se necessario, rivolgersi all’Organizzazione Mondiale del Commercio per contestare la legittimità dei dazi.
L’industria automobilistica giapponese, che esporta negli Stati Uniti oltre due milioni di veicoli l’anno, rappresenta uno dei pilastri dell’economia del Paese. I grandi costruttori nipponici hanno costruito la loro fortuna proprio sulla capacità di offrire auto affidabili, efficienti e a basso consumo, conquistando quote di mercato significative in Nord America. Le tariffe imposte da Washington mettono ora a rischio questo equilibrio, costringendo i produttori a rivedere le proprie strategie. Alcune aziende potrebbero essere spinte ad aumentare la produzione locale negli Stati Uniti per aggirare i dazi, mentre altre valuteranno la possibilità di riallocare parte della produzione in Paesi terzi, come Messico o Canada, sfruttando gli accordi commerciali esistenti.
L’effetto più immediato, tuttavia, potrebbe essere un aumento dei prezzi per i consumatori americani. Secondo le stime di diverse associazioni di categoria, i dazi comporteranno un incremento medio del prezzo finale di un’auto giapponese tra i 3.000 e i 5.000 dollari. Una dinamica che rischia di comprimere la domanda e di generare tensioni inflazionistiche in un momento in cui la Federal Reserve mantiene alta l’attenzione sul controllo dei prezzi. Inoltre, il rincaro delle importazioni potrebbe innescare una reazione a catena, spingendo altri Paesi esportatori di veicoli — come Corea del Sud e Germania — a rivalutare i propri rapporti commerciali con gli Stati Uniti.
Le conseguenze si estendono anche all’interno del Giappone. Le aziende dell’indotto, dai produttori di batterie ai fornitori di componenti elettronici, temono una riduzione degli ordini e un rallentamento della produzione. Le borse asiatiche hanno reagito con cautela, e gli economisti sottolineano che la misura americana arriva in un momento delicato per l’economia giapponese, alle prese con la debolezza dello yen e la necessità di rilanciare la crescita interna. Il governo di Fumio Kishida si trova ora a dover bilanciare le relazioni con Washington — alleato strategico sul piano della sicurezza — con la difesa degli interessi industriali nazionali.
Le tensioni tra Stati Uniti e Giappone si inseriscono in un quadro più ampio di competizione economica globale. La corsa alla leadership nella produzione di veicoli elettrici e di tecnologie green è diventata una delle principali sfide tra le grandi potenze industriali. Gli Stati Uniti mirano a rafforzare la propria industria domestica attraverso incentivi e barriere commerciali, mentre il Giappone punta su innovazione e qualità per mantenere la propria posizione di eccellenza. In questo contesto, i dazi rischiano di innescare una spirale di ritorsioni che potrebbe compromettere gli equilibri della catena del valore globale.
L’industria automobilistica giapponese, pur colpita, non appare intenzionata a ridurre gli investimenti. Toyota, ad esempio, ha confermato i propri piani di espansione nel settore delle batterie elettriche e dell’intelligenza artificiale applicata alla guida autonoma. Honda e Nissan stanno accelerando le collaborazioni internazionali per lo sviluppo di piattaforme condivise di veicoli elettrici, nel tentativo di ridurre i costi e migliorare l’efficienza produttiva. Tuttavia, l’incertezza creata dalle nuove tariffe pesa sulle prospettive di breve periodo e rischia di rallentare la transizione tecnologica, in un momento in cui l’industria globale si prepara a una nuova fase di trasformazione.
Il settore automobilistico resta così al centro delle tensioni geopolitiche e commerciali, con gli Stati Uniti che riaffermano la volontà di difendere la propria industria interna e il Giappone che cerca di salvaguardare un comparto fondamentale per la sua economia. Le prossime mosse diplomatiche e le eventuali reazioni del governo di Tokyo saranno decisive per capire se si potrà evitare una nuova guerra dei dazi o se, al contrario, ci si avvierà verso un confronto più ampio che rischia di ridisegnare gli equilibri dell’automotive globale.

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