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Hollywood sotto attacco: i dazi di Trump sui film stranieri rischiano di danneggiare l'industria americana

Il 5 maggio 2025, il presidente Donald Trump ha annunciato l'intenzione di imporre un dazio del 100% su tutti i film prodotti al di fuori degli Stati Uniti, definendoli una "minaccia alla sicurezza nazionale" e accusandoli di diffondere propaganda. La misura, comunicata tramite un post su Truth Social, mira a riportare le produzioni cinematografiche sul suolo americano, contrastando gli incentivi fiscali offerti da altri paesi che attraggono le major hollywoodiane. 


La reazione dell'industria cinematografica non si è fatta attendere. Le azioni di colossi come Netflix, Disney, Warner Bros. Discovery e Paramount hanno subito un calo superiore al 2% nelle ore successive all'annuncio, riflettendo l'incertezza e le preoccupazioni degli investitori. 


Gli esperti del settore sottolineano le difficoltà pratiche nell'applicazione di tali dazi. A differenza dei beni fisici, i film sono prodotti intangibili, distribuiti digitalmente, rendendo complessa la definizione di cosa costituisca un "film importato" e la determinazione del suo valore ai fini doganali. 


Inoltre, molti film americani vengono girati all'estero per sfruttare incentivi fiscali e infrastrutture avanzate, come nel Regno Unito e in Canada. Ad esempio, le prossime produzioni Marvel sono state pianificate per essere girate a Londra. 


L'industria cinematografica statunitense ha registrato un surplus commerciale di 15,3 miliardi di dollari nel 2023, grazie alle esportazioni di film e contenuti televisivi. L'introduzione di dazi potrebbe innescare misure di ritorsione da parte di altri paesi, compromettendo l'accesso ai mercati esteri e riducendo i profitti delle major. 


La Cina, secondo mercato cinematografico mondiale, ha già annunciato l'intenzione di limitare l'importazione di film hollywoodiani in risposta alle politiche protezionistiche statunitensi. 


Le ripercussioni potrebbero estendersi anche al settore dello streaming. Piattaforme come Netflix e Amazon Prime Video, che producono contenuti in diverse nazioni, potrebbero affrontare aumenti dei costi e restrizioni nella distribuzione internazionale. 


Inoltre, l'imposizione di dazi potrebbe portare a un aumento dei prezzi per i consumatori e a una riduzione degli investimenti pubblicitari, colpendo ulteriormente l'industria dell'intrattenimento.


Nonostante le critiche, Trump sembra determinato a portare avanti la sua agenda protezionistica. Ha nominato attori come Jon Voight, Mel Gibson e Sylvester Stallone come "ambasciatori speciali" per promuovere la produzione cinematografica negli Stati Uniti. 


Tuttavia, molti analisti ritengono che tali misure potrebbero rivelarsi controproducenti, danneggiando proprio l'industria che si intende proteggere. La globalizzazione del settore cinematografico e la crescente interdipendenza tra le nazioni rendono difficile isolare un mercato senza subirne le conseguenze.

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