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Google prepara il test dell’IA in orbita con Project Suncatcher

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min
Google prepara il test dell’IA in orbita con Project Suncatcher

La missione con Planet servirà a misurare la resistenza dei chip e le difficoltà di raffreddamento nello spazio

Google ha presentato il 24 settembre 2026 il prossimo passo di Project Suncatcher: un prototipo satellitare per verificare il comportamento dei propri acceleratori di intelligenza artificiale nello spazio. La missione è prevista sul volo condiviso Transporter-18 di SpaceX ed è sviluppata con Planet. Lo scopo immediato è raccogliere dati sull’hardware in orbita, non offrire già un servizio commerciale di calcolo satellitare.

Il programma, annunciato nel novembre 2025, esplora reti di satelliti alimentati dal Sole ed equipaggiati con Tensor Processing Units, i processori Google dedicati all’IA. L’ipotesi è utilizzare l’energia disponibile in orbita per sostenere, in futuro, infrastrutture di calcolo più estese. Il test attuale si inserisce in un percorso di ricerca che prevede ulteriori verifiche su due satelliti nel 2027.

La prima difficoltà è fisica: i componenti devono sopportare lancio, radiazioni e condizioni termiche diverse da quelle terrestri. Google riferisce prove a terra e intende confrontarle con misure reali in orbita. Un’altra criticità è il raffreddamento: nel vuoto manca il flusso d’aria, perciò la dispersione del calore richiede soluzioni basate su radiatori e dispositivi di trasferimento termico.

La prospettiva industriale dipende anche dalle comunicazioni. Un sistema distribuito ha valore se riesce a scambiare i dati necessari ai carichi di lavoro. Il progetto considera collegamenti laser fra satelliti: oltre alla potenza dei singoli chip, diventano quindi centrali stabilità delle connessioni, coordinamento e controllo della posizione relativa.

L’annuncio va letto come una prova di fattibilità. Dalla sopravvivenza di un componente non discendono automaticamente convenienza economica, durata del servizio o capacità di competere con un data center terrestre. A livello di analisi industriale, il confronto dovrebbe includere l’intero sistema: lancio, alimentazione, gestione dei guasti e trasferimento dei risultati verso gli utilizzatori.

Una domanda distinta riguarda quali elaborazioni possano trarre vantaggio da questa architettura. Operazioni sensibili ai tempi di risposta e attività differibili impongono esigenze diverse. Anche l’eventuale distribuzione del lavoro fra Terra e orbita richiederebbe criteri di assegnazione e controllo. I risultati delle prove potranno aiutare a identificare i carichi compatibili con i limiti misurati, evitando di confondere la dimostrazione di un chip funzionante con quella di un’infrastruttura completa.

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