Giorgetti: la denatalità minaccia i saldi della finanza pubblica e il debito. L’allarme del MEF sul futuro economico dell’Italia
- piscitellidaniel
- 18 giu
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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha lanciato un nuovo e forte allarme sul legame sempre più stringente tra la denatalità e la sostenibilità della finanza pubblica, in un intervento che ha suscitato attenzione e preoccupazione nel mondo politico, economico e sociale. Durante una conferenza pubblica, riportata da Il Sole 24 Ore, il titolare del MEF ha sottolineato come l’attuale calo demografico non sia solo un fenomeno sociale o culturale, ma stia già incidendo concretamente sulla tenuta dei conti pubblici italiani, in particolare per quanto riguarda la dinamica del debito e la struttura delle entrate fiscali future.
Secondo Giorgetti, la progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa ha conseguenze dirette sui saldi di bilancio, poiché riduce il potenziale di crescita del PIL e la base imponibile su cui si fondano le entrate tributarie. Con meno lavoratori attivi, diminuiscono gli incassi da Irpef, da contributi previdenziali e da imposte indirette legate ai consumi, mentre aumentano le uscite per pensioni, sanità e assistenza sociale. Un doppio squilibrio che rischia di compromettere la sostenibilità del debito pubblico italiano nel medio-lungo termine, proprio mentre il Paese si prepara ad affrontare una nuova fase di consolidamento fiscale dopo gli anni delle deroghe europee post-pandemiche.
Il quadro tracciato dal Ministro è supportato da proiezioni allarmanti. L’Italia ha registrato nel 2023 un numero di nascite ai minimi storici: poco più di 379.000 nuovi nati, a fronte di oltre 700.000 decessi. Il tasso di fertilità è fermo a 1,24 figli per donna, ben al di sotto della soglia di equilibrio demografico (2,1 figli). Questo trend è destinato a peggiorare nei prossimi decenni, con l’Istat che prevede una riduzione della popolazione complessiva di oltre 5 milioni di persone entro il 2050, e un rapporto tra popolazione over 65 e popolazione attiva sempre più sbilanciato. Una dinamica che, secondo il MEF, va affrontata non solo con politiche sociali, ma anche con strumenti economici e fiscali mirati.
Tra le soluzioni prospettate dal Ministro, vi è l’introduzione di un nuovo approccio alla spesa pubblica e alla pianificazione di bilancio che tenga conto esplicitamente dell’impatto demografico. Giorgetti ha parlato di “un’agenda economica pro-natalità” che dovrebbe includere misure strutturali per incentivare la genitorialità, ridurre il costo dei figli per le famiglie, rafforzare i servizi per l’infanzia, migliorare la conciliazione tra lavoro e vita privata, e sostenere l’occupazione femminile. L’attuale Assegno Unico, pur rappresentando un primo passo, non sarebbe sufficiente a invertire la rotta, se non accompagnato da una visione di lungo periodo e da un piano interministeriale.
Un altro punto critico riguarda la riforma del sistema previdenziale. Con il calo della popolazione attiva, il sistema a ripartizione su cui si basa la previdenza italiana diventerà sempre più oneroso, con un rapporto tra contributi versati e prestazioni erogate destinato a deteriorarsi. Il rischio, ha spiegato Giorgetti, è quello di dover destinare quote crescenti del bilancio pubblico al finanziamento della previdenza, comprimendo le risorse per investimenti, scuola, ricerca, e innovazione. In questo scenario, la denatalità si configura come un moltiplicatore negativo del debito, riducendo le entrate future e aumentando le spese obbligatorie.
Nel corso del suo intervento, Giorgetti ha poi evidenziato come il problema non riguardi solo l’Italia, ma tutta l’Europa continentale, con particolare intensità nei Paesi del Sud. Ma è in Italia che gli effetti sono più immediati, per via di un debito pubblico pari a circa il 140% del PIL e una crescita potenziale limitata da fattori strutturali come la bassa produttività, la frammentazione del sistema produttivo e la lentezza della giustizia civile. In questo contesto, l’equilibrio tra demografia e bilancio diventa centrale anche nelle interlocuzioni con le istituzioni europee.
Un passaggio particolarmente rilevante del discorso del Ministro riguarda la possibilità di ancorare alcune riforme fiscali e di bilancio agli obiettivi demografici. Secondo Giorgetti, occorrerebbe valutare, ad esempio, incentivi fiscali selettivi per famiglie con figli, meccanismi di deduzione più robusti per spese legate all’infanzia, e agevolazioni per giovani coppie che intendano accedere al mercato del lavoro o acquistare la prima casa. Si tratterebbe di una fiscalità dinamica, capace di leggere e correggere le tendenze di lungo periodo. In parallelo, il ministro ha auspicato una maggiore responsabilità del sistema creditizio, chiamato a sostenere con prodotti finanziari innovativi chi decide di investire nella famiglia.
Anche il sistema delle autonomie locali è coinvolto nel ragionamento del MEF. Le politiche di welfare municipale, i servizi educativi per l’infanzia, il trasporto scolastico e il supporto alle famiglie numerose sono elementi determinanti per il riequilibrio demografico, ma devono essere sostenuti da risorse stabili e meccanismi perequativi equi. Giorgetti ha ricordato come la Legge di Bilancio per il 2024 abbia già previsto alcuni stanziamenti aggiuntivi per asili nido e scuole dell’infanzia, ma ha sottolineato che servono strumenti permanenti, inclusi nel quadro della programmazione triennale della spesa pubblica.
Sul fronte politico, le parole di Giorgetti sono state accolte con interesse trasversale. I partiti di maggioranza hanno rilanciato l’idea di una “manovra demografica” da inserire nel Documento di economia e finanza autunnale, mentre alcune forze di opposizione hanno chiesto l’attivazione immediata di una cabina di regia interministeriale. I sindacati, in particolare CGIL e CISL, hanno espresso preoccupazione per la sostenibilità del sistema pensionistico, chiedendo interventi strutturali e non palliativi.
L’intervento del ministro dell’Economia ha infine rilanciato il dibattito sul ruolo della natalità come grande variabile macroeconomica, un tempo considerata secondaria nei modelli previsionali e oggi riscoperta come elemento cardine della programmazione pubblica. Se il debito pubblico è sostenibile in quanto ripartito su una base ampia di contribuenti, è evidente che il calo delle nascite metta in crisi l’equilibrio stesso del sistema. La finanza pubblica, ha concluso Giorgetti, non può più permettersi di ignorare i dati demografici, ma deve anzi integrarli strutturalmente nei modelli di valutazione delle politiche economiche.

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