Giorgetti avverte sul dossier UniCredit: “La concorrenza è bellissima, ma l’interesse nazionale è una cosa seria”
- piscitellidaniel
- 16 lug
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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è intervenuto con toni decisi sul futuro di UniCredit, in un momento in cui il gruppo bancario guidato da Andrea Orcel si trova al centro dell’attenzione per il suo ruolo strategico nel panorama finanziario italiano ed europeo. Le dichiarazioni del ministro arrivano nel pieno del dibattito sulla struttura del sistema bancario nazionale e sull'equilibrio tra logiche di mercato, apertura alla concorrenza e tutela dell’interesse nazionale, specie alla luce delle recenti dinamiche di concentrazione nel settore.
Durante un convegno tenutosi a Roma, Giorgetti ha ribadito che la concorrenza, pur rimanendo un valore fondamentale, non può prevalere sull’obbligo di preservare asset ritenuti strategici per il Paese. “La concorrenza è bellissima”, ha affermato il ministro, “ma l’interesse nazionale è una cosa seria. Ci sono situazioni in cui bisogna usare intelligenza, equilibrio e visione strategica”. Il riferimento, mai esplicitato direttamente, è apparso chiaro ai più: UniCredit è da tempo indicata come una delle pedine centrali in un possibile riassetto del sistema bancario europeo, ed eventuali operazioni sul gruppo, soprattutto se di matrice estera, sollevano interrogativi e preoccupazioni a livello istituzionale.
Il governo italiano, attraverso il Ministero dell’Economia, è da sempre un osservatore attento e talvolta anche un attore diretto nelle vicende delle grandi banche nazionali. Nonostante UniCredit sia una banca privata e quotata, la sua rilevanza sistemica impone, secondo Giorgetti, un monitoraggio attento dei suoi sviluppi futuri. Le parole del ministro sembrano dunque segnare una linea di demarcazione: il mercato resta libero, ma ci sono limiti dettati dalla necessità di tutelare il perimetro economico nazionale, soprattutto in settori considerati strategici.
Negli ultimi mesi, si sono intensificate le speculazioni su possibili manovre di consolidamento bancario, con UniCredit indicata come uno degli attori più dinamici. Il gruppo, forte di una patrimonializzazione solida e di una leadership rafforzata sotto la guida di Orcel, ha manifestato più volte interesse per operazioni di crescita, in Italia e all’estero. Tuttavia, la prospettiva di un suo eventuale coinvolgimento in una fusione transfrontaliera o in una cessione di quote a investitori esteri ha riacceso il dibattito su come conciliare apertura ai capitali e sovranità economica.
A rendere ancora più delicata la questione è il contesto europeo, dove la Commissione UE spinge da tempo per una maggiore integrazione bancaria e per la realizzazione dell’Unione bancaria. In questo quadro, operazioni tra grandi gruppi bancari di diversi Paesi membri sono viste con favore da Bruxelles, ma spesso con maggiore freddezza da parte dei governi nazionali. Giorgetti sembra voler porre un freno a questa logica, almeno per quanto riguarda gli asset italiani più rilevanti.
Nel suo intervento, il ministro ha anche richiamato il concetto di “interesse strategico” già previsto dalla normativa sul golden power, sottolineando che “la difesa degli asset strategici non riguarda solo la sicurezza energetica o le infrastrutture digitali, ma anche il cuore finanziario del Paese”. In sostanza, Giorgetti apre alla possibilità che, qualora si concretizzassero operazioni giudicate critiche, il governo potrebbe valutare l’attivazione di poteri speciali per salvaguardare l’autonomia e la stabilità del sistema bancario.
Non è la prima volta che il governo italiano interviene su vicende bancarie. Già in passato, sia nel caso MPS che nelle operazioni Intesa-Ubi, l’esecutivo aveva monitorato con attenzione gli sviluppi, talvolta anche esercitando pressioni per indirizzare le scelte in linea con l’interesse pubblico. In questo caso, però, la posizione appare più preventiva che reattiva, quasi un avviso ai potenziali attori del mercato.
Le reazioni del mondo bancario non si sono fatte attendere. Fonti vicine a UniCredit hanno ribadito che ogni scelta strategica sarà sempre presa “nel pieno rispetto della normativa vigente e in coerenza con la missione del gruppo, che resta quella di generare valore sostenibile per gli azionisti e per il Paese”. Allo stesso tempo, ambienti finanziari sottolineano come il messaggio del ministro vada interpretato anche alla luce delle imminenti sfide economiche e della necessità di rafforzare il sistema Italia, in un momento di turbolenza geopolitica e di crescita incerta.
Anche in ambienti europei le parole di Giorgetti sono state oggetto di analisi. Alcuni osservatori hanno espresso preoccupazione per un possibile ritorno a forme di protezionismo finanziario, mentre altri sottolineano come la posizione italiana sia condivisa anche da altri governi, come quello francese o tedesco, che non esitano a difendere le loro banche quando ritenuto necessario.
Il dibattito rimane aperto e sarà determinante nelle scelte future del gruppo UniCredit, le cui strategie di crescita – sia organica che per acquisizioni – continueranno inevitabilmente a intrecciarsi con valutazioni di natura politica e geopolitica. L’interesse nazionale torna dunque al centro della riflessione economica italiana, con il governo deciso a non lasciare al solo mercato la gestione degli equilibri strategici del sistema finanziario.

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