Gaza sotto il fuoco, tredici morti tra cui due bambini secondo Wafa: mentre Houthi intensificano la loro campagna navale minacciando tutte le navi dirette ai porti israeliani
- piscitellidaniel
- 28 lug
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Le ultime ore portano un bollettino drammatico. L’agenzia Wafa ha reso noto che tredici persone sono state uccise in raid israeliani nel territorio della Striscia di Gaza, compresi due bambini, con oltre trenta feriti. Gli attacchi si sono concentrati in diverse aree del territorio palestinese, nonostante le presunte pause umanitarie in alcune zone. Fonti mediche locali riferiscono che le operazioni hanno colpito quartieri residenziali, provocando vittime civili e causando un nuovo picco di tensione tra Gaza e Tel Aviv.
Parallelamente, il gruppo Houthi dello Yemen ha rilanciato minacce che segnano un’escalation significativa. Gli Houthi, che già da diversi mesi attaccano navi in transito nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, hanno dichiarato che la loro campagna entra ora in una nuova fase: la cosiddetta quarta fase del blocco navale militare, che prevede l’attacco a tutte le navi appartenenti a società che operano con porti israeliani, indipendentemente dalla nazionalità della nave o dalla sua destinazione finale.
Gli obiettivi dichiarati degli Houthi si estendono potenzialmente dal Mar Rosso fino al Mar Mediterraneo, ampliando il raggio d’azione rispetto ai raid precedenti. Il leader ribelle Abdelmalik al‑Houthi ha affermato che qualsiasi società le cui navi siano dirette o abbiano collegamenti con porti israeliani sarà considerata un bersaglio legittimo entro la portata dei loro mezzi militari. Tale messaggio rappresenta un monito diretto a imprese e governi che mantengono traffici commerciali con Israele.
Recenti attacchi hanno già dimostrato la determinazione del gruppo. Nei primi giorni di luglio, due mercantili greci battenti bandiera liberiana — l’Eternity C e la Magic Seas — sono stati colpiti nel Mar Rosso. Il primo è stato silurato da droni marini e granate a razzo, affondando poco dopo e provocando la morte di quattro membri dell’equipaggio; altri sono stati catturati o risultano dispersi. Queste azioni sono state qualificate da analisti internazionali come chiare manifestazioni della nuova strategia Houthi contro il traffico legato a Israele.
Dal lato internazionale, le reazioni non si sono fatte attendere. La coalizione militare guidata dagli Stati Uniti, nota come Operation Prosperity Guardian, continua a operare nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden per proteggere le rotte commerciali e contrastare le aggressioni, con l’appoggio di alleati regionali e occidentali. Sebbene un accordo di cessate il fuoco con Washington abbia temporaneamente fermato gli attacchi diretti a navi americane, esso non comprendeva alcun vincolo sugli obiettivi israeliani, che proseguono senza sosta.
Le misure di ritorsione degli Stati Uniti nei confronti degli Houthi si estendono anche al piano economico. Recenti sanzioni hanno colpito persone e organizzazioni coinvolte nel contrabbando di petrolio finanziato dal movimento, arrestando infrastrutture chiave che facilitavano l’accesso ai mercati internazionali. Queste azioni si inseriscono in un contesto di aumento delle tensioni che ha visto persino Israele colpire direttamente porti yemeniti sotto controllo Houthi e minacciare blocchi navali completi in caso di protratte ostilità.
Gli effetti tangibili si palesano anche nei porti israeliani. Il porto di Eilat, unico sbocco sul Mar Rosso, ha registrato un crollo di traffico fino al 90 %, con perdite economiche considerevoli e rischi di chiusura. Le grandi linee marittime globali hanno già deviato le rotte verso il Capo di Buona Speranza, evitando la zona di rischio e aumentando tempi e costi di navigazione e assicurazione.
Nel frattempo, il conflitto terrestre tra Israele e Hamas continua a mietere vittime a Gaza. I 13 morti odierni, tra cui due bambini, risuonano come un allarme su un conflitto che non sembra trovare spiragli di tregua. Le comunità locali, strette tra bombardamenti e blocchi economici, stanno affrontando una crisi umanitaria acuta, aggravata dalla condizione drammatica dei trasporti in mare e dai rischi di escalation navale.
Nel complesso, il quadro restituisce una situazione in rapida e pericolosa evoluzione: da un lato, la tragedia umana nella Striscia di Gaza; dall’altro, la decisione dei ribelli Houthi di amplificare la loro campagna navale, minacciando qualsiasi bene commerciale legato all’economia israeliana in una zona strategica del commercio globale. Il rischio che il Mar Rosso diventi un campo di battaglia permanente è concreto, con ripercussioni su traffici globali, sicurezza marittima e relazioni diplomatiche internazionali.

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