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Gaza sotto assedio: nuovi raid notturni causano 18 morti e decine di feriti

La Striscia di Gaza vive ore drammatiche segnate da una nuova ondata di bombardamenti notturni. Secondo fonti locali, diciotto persone hanno perso la vita negli attacchi condotti nelle ultime ore da forze israeliane, mentre il bilancio complessivo delle ultime ventiquattro ore arriva a settantacinque vittime. I raid hanno colpito diverse aree densamente abitate, aggravando ulteriormente la situazione umanitaria in un territorio già allo stremo.


Le operazioni si sono concentrate nella parte centrale e settentrionale della Striscia, dove sono state prese di mira abitazioni civili, infrastrutture e vie di comunicazione. Tra le vittime figurano numerosi membri della stessa famiglia, segno che i bombardamenti hanno raggiunto aree residenziali. Testimoni raccontano di palazzi crollati e di soccorritori costretti a scavare tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti. Le immagini diffuse mostrano scene di distruzione che hanno colpito scuole, ospedali e campi profughi, mettendo in difficoltà le già scarse risorse mediche disponibili.


Il ministero della Sanità di Gaza ha riferito che gli ospedali sono al collasso. Le strutture sanitarie, già duramente provate da mesi di assedio, faticano a garantire cure a centinaia di feriti. Mancano letti, farmaci e strumenti chirurgici. Alcuni reparti hanno dovuto interrompere le attività a causa della mancanza di elettricità, resa ancora più critica dai blackout che colpiscono costantemente la Striscia. Le ambulanze, spesso prese di mira o bloccate dai bombardamenti, non riescono a raggiungere tempestivamente le aree più colpite.


Le autorità israeliane hanno giustificato le operazioni con la necessità di neutralizzare obiettivi militari legati a gruppi armati palestinesi. Secondo fonti ufficiali, i raid avrebbero colpito depositi di armi, tunnel sotterranei e postazioni da cui partono attacchi verso il territorio israeliano. Tuttavia, le organizzazioni umanitarie sottolineano che il costo pagato dai civili continua a essere sproporzionato, con un numero crescente di donne e bambini tra le vittime.


Il bilancio degli ultimi mesi di conflitto è ormai pesantissimo. Le vittime complessive superano le decine di migliaia, mentre centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Gran parte della popolazione vive in rifugi improvvisati, senza accesso ad acqua potabile, elettricità e beni di prima necessità. Le scuole sono trasformate in centri di accoglienza di emergenza, ma le condizioni igieniche sono disastrose e il rischio di epidemie cresce ogni giorno.


Gli effetti psicologici sulla popolazione sono altrettanto gravi. Le famiglie vivono in uno stato costante di paura, soprattutto i bambini che soffrono di disturbi legati al trauma e alla continua esposizione ai bombardamenti. Organizzazioni internazionali segnalano un aumento di casi di depressione, ansia e stress post-traumatico, con poche possibilità di ricevere assistenza psicologica adeguata.


Sul piano diplomatico, le nuove vittime hanno suscitato reazioni di condanna da parte di diversi governi e istituzioni internazionali. Alcuni Paesi hanno chiesto un immediato cessate il fuoco, mentre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono ripresi i negoziati per tentare di approvare una risoluzione che imponga lo stop delle ostilità. Tuttavia, le divisioni tra i membri permanenti del Consiglio rendono difficile l’approvazione di un testo condiviso.


La popolazione di Gaza continua così a vivere sospesa tra bombardamenti e incertezze politiche. Gli aiuti umanitari faticano a entrare, sia per ragioni logistiche legate alla distruzione delle vie di accesso, sia per i blocchi imposti dalle autorità israeliane. Le poche forniture che riescono a passare non sono sufficienti a coprire i bisogni di oltre due milioni di persone, molte delle quali ridotte alla fame.


Le organizzazioni non governative internazionali chiedono corridoi umanitari sicuri e permanenti, sottolineando che la comunità internazionale ha il dovere di garantire la protezione dei civili. In diverse capitali europee e mediorientali si moltiplicano manifestazioni di protesta, con cittadini che invocano la fine delle ostilità e l’avvio di un processo politico credibile.


Le ore successive ai raid notturni hanno visto un ulteriore incremento della tensione. L’aviazione israeliana ha continuato a sorvolare la Striscia, mentre le sirene di allarme hanno risuonato in alcune località del sud di Israele, segno che il conflitto resta attivo su entrambe le sponde. La prospettiva di un’escalation ulteriore non è esclusa, con il rischio che la spirale di violenza continui a mietere vittime soprattutto tra i civili.

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