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Gaza, quasi 40 palestinesi uccisi mentre cercavano cibo: le Nazioni Unite accusano Israele di rendere letale la distribuzione degli aiuti

Almeno 40 palestinesi sono stati uccisi e oltre 200 feriti a Gaza in una delle giornate più sanguinose degli ultimi mesi, quando migliaia di civili si sono radunati nei pressi di un centro di distribuzione alimentare a Rafah. Secondo fonti locali, la maggior parte delle vittime stava cercando disperatamente di ottenere cibo e beni essenziali. Il Ministero della Sanità di Gaza, controllato da Hamas, ha denunciato l’uso della forza da parte dell’esercito israeliano e ha riferito che molti dei feriti versano in condizioni critiche. La dinamica dell’accaduto resta ancora oggetto di indagine, ma la comunità internazionale ha reagito con durezza, puntando il dito contro il nuovo sistema di gestione degli aiuti adottato da Israele nella Striscia.


Il nuovo modello, attuato da Tel Aviv con il supporto logistico e finanziario degli Stati Uniti, affida la distribuzione degli aiuti alla Gaza Humanitarian Foundation, una ONG con base statunitense ma con attività operative all’interno delle aree di controllo israeliano. Gli aiuti vengono veicolati in zone presidiate da militari e controllate rigidamente, una modalità che secondo le Nazioni Unite viola apertamente i principi di neutralità, imparzialità e indipendenza dell’assistenza umanitaria.


Philippe Lazzarini, commissario generale dell’UNRWA, ha parlato senza mezzi termini di “sistema di distribuzione letale”, facendo riferimento ai continui episodi di violenza ai centri di raccolta, dove i civili vengono feriti o uccisi mentre attendono di ricevere beni alimentari. “Decine di persone sono state uccise negli ultimi giorni solo per aver cercato di ottenere cibo,” ha dichiarato Lazzarini. Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha aggiunto che “Israele sta usando il cibo come strumento di pressione e punizione collettiva, infliggendo sofferenze disumane a una popolazione già stremata.”


Le autorità israeliane si difendono parlando di episodi complessi e caotici. In una nota diffusa dopo l’attacco, l’esercito ha affermato che le truppe presenti nell’area di Rafah avevano intercettato “persone armate tra la folla” e che i soldati avrebbero esploso “colpi di avvertimento” dopo che il perimetro di sicurezza era stato superato. Tuttavia, le testimonianze raccolte da giornalisti internazionali e ONG presenti sul campo sembrano raccontare un’altra storia. Secondo diversi presenti, l’esercito avrebbe sparato direttamente sulla folla in più momenti, causando il panico e l’esplosione del caos. “Eravamo lì per prendere una busta di farina e qualche scatola di tonno. Ci hanno sparato come se fossimo terroristi,” ha detto Ahmed Fayad, uno dei sopravvissuti.


Il contesto in cui si inseriscono questi episodi è drammatico. Da mesi la Striscia di Gaza è sottoposta a un blocco quasi totale, con interruzioni costanti delle forniture elettriche, idriche e sanitarie. Oltre 2,3 milioni di persone vivono in condizioni di emergenza, e secondo le agenzie umanitarie, quasi il 90% della popolazione dipende dagli aiuti internazionali per sopravvivere. La guerra tra Israele e Hamas, iniziata nell’ottobre 2023, ha provocato finora più di 55.000 morti, con un numero crescente di vittime tra i civili. Più dell’80% degli abitanti di Gaza è stato costretto ad abbandonare la propria abitazione e a rifugiarsi in campi profughi improvvisati, dove le condizioni igienico-sanitarie sono al collasso.


Gli episodi legati alla distribuzione degli aiuti non sono nuovi. Secondo i dati raccolti da UN-OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari), da marzo a giugno 2025 oltre 300 persone sono morte e 2.600 sono rimaste ferite in occasione di operazioni di distribuzione alimentare o sanitaria. In molti casi, la causa dei decessi è stata l’intervento armato dei soldati israeliani presenti nei punti di raccolta, oppure la confusione generata dalla mancanza di organizzazione, che ha spesso provocato calche mortali.


La comunità internazionale è ora chiamata a rispondere con urgenza. L’Unione Europea ha convocato una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri per discutere nuove misure di pressione su Israele e garantire l’ingresso sicuro degli aiuti attraverso i valichi di frontiera. Gli Stati Uniti, che fino a oggi hanno difeso la gestione israeliana della crisi, si trovano sotto pressione crescente anche da parte del Congresso, dove cresce il malcontento per l’uso di fondi umanitari in un contesto giudicato non trasparente. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto un cessate il fuoco immediato e l’apertura di corridoi umanitari controllati da forze neutre, ma per ora nessuna delle parti in conflitto ha dato segnali di apertura.

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