Francia intrappolata tra interessi e debito: il peso della spesa finanziaria oltre il 45% per la prima volta dal 2011
- piscitellidaniel
- 2 set
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Il sistema economico francese si trova oggi davanti a un bivio inquietante: l’ammontare degli interessi sul debito pubblico ha superato la soglia del 45 percento delle entrate statali, un livello che non veniva toccato da oltre un decennio. Questo record negativo non è il frutto di un singolo fattore, ma è il risultato di dinamiche incrociate fra oneri finanziari crescenti, indebitamento massiccio, pezzi di bilancio pubblico fragili e una politica fiscale in stallo.
Il quadro emerge da analisi recenti: lo Stato francese dedica oggi oltre il 45 percento delle entrate a coprire gli interessi sul debito, una quota che non si vedeva dal 2011. Questo significa che quasi metà di ciò che lo Stato raccoglie viene automaticamente destinato al servizio del debito, riducendo drasticamente la disponibilità di risorse per spese oggi giudicate essenziali, dagli investimenti pubblici alla sanità, dall’istruzione alla sicurezza interna.
All’origine di questo fenomeno c’è una combinazione di debito pubblico storico, innalzamento dei tassi d’interesse e rallentamento della crescita economica. La Francia è arrivata con un debito pubblico che supera abbondantemente il 110 percento del Pil, oscillando attorno al 113–114 percento negli ultimi tempi. Tutto ciò favorisce un aumento delle rate degli interessi da pagare, contribuendo alla streme compressione fiscale.
I recenti aumenti dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine, fino a quasi il 3,5 percento per quelli decennali, portano a uno stress maggiore sulle casse pubbliche. Se un tempo prestare alla Francia era considerato privo di rischio, ora il mercato richiede rendimenti più alti per compensare l’incertezza politica e fiscale, alimentando un circolo vizioso tra debito e costi di rifinanziamento.
La crisi finanziaria si intreccia con quella politica. Il presidente del Consiglio François Bayrou ha recentemente incrociato il destino del suo governo con misure di austerità delicate: tagli di spesa pesanti, introduzione di una tassa sulla ricchezza e perfino la proposta di eliminare alcuni giorni festivi, in un tentativo di ridurre il deficit di bilancio. Una parte consistente della popolazione, però, considera questi provvedimenti un attacco al modello sociale francese, fragilmente bilanciato tra diritti e redistribuzione.
Parlando di numeri, il debito pubblico francese si attesta intorno a 3,1–3,3 trilioni di euro, con uno sbilancio pubblico che si aggira tra il 5,5 e il 5,8 percento del Pil. Si tratta di cifre incompatibili con le regole fiscali dell’Unione Europea, che prevedono un limite massimo del 3 percento. Proprio per questo motivo, gli organismi internazionali stanno osservando con crescente preoccupazione il caso francese e iniziano a valutare seriamente manovre correttive più incisive.
Le agenzie di controllo dei conti pubblici, così come l’autorità di vigilanza europea, sottolineano da tempo l’insostenibilità di questo quadro: il rapporto tra interessi passivi e entrate sta esaurendo il margine fiscale destinato agli investimenti e alle politiche sociali, creando un vulnus nel futuro sviluppo del Paese.
In parallelo, i mercati iniziano a mostrare nervosismo. I rendimenti dei titoli governativi di lungo periodo salgono costantemente, e lo spread francese nei confronti di altri Paesi europei rischia di allargarsi nuovamente, riducendo la fiducia degli investitori sul modello francese. Alcuni osservatori internazionali tracciano paralleli con la crisi dei debiti periferici della zona euro, temendo una reazione a catena se lo stress finanziario dovesse estendersi.
Il contesto è reso ancora più fragile da una classe politica paralizzata da divisioni profonde: partiti di sinistra che rifiutano i tagli, l’ala centrista che oscilla tra controllo delle spese e apertura a compromessi, mentre i movimenti di destra invocano riforme radicali. L’instabilità decisionale allunga i tempi di azione e indebolisce la credibilità del Paese sui mercati.
Nonostante le difficoltà, qualche margine c’è. Alcuni pianificano un percorso che coniughi rigore fiscale con modernizzazione delle strutture statali e maggiore efficienza delle spese. È un piano che deve però essere condiviso, rapido ed efficace, perché ogni ritardo si paga caro in termini di aumento degli interessi passivi e di profilo di rischio della Francia.

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