Fondation Beyeler raddoppia: tre edifici di Zumthor tra arte e paesaggio

Il nuovo insieme a Riehen distribuisce spazi espositivi, accoglienza e funzioni di servizio in un parco ampliato.
La Fondation Beyeler cambia scala attraverso tre edifici firmati da Peter Zumthor e l’ampliamento del parco. Il nuovo insieme di Riehen, presso Basilea, raddoppia le superfici destinate alle esposizioni e al paesaggio, affiancando al museo esistente il Wyss Building, l’Ammann Pavilion e l’Erlen Gatehouse. L’apertura avviene per fasi, tra settembre 2026 e gennaio 2027, secondo il calendario comunicato dalla fondazione.
Il Wyss Building concentra la funzione museale: circa 1.500 metri quadrati su tre livelli, con un’attenzione particolare alla luce naturale e al rapporto visivo con l’esterno. La distribuzione in più corpi permette invece alle altre attività di assumere una posizione riconoscibile. Il padiglione è pensato anche come spazio di sosta e incontro durante il giorno; l’edificio d’ingresso ospita funzioni operative, collegate al nuovo museo attraverso un passaggio sotterraneo.
Questa separazione suggerisce un modo di intendere il museo come sequenza di luoghi. L’esperienza non si concentra esclusivamente nella sala espositiva: comprende l’arrivo, l’orientamento, le pause e il tragitto fra gli edifici. Il parco assume così un ruolo architettonico, perché stabilisce distanze, inquadrature e tempi di attraversamento. Uscire da una galleria per ritrovare la luce aperta può modificare anche il ritmo con cui si osservano le opere successive.
Il racconto dei materiali accompagna quello degli spazi. La pietra calcarea del Giura, utilizzata per pareti, pavimenti e sedute, costruisce una continuità tattile e cromatica. I serramenti in bronzo e le maniglie in legno di pero introducono variazioni più minute, vicine al corpo del visitatore. Sono elementi che si comprendono attraverso l’uso: una soglia percorsa, una superficie sfiorata, una seduta occupata per qualche minuto.
Il progetto paesaggistico di Vogt lega il nuovo insieme al contesto e alla presenza della Wiese. La relazione con il museo di Renzo Piano rimane uno dei passaggi più interessanti da osservare: due linguaggi architettonici entrano nello stesso percorso senza dover coincidere. Il visitatore può riconoscere differenze di scala, luce e materia, mentre la continuità del giardino offre un riferimento comune. Il passaggio all’aperto introduce una pausa fra diverse condizioni di osservazione. In un complesso distribuito, orientarsi dipende anche da ciò che si vede tra gli edifici: aperture, vegetazione e visuali diventano parte della visita, insieme alle opere e agli ambienti che le custodiscono.






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