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FMI promuove l’Italia: crescita dell’occupazione, riduzione del deficit e resilienza dei conti pubblici

Il Fondo monetario internazionale ha pubblicato le sue conclusioni annuali sull’economia italiana nell’ambito della consultazione ex articolo IV, offrendo una valutazione sostanzialmente positiva sul quadro macroeconomico del Paese. Il rapporto elogia in particolare i progressi compiuti nell’ambito del mercato del lavoro, la traiettoria del deficit pubblico e gli sforzi strutturali del governo in materia di investimenti e riforme. Non mancano però raccomandazioni puntuali per il futuro, con richiami alla prudenza fiscale, alla necessità di attuare pienamente il Pnrr e all’importanza di stimolare la produttività, ancora stagnante rispetto alla media europea.


Il Fondo evidenzia come l’economia italiana abbia dimostrato una forte resilienza negli ultimi anni, pur in un contesto di elevata incertezza globale. Dopo lo shock pandemico e la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, il sistema produttivo italiano ha reagito meglio del previsto. Il PIL ha registrato una crescita sostenuta nel 2022 e, pur rallentando nel 2023, ha mantenuto un andamento positivo. La crescita, sebbene moderata, è supportata da consumi privati in ripresa e da un mercato del lavoro sorprendentemente dinamico. Il tasso di disoccupazione è sceso sotto l’8% – ai minimi dal 2008 – e il numero degli occupati ha toccato un nuovo massimo storico. In questo scenario, il FMI plaude alle riforme volte a favorire la partecipazione al lavoro femminile e giovanile, pur rilevando che restano ancora margini di miglioramento sul fronte del mismatch tra domanda e offerta di competenze.


Sul piano fiscale, il giudizio è positivo. Il deficit pubblico, che nel 2020 aveva toccato il 9,5% del PIL, è stato gradualmente ridotto fino al 4,3% nel 2023, grazie a una politica di consolidamento compatibile con il sostegno alla crescita. Il debito pubblico resta elevato, ma stabile attorno al 137% del PIL, in calo rispetto ai picchi pandemici. Il FMI sottolinea come la prudenza fiscale perseguita dal governo Meloni, pur tra vincoli politici e richieste di spesa sociale, abbia rafforzato la credibilità dell’Italia sui mercati internazionali. In particolare, viene evidenziata l’importanza della riforma fiscale e dell’introduzione di strumenti digitali per migliorare la compliance e ampliare la base imponibile.


Riguardo al Pnrr, il Fondo esprime apprezzamento per la capacità dell’Italia di accelerare l’attuazione del piano, nonostante ritardi iniziali e difficoltà burocratiche. I progressi nella digitalizzazione della pubblica amministrazione, nella transizione ecologica e nel rafforzamento delle infrastrutture sono valutati come passi concreti verso una modernizzazione strutturale dell’economia. Tuttavia, si richiama l’attenzione sulla necessità di assicurare piena trasparenza, capacità di spesa e qualità nell’attuazione dei progetti. In questo senso, il ruolo della Corte dei Conti e delle autorità di controllo diventa fondamentale per evitare sprechi e ritardi.


Un altro tema centrale del rapporto riguarda la produttività, considerata ancora il tallone d’Achille dell’economia italiana. Il FMI osserva che, nonostante la buona tenuta dell’occupazione, la produttività del lavoro resta stagnante e inferiore alla media Ue. Le cause individuate sono molteplici: bassa innovazione in ampi settori, scarsa formazione continua, limiti nella mobilità del lavoro, dimensione ridotta delle imprese e un ambiente regolatorio spesso complesso. Per invertire questa tendenza, il Fondo raccomanda un’ulteriore semplificazione normativa, il rafforzamento dell’istruzione tecnica e la promozione dell’aggregazione tra imprese.


Il sistema bancario viene giudicato solido, ben capitalizzato e in grado di sostenere il credito a famiglie e imprese. L’esposizione al rischio, secondo il FMI, è contenuta, anche se si suggerisce di mantenere alta la vigilanza in un contesto di tassi ancora elevati e possibili tensioni nei mercati finanziari globali. Apprezzamento viene espresso per le misure di sostegno alle famiglie in difficoltà energetica, anche se il Fondo invita a limitarne la durata e a sostituirle con interventi più mirati, per evitare effetti distorsivi di lungo periodo.


Un passaggio importante è dedicato alla riforma del sistema pensionistico. Il FMI segnala che l’attuale spesa previdenziale, una delle più elevate dell’area euro in rapporto al PIL, potrebbe mettere sotto pressione i conti pubblici nei prossimi decenni, in particolare con l’invecchiamento della popolazione. Viene quindi consigliata una revisione complessiva del sistema, in grado di garantire sostenibilità finanziaria e adeguatezza delle prestazioni. Anche sul fronte della giustizia civile e della semplificazione amministrativa, il Fondo sollecita un’accelerazione dei processi, ritenendoli essenziali per migliorare il clima per gli investimenti.


L’Italia, secondo il FMI, ha un’occasione storica per rafforzare la sua posizione economica nel contesto europeo e globale. La combinazione di riforme strutturali, digitalizzazione, transizione verde e buon utilizzo dei fondi europei può generare una crescita sostenuta nel medio-lungo periodo. Tuttavia, viene messo in guardia contro il rischio di instabilità politica o rallentamenti nell’attuazione del piano di riforme, che potrebbero compromettere i progressi fin qui raggiunti.


In definitiva, il quadro delineato dal Fondo monetario internazionale fotografa un’Italia in transizione positiva, ma ancora esposta a rischi strutturali e con importanti sfide da affrontare. Le scelte di politica economica dei prossimi mesi, soprattutto nella prossima legge di bilancio e nella definizione del nuovo Patto di stabilità europeo, saranno decisive per mantenere la traiettoria virtuosa e consolidare la fiducia conquistata sui mercati e tra i partner internazionali.

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