Firmato il nuovo contratto della sanità: aumenti medi di 172 euro al mese per 550.000 operatori, fino a 516 euro per chi lavora nei pronto soccorso
- piscitellidaniel
- 18 giu
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Dopo mesi di trattative e attese, è stato siglato il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale del comparto sanità relativo al triennio 2019–2021. L’accordo, firmato tra Aran e sindacati, interessa oltre 550.000 lavoratori del Servizio sanitario nazionale, tra cui infermieri, tecnici sanitari, operatori socio-sanitari, amministrativi e ausiliari. Gli aumenti previsti toccano in media i 172 euro lordi mensili, distribuiti su 13 mensilità, e comprendono una serie di indennità aggiuntive, con un'attenzione particolare rivolta al personale impegnato nei pronto soccorso, per il quale l’incremento può arrivare fino a 516 euro mensili.
Le risorse complessivamente stanziate per sostenere il rinnovo contrattuale ammontano a circa 1,78 miliardi di euro. La quota più rilevante riguarda gli aumenti tabellari, ma è previsto anche un rafforzamento del fondo per la contrattazione integrativa aziendale, che servirà a valorizzare le specificità professionali e a premiare il merito attraverso progressioni economiche orizzontali e premialità. Il nuovo contratto rappresenta, per molti operatori sanitari, un riconoscimento concreto dopo gli anni segnati dall’emergenza pandemica e da una crescente pressione lavorativa causata dalla carenza di personale e dall’aumento della domanda di cure.
Nel dettaglio, gli aumenti medi di 172 euro comprendono 135 euro di incremento stipendiale tabellare, 15,66 euro di indennità di specificità infermieristica, 6,52 euro per l’indennità specifica di pronto soccorso e circa 15,5 euro medi destinati alla contrattazione decentrata. Per i professionisti sanitari che lavorano stabilmente nei reparti di emergenza-urgenza, grazie a uno stanziamento specifico già previsto nella legge di bilancio 2022, si arriva a un incremento complessivo mensile di 516 euro, che comprende anche quote una tantum per il triennio già trascorso.
Tra le novità normative più rilevanti introdotte dal contratto, figurano la revisione delle classificazioni del personale, con l’istituzione di nuove aree di inquadramento, e l’ampliamento delle competenze per le professioni sanitarie. In particolare, viene valorizzato il ruolo degli infermieri, con la possibilità di svolgere attività specialistiche in autonomia, e vengono potenziate le funzioni degli operatori socio-sanitari. Il contratto prevede anche misure per migliorare l’equilibrio tra vita lavorativa e personale, attraverso il diritto alla disconnessione, la flessibilità degli orari e l’incentivazione del lavoro agile, dove compatibile con le attività sanitarie.
Sul piano delle relazioni sindacali, il contratto rafforza la contrattazione decentrata, assegnando maggiore centralità alle Rsu e riconoscendo margini più ampi per la definizione di obiettivi, premi e percorsi di carriera. Le risorse aggiuntive destinate al fondo per il salario accessorio saranno utilizzabili anche per finanziare la formazione continua obbligatoria e la valorizzazione delle competenze trasversali.
La firma del contratto è stata accolta con favore dai sindacati maggioritari del comparto, come Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che ne sottolineano il valore non solo economico, ma anche politico e simbolico. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, si tratta di un primo passo importante per restituire dignità e riconoscimento a professionisti che da anni lavorano in condizioni difficili, con carichi di lavoro aumentati, turni notturni pesanti e strutture spesso carenti. Le stesse sigle sindacali chiedono ora un piano straordinario per il personale sanitario, che preveda nuove assunzioni, stabilizzazioni dei precari e un rafforzamento degli organici per garantire i livelli essenziali di assistenza.
L’accordo interviene in un momento critico per il sistema sanitario italiano. I dati Agenas e Istat confermano un preoccupante aumento della pressione sulle strutture pubbliche, con liste d’attesa in crescita e un’insufficienza di operatori soprattutto nelle aree più disagiate del Paese. Inoltre, le dimissioni volontarie tra gli infermieri e i medici hanno raggiunto numeri record nel 2023, complici retribuzioni ferme da anni e condizioni di lavoro usuranti. L’incremento salariale previsto dal nuovo contratto potrebbe contribuire, secondo alcuni analisti, a frenare questa emorragia e a rendere più attrattiva la professione sanitaria anche per le nuove generazioni.
Restano tuttavia aperti alcuni nodi, tra cui il riconoscimento delle indennità per il lavoro notturno e festivo, il miglioramento delle condizioni nei reparti più esposti al rischio clinico e l’inquadramento delle figure di supporto che operano al fianco dei professionisti sanitari. Anche le regioni chiedono chiarezza sui meccanismi di finanziamento del contratto: molte amministrazioni, infatti, segnalano la necessità di risorse aggiuntive per coprire integralmente gli aumenti previsti e per rendere strutturali i nuovi fondi decentrati. Il governo, da parte sua, ha assicurato che il contratto verrà applicato nei tempi stabiliti e che le risorse saranno erogate senza ritardi, ma per le regioni resta centrale la questione del fabbisogno complessivo del personale.
L’erogazione degli arretrati relativi al triennio 2019–2021 avverrà nelle prossime settimane, secondo un calendario che verrà definito dalle singole aziende sanitarie in accordo con le rappresentanze sindacali. I lavoratori interessati riceveranno, a seconda dell’anzianità e del profilo professionale, un importo che potrà variare da 1.500 a 3.000 euro lordi complessivi.

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