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Eric Trump e l’ascesa silenziosa del potere nella nuova America trumpiana

Mentre Donald Trump è tornato alla Casa Bianca con un secondo mandato conquistato alle elezioni del 2024, suo figlio Eric Trump si ritaglia sempre più un ruolo strategico all’interno del nuovo sistema di potere. A differenza del fratello maggiore Donald Jr., più incline alla visibilità politica diretta e all’attivismo di base, Eric ha scelto una traiettoria più istituzionale, consolidando la sua posizione dietro le quinte, ma con un’influenza crescente nelle dinamiche del Partito Repubblicano e nei centri di potere economico vicini alla nuova amministrazione. La sua presenza, finora meno appariscente, si è progressivamente trasformata in un simbolo della stabilità interna del trumpismo di seconda generazione.


L’intero perimetro ideologico e organizzativo che caratterizza la cosiddetta "seconda era Trump" passa ora anche attraverso le mani di Eric. Gestore della Trump Organization insieme al fratello, ha saputo intrecciare rapporti strategici con segmenti dell’economia americana più affini alla dottrina protezionista e identitaria che ha contraddistinto la linea politica del padre. La sua figura si è consolidata nel contesto di un trumpismo rinnovato, che abbandona l’aggressività elettorale della prima ora per vestire i panni di un movimento strutturato e stabile, fortemente radicato nella governance del Paese.


Il cuore operativo della nuova America trumpiana pulsa in luoghi come West Palm Beach, Mar-a-Lago, Nashville e nelle contee rurali del Midwest. Ma è nel cuore dell’industria conservatrice – media, lobby, fondazioni e network religiosi – che Eric ha costruito la sua rete. Non è più solo il figlio dell’ex presidente: è diventato un punto di riferimento per imprenditori, dirigenti di think tank, attivisti repubblicani e nuovi conservatori che vedono in lui un interlocutore affidabile. Lungi dall’essere una semplice figura di continuità, Eric incarna un’evoluzione del trumpismo: meno urlato, più organizzato, ancor più ideologico e meno dipendente dalla teatralità politica del padre.


Nella nuova amministrazione, Eric Trump non ha alcun ruolo formale, ma partecipa attivamente alle riunioni strategiche e mantiene un dialogo continuo con figure centrali dell’entourage presidenziale, dal Capo dello Staff ai principali consulenti politici. Il suo compito è duplice: da un lato consolidare le reti economiche vicine al trumpismo, dall’altro alimentare la macchina organizzativa del partito in vista delle prossime elezioni di midterm e della possibile transizione ereditaria nel 2028.


Parallelamente, Eric ha costruito un rapporto privilegiato con le aree evangeliche più conservatrici del Sud e con i principali esponenti del conservatorismo economico. A differenza del padre, che aveva scelto un approccio transnazionale agli affari, Eric predilige una strategia più autarchica, con forti legami nel settore immobiliare, nell’energia e nell’agroindustria. Le sue frequentazioni con alcune delle più potenti lobby del carbone, del gas naturale e dell’agricoltura intensiva dimostrano una visione strategica fondata su un ritorno all’industria nazionale, elemento chiave dell’agenda politica trumpiana.


All’interno della base repubblicana, Eric Trump è percepito come l’erede più credibile del "progetto Trump". Pur senza cercare esplicitamente una candidatura futura, non ha mai escluso un coinvolgimento politico diretto. Secondo alcuni osservatori, potrebbe essere candidato al Senato o alla guida del partito nel 2028, soprattutto se il padre decidesse di non sostenere direttamente una nuova corsa alla presidenza. Il suo profilo basso ma operativo potrebbe risultare vincente in una fase in cui il Partito Repubblicano sembra aver completato la trasformazione in partito trumpiano a tutti gli effetti.


Eric Trump rappresenta quindi un passaggio di consegne non dichiarato ma già in atto. La sua figura incarna l’idea di una "Casa Trump" che, pur mutando forma e stile, rimane al centro del potere statunitense. Una figura giovane, ben radicata nell’elettorato conservatore, capace di mantenere il linguaggio del padre, ma con una postura più rassicurante per i mercati e per i centri di potere tradizionali. La nuova America trumpiana ha scelto di parlare con una voce più calibrata: quella di Eric Trump.

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