Effetto dazi sull’economia globale, la Bank of Japan lascia i tassi invariati allo 0,50%: stabilità monetaria sotto pressione
- piscitellidaniel
- 17 giu
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La Bank of Japan (BoJ) ha deciso di mantenere invariato il tasso di interesse di riferimento allo 0,50%, confermando un atteggiamento di cautela in un contesto internazionale segnato da nuove turbolenze commerciali. La decisione, presa all’unanimità dal comitato di politica monetaria dell’istituto centrale giapponese, è stata comunicata all’indomani delle nuove tensioni legate ai dazi doganali introdotti dagli Stati Uniti e dalle conseguenti misure di ritorsione da parte di Cina ed Europa. Uno scenario che mette sotto pressione l’equilibrio delle principali economie avanzate, Giappone incluso, e che spinge la BoJ a evitare mosse che potrebbero alimentare volatilità sui mercati finanziari e sullo yen.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la BoJ ha riconosciuto che il contesto globale presenta elementi di rischio in crescita, legati in particolare alla riaccesa guerra commerciale tra Washington e Pechino, ai contraccolpi sui flussi commerciali asiatici e all’eventualità di un rallentamento della domanda globale. In questo quadro, l’istituto guidato da Kazuo Ueda ha preferito confermare la linea di politica monetaria accomodante, nonostante le pressioni inflazionistiche che iniziano a manifestarsi anche in Giappone.
Il comunicato ufficiale della Banca centrale sottolinea come l’economia giapponese stia proseguendo su un sentiero di crescita moderata, con miglioramenti nel mercato del lavoro e nei consumi interni, ma con una domanda esterna esposta a un alto grado di incertezza. In particolare, l’export giapponese risente del rallentamento del commercio globale e delle misure protezionistiche introdotte da alcuni partner commerciali, che colpiscono settori strategici come l’automotive, l’elettronica e le componenti industriali.
I recenti dazi imposti dagli Stati Uniti su acciaio, semiconduttori e batterie per veicoli elettrici, e le contro-misure della Cina su prodotti hi-tech e agroalimentari, stanno alimentando una nuova fase di frammentazione commerciale che rischia di colpire duramente un’economia come quella giapponese, fortemente integrata nelle catene del valore asiatiche. Il rischio, evidenziato dagli analisti della BoJ, è che la prosecuzione di queste tensioni possa non solo deprimere gli scambi commerciali, ma anche influire negativamente sulle aspettative delle imprese e sugli investimenti.
Sul fronte interno, l’inflazione core – cioè al netto dei beni volatili come energia e alimentari freschi – si è mantenuta sopra il 2% per diversi mesi consecutivi, superando il target ufficiale della BoJ. Tuttavia, l’istituto ha ribadito che tale dinamica è ancora influenzata da fattori transitori, come l’aumento dei costi delle importazioni e l’impatto della svalutazione dello yen. Per questo motivo, la banca centrale non ritiene ancora conclusa la fase in cui è necessario sostenere la ripresa con una politica espansiva.
Nonostante il tasso di riferimento sia stato mantenuto stabile, la BoJ ha confermato l’intenzione di proseguire con un lento processo di “normalizzazione” monetaria, ovvero il progressivo abbandono delle misure ultra-espansive adottate durante il decennio di deflazione e stagnazione. Tra queste, l’acquisto massiccio di titoli di Stato (Quantitative and Qualitative Easing) e il controllo della curva dei rendimenti, che negli ultimi anni hanno rappresentato il pilastro dell’intervento pubblico sulla finanza giapponese.
La BoJ ha indicato che continuerà a monitorare con attenzione gli sviluppi dell’economia globale e il comportamento dei salari interni, considerati fondamentali per valutare la solidità dell’inflazione. Un aumento sostenuto dei salari reali, che al momento resta limitato, sarebbe infatti il segnale più atteso per considerare una revisione al rialzo dei tassi. Per ora, tuttavia, prevale l’esigenza di cautela e la consapevolezza che uno scenario globale instabile potrebbe trasmettere scossoni anche all’economia giapponese, ancora fragile.
Il mantenimento dei tassi allo 0,50% è stato accolto positivamente dai mercati, che temevano un irrigidimento prematuro delle condizioni di credito. La Borsa di Tokyo ha reagito con un leggero rialzo, mentre lo yen è rimasto relativamente stabile rispetto al dollaro. Gli operatori finanziari hanno interpretato la scelta come un segnale di continuità, utile a garantire prevedibilità in un periodo in cui le variabili geopolitiche si moltiplicano. Tuttavia, alcuni analisti iniziano a mettere in discussione la sostenibilità di una linea monetaria così espansiva in un contesto in cui le altre principali banche centrali – in particolare la Federal Reserve e la BCE – stanno già affrontando il rientro dall’inflazione con rialzi più marcati dei tassi.
Il Giappone, dunque, si trova in una posizione complessa: da un lato ha bisogno di stimolare la domanda interna e sostenere la competitività delle esportazioni; dall’altro deve evitare che il differenziale crescente con i tassi esteri provochi un’eccessiva svalutazione della valuta e un aggravio del costo delle importazioni, in particolare di energia e materie prime. In questo contesto, la BoJ cerca di mantenere un equilibrio delicato, evitando scelte drastiche che potrebbero mettere a rischio la stabilità finanziaria e la ripresa ancora fragile.
La variabile più imprevedibile resta il contesto globale. Se le tensioni commerciali dovessero degenerare in un vero e proprio conflitto tariffario tra Stati Uniti, Cina ed Europa, gli effetti sull’economia giapponese sarebbero immediati e rilevanti. Le catene di approvvigionamento, già stressate dalla pandemia e dalla crisi logistica, potrebbero subire ulteriori interruzioni, compromettendo la produzione industriale e la competitività delle esportazioni. Un’eventualità che la BoJ intende prevenire, almeno per ora, con una linea di continuità e prudenza.

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