Economia irregolare e infiltrazione mafiosa: impatto sul tessuto produttivo italiano, effetti sui territori e riflessi sul PIL pro capite
- piscitellidaniel
- 17 nov 2025
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Le stime più recenti elaborate da istituzioni economiche, organismi di vigilanza e centri di ricerca indicano che il valore complessivo dell’economia irregolare in Italia si attesta intorno a oltre duecento miliardi di euro annui. La dimensione del fenomeno non rappresenta soltanto una questione fiscale o statistica, ma costituisce un elemento di distorsione strutturale che incide profondamente sulla crescita, sulla legalità economica e sulla competitività del Paese. L’aggregato dell’economia sommersa comprende sia il lavoro irregolare sia le attività produttive non dichiarate, con una distribuzione territoriale fortemente sbilanciata nelle aree dove la presenza delle organizzazioni criminali è più radicata e sistemica.
Secondo le analisi condotte negli ultimi anni, nelle province caratterizzate da una concentrazione significativa di infiltrazioni mafiose, l’impatto sul PIL pro capite è quantificabile in una perdita media stimabile attorno all’1,6%. Tale percentuale non fotografa soltanto un arretramento in termini di reddito, ma riflette un insieme di fattori intrecciati: minori investimenti privati, riduzione del numero di imprese in condizioni di operare liberamente, aumento del rischio percepito dagli operatori economici e un livello di concorrenza alterato da comportamenti criminali che riducono la redditività delle attività legali.
L’economia irregolare associata all’infiltrazione mafiosa si manifesta attraverso molteplici canali. In primo luogo, la presenza della criminalità organizzata produce un effetto di sostituzione nel controllo delle filiere economiche locali. Le organizzazioni criminali tendono a inserirsi in settori strategici come trasporti, edilizia, rifiuti, logistica, servizi alle imprese, approfittando della frammentazione del tessuto produttivo e della difficoltà di controllare capillarmente le attività economiche. L’obiettivo non è soltanto l’accumulazione di profitti illeciti, ma la conquista di posizioni di mercato che garantiscano stabilità e influenza nei territori.
Un secondo canale riguarda il lavoro irregolare. Le aree a forte infiltrazione criminale presentano indici più elevati di manodopera non dichiarata, fenomeno che consente alle imprese controllate o influenzate dalla criminalità organizzata di comprimere artificialmente i costi rispetto alle imprese regolari. Questo genera un doppio danno: da un lato, altera il livello competitivo, dall’altro, priva i lavoratori delle tutele contrattuali minime e contribuisce alla riduzione dei contributi previdenziali incassati dallo Stato.
La diffusione dell’economia irregolare determina inoltre uno svantaggio competitivo strutturale per le imprese sane. La presenza di operatori illegali o semi-legali condiziona la capacità delle aziende regolari di mantenere margini adeguati e di investire in innovazione. In un contesto in cui una parte rilevante dell’economia sfugge alla tassazione e alle norme, gli imprenditori onesti si trovano a operare in condizioni squilibrate, che si riflettono sulla qualità del lavoro, sulla produttività e sulla possibilità di crescita dimensionale delle imprese.
Sul versante istituzionale, la criminalità organizzata tende a sfruttare l’economia irregolare per consolidare le proprie reti di controllo del territorio. Il radicamento economico delle organizzazioni criminali non si esaurisce nel mondo dell’illegalità, ma si espande al sistema legale attraverso forme di infiltrazione, collusione o estorsione. Questo fenomeno produce effetti tangibili sull’affidabilità delle istituzioni locali e sulla percezione di sicurezza da parte degli operatori economici. Le aree in cui tale fenomeno è più intenso registrano spesso un minor afflusso di investimenti esteri, una maggiore selettività da parte dei grandi operatori economici e una difficoltà strutturale nel trattenere capitale umano qualificato.
Un altro elemento rilevante riguarda la capacità dello Stato di raccogliere gettito fiscale. La parte di economia che rimane nascosta o distorta da pratiche illegali produce un ammanco significativo di entrate, che si traduce in minore capacità di finanziare infrastrutture, servizi e politiche di sviluppo. In questo contesto, le regioni più esposte al fenomeno si trovano spesso costrette a fronteggiare una doppia forma di penalizzazione: minori risorse fiscali e maggiori costi indiretti legati alla presenza della criminalità organizzata.
Le iniziative istituzionali per contrastare l’economia irregolare includono interventi coordinati tra autorità giudiziarie, forze dell’ordine, amministrazioni fiscali e organismi di vigilanza economica. In anni recenti sono stati rafforzati i meccanismi di monitoraggio dei flussi finanziari, le verifiche sul lavoro irregolare e i controlli sulle filiere a rischio. È stato inoltre ampliato l’utilizzo degli strumenti di analisi dei big data e dei registri digitali, in particolare nel settore delle transazioni commerciali e dei pagamenti, con l’obiettivo di intercettare anomalie e fenomeni riconducibili alla presenza criminale.
Il tema solleva anche questioni di natura sociale. Le aree con elevata incidenza di economia irregolare mostrano spesso livelli più bassi di istruzione, una partecipazione al mercato del lavoro discontinua e un tasso maggiore di vulnerabilità economica. La criminalità organizzata tende a inserirsi in questo vuoto sociale, esercitando forme di controllo che indeboliscono la mobilità sociale, riducono le opportunità di sviluppo e alimentano un circolo vizioso tra irregolarità economica e dipendenza dal potere criminale.
La consapevolezza istituzionale riguardo agli effetti macroeconomici dell’economia irregolare è cresciuta negli ultimi anni. Il fenomeno non è percepito più soltanto come una questione di legalità, ma come un ostacolo concreto allo sviluppo e alla competitività dell’intero Paese. Le politiche economiche più recenti si muovono verso un approccio integrato che prevede misure economiche, fiscali, digitali e giudiziarie con l’obiettivo di erodere progressivamente lo spazio operativo delle organizzazioni criminali e restituire ai territori più vulnerabili condizioni di mercato eque e trasparenti.

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