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Doglio: “Non solo nuove celle, la valorizzazione immobiliare delle carceri storiche sarà su vasta scala”

Marco Doglio, commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, ha presentato un piano articolato per rimettere mano al patrimonio carcerario italiano, con una strategia che va ben oltre i nuovi moduli e riguarda anche la valorizzazione di sedi storiche dismesse. L’obiettivo dichiarato è ripensare gli spazi del sistema penitenziario non solo per ampliare i posti detentivi, ma per recuperare dignità, sicurezza e funzionalità, integrando riuso sociale e rigenerazione urbana.


Il piano, definito dalla soprintendenza come una vera e propria “matrioska” di interventi, si basa su un coordinamento tra Ministero della Giustizia, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Ministero Infrastrutture e Palazzo Chigi, e punta a ritrovare un equilibrio tra interventi tradizionali e rigenerazione del patrimonio edilizio storico. Il commissario parla di trasferimenti in strutture più moderne per liberare immobili da riqualificare e destinare all’housing sociale, alberghiero o infrastrutturale delle comunità locali.


Accanto alla realizzazione di 7.000 nuovi posti entro il 2026, doglio conferma l’approvazione di gare per 384 posti in 9 istituti per un investimento di 32 milioni, e per 1.500 posti tramite moduli prefabbricati per un totale di oltre 250 milioni stanziati dal decreto «Carcere sicuro». Entrambe le misure già in appalto puntano a ottenere risultati rapidi, destinati a integrare le misure di comunità terapeutica, reclusione domiciliare e nuovi percorsi di riabilitazione previsti dal decreto.


Ma la vera novità consiste nella valorizzazione immobiliare delle carceri storiche non più funzionali. Attraverso bandi pubblici aperti a investitori privati e terzo settore, Doglio prevede di trasformare sedi dismesse in spazi ad alto valore storico, ambientale e urbano, offrendo concessioni fino a 50 anni. Gli immobili identità-culturali – ex caserme o carceri – saranno rilanciati per usi misti: student housing, senior housing, poli culturali o luoghi per start-up, secondo le logiche delle concessioni di valorizzazione già adottate su altri asset come f alari o conventi.


Il modello tecnico procede in continuità con le best practice dell’Agenzia del demanio e del progetto europeo Reprise per il riuso di carceri dismesse: in Italia sono già stati selezionati 383 immobili tra abbazie, ex aeroporti, ex carceri e dimore storiche, destinati a valorizzazione culturale o abitativa sociale. In particolare la piattaforma «Crea valore» dell’Agenzia ha incluso ex carceri ad Agrigento, Vigevano e altri siti, con l’obiettivo di trasformarli secondo necessità locali.


Doglio chiarisce che il progetto non comporta una replica di alloggi anonimi nella periferia: gli interventi verranno studiati ad hoc, con l’obiettivo di restituire valore urbanistico, storicità e fruizione pubblica, evitando facciate anonime e spazi spersonalizzati. Le strutture recuperate dovranno integrarsi a beneficio del territorio, con attività economiche che vadano oltre il semplice sfruttamento commerciale.


Sul fronte tecnico-amministrativo, il piano prevede un grande coordinamento: Doglio, supportato da cinque esperti, agirà su bandi trasparenti, controlli Anac, supporto Invitalia e monitoraggio parlamentare. Le procedure saranno integrate nel Piano nazionale carceri, finanziato con fondi Pnrr da oltre 900 milioni, e coinvolgeranno anche misure di trasparenza e legalità, in linea con i dettati del decreto infrastrutture e Sicurezza.


Nel panorama nazionale, il progetto si inserisce in un contesto di carenze strutturali pesanti: con oltre 61.000 detenuti per una capienza regolamentare ampiamente superata, una media del 132% e numeri record di suicidi e rivolte, c’è esigenza urgente di soluzioni multifunzionali. Doglio e il ministro Nordio hanno sottolineato che gli spazi storici possono offrire una risposta civica e innovativa al sovraffollamento, valorizzando il patrimonio in disuso e fornendo servizi sociali e culturali che vadano oltre la funzione carceraria.


Alcuni casi pilota sono già in fase avanzata: l’ex caserma Barbetti a Grosseto è ferma a uno studio di fattibilità, ma sarà valutata per accogliere comunità terapeutiche o edilizia sociale. A Vigevano e Mantova, le vecchie carceri sono in via di selezione nelle gare Demanio. I bandi previsti entro la fine del 2025 includeranno anche altri siti storici. Il commissario ha confermato che la progettazione interna e la direzione lavori saranno gestite direttamente dagli uffici tecnici dello Stato, per garantire coerenza e contenimento costi.


Il piano avanza nonostante le critiche arrivate sia da Fratelli d’Italia e Lega che sostengono la necessità di nuove costruzioni, sia da esponenti di opposizione preoccupati per mancata trasparenza. La Corte dei conti ha individuato ritardi gravi nella presentazione del programma dettagliato da parte del commissario, ma Doglio rassicura: il programma esiste ed è in corso di approvazione normativa e comunicativa.


In questo quadro la logica di valorizzazione acquisisce senso politico e operativo: non solo soluzioni immediate al sovraffollamento, ma la prospettiva di famiglie, studenti e turisti lungo residui penitenziari storici, recuperando luoghi di memoria e testimonianza. Il piano si candida a diventare modello anche per altri Paesi, raccogliendo sforzi europei e solidificando un percorso di rigenerazione urbana che metta insieme rigore giuridico, sostenibilità e visione sociale.

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