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Dazi Usa-Ue, Bruxelles prepara contromisure per 93 miliardi: pronta lista unica in risposta ai dazi del 30%

La Commissione europea ha deciso di consolidare in un’unica lista tutte le contromisure commerciali studiate in risposta alla minaccia americana di imporre dazi del 30% su un ampio ventaglio di prodotti europei. La nuova lista complessiva ammonta a un controvalore di 93 miliardi di euro e rappresenta il pacchetto più esteso mai predisposto da Bruxelles in materia di ritorsioni commerciali. Il provvedimento, già approvato tecnicamente dai servizi della Commissione, sarà formalmente discusso e potenzialmente adottato entro la data del 7 agosto, salvo un’evoluzione favorevole dei negoziati transatlantici.


La mossa dell’esecutivo europeo giunge in un momento di crescente tensione tra le due sponde dell’Atlantico, con l’amministrazione statunitense pronta a colpire con dazi del 30% un’ampia gamma di beni importati dall’Unione, inclusi macchinari industriali, automobili, prodotti alimentari trasformati e abbigliamento. In questo contesto, la Commissione ha deciso di accorpare due distinte liste di misure già preparate nei mesi scorsi: la prima, da 21 miliardi di euro, era stata originariamente elaborata in risposta ai dazi su acciaio e alluminio; la seconda, da 72 miliardi, era stata predisposta come deterrente qualora i dazi minacciati venissero effettivamente applicati.


In origine, la lista più contenuta era stata congelata nell’aprile scorso per consentire una ripresa del dialogo con Washington. Tuttavia, l’evoluzione negativa del contesto politico e l’effettiva applicazione delle misure statunitensi hanno convinto la Commissione della necessità di rafforzare l’impianto difensivo europeo. Secondo quanto trapela da fonti interne, la decisione di unificare le due liste nasce dalla volontà di semplificare l’iter decisionale e di presentare agli Stati membri uno strumento più snello ed efficace in caso di attivazione.


La nuova lista sarà oggetto di un esame da parte del comitato per le barriere commerciali dell’Unione e potrà essere approvata tramite procedura scritta, senza passaggi politici ulteriori, trattandosi di una competenza esclusiva dell’esecutivo comunitario in materia di politica commerciale comune. Tuttavia, prima di procedere con l’adozione definitiva, la Commissione ha deciso di rinviare di qualche giorno la scadenza iniziale, fissando al 7 agosto la data entro la quale si potrà ancora attendere un gesto distensivo da parte degli Stati Uniti.


Dal punto di vista dei contenuti, le contromisure previste comprendono dazi del 10%, 20% e fino al 30% su una vasta gamma di beni importati dagli Stati Uniti. Si va dalle motociclette Harley-Davidson ai jeans, dai prodotti alimentari come burro d’arachidi e mais dolce, fino alle auto e alle attrezzature industriali. La logica alla base della selezione dei prodotti è sia economica che politica: colpire beni simbolo dell’industria statunitense, spesso legati a Stati strategici sul piano elettorale, come Wisconsin, Michigan, Pennsylvania e Ohio.


Oltre all’impatto economico diretto, la scelta europea mira a esercitare pressione politica sull’amministrazione americana. Si tratta di una strategia già adottata con successo in passato, ad esempio nella disputa sugli aiuti di Stato a Boeing e Airbus, dove Bruxelles ha selezionato con cura i prodotti da colpire per massimizzare il malcontento interno negli Stati Uniti. Tuttavia, a differenza delle precedenti dispute, quella attuale ha un potenziale esplosivo molto maggiore, dal momento che coinvolge settori strategici dell’economia europea e potrebbe avere effetti sistemici sulle catene del valore globali.


La decisione di Bruxelles si inserisce in un quadro di politica commerciale che ha visto negli ultimi mesi un’evoluzione verso una maggiore assertività da parte dell’Unione. Dopo anni di approccio multilaterale e di cautela nei confronti delle misure unilaterali, la Commissione ha cominciato a dotarsi di strumenti difensivi più incisivi, come il regolamento sulle sovvenzioni estere distorsive e la nuova strategia commerciale approvata nel 2024, che prevede una “autonomia strategica aperta” per l’UE. In questo contesto, le contromisure contro gli Stati Uniti rappresentano la prima vera prova della nuova dottrina comunitaria.


Secondo diversi analisti, l’efficacia della mossa europea dipenderà da vari fattori. In primo luogo, dalla coesione interna tra gli Stati membri, che non sempre sono allineati sulla linea da tenere nei confronti degli Stati Uniti. In secondo luogo, dalla reazione dei mercati, che potrebbero interpretare l’escalation come un segnale di instabilità. Infine, dalla capacità di Bruxelles di gestire contemporaneamente altre tensioni commerciali, come quelle con la Cina, l’India e il Regno Unito.


Sul piano diplomatico, si segnala che il Servizio europeo per l’azione esterna ha già avviato una serie di contatti informali con l’amministrazione statunitense per valutare eventuali margini di dialogo. Tuttavia, al momento non sono previsti incontri ad alto livello tra i vertici europei e la Casa Bianca prima di fine luglio. In questo scenario, il 7 agosto diventa la scadenza decisiva: se entro quella data non ci sarà un passo indietro da parte americana, la Commissione è pronta ad attivare formalmente il meccanismo delle contromisure, con effetti immediati sulle importazioni statunitensi.


Nel frattempo, le organizzazioni industriali europee hanno espresso un sostegno cauto alla linea della Commissione. Le associazioni di categoria del settore manifatturiero, in particolare automotive, meccanica e agroalimentare, hanno sottolineato la necessità di una risposta proporzionata ma risoluta, pur avvertendo che una spirale di ritorsioni rischia di danneggiare anche le imprese europee integrate nelle catene del valore globali. Alcune confederazioni, come BusinessEurope, hanno sollecitato la Commissione a mantenere aperto il canale del dialogo con Washington e ad agire con rapidità per evitare l’instaurarsi di un conflitto commerciale prolungato.


Dal lato statunitense, le reazioni sono state finora contenute. Il Dipartimento del Commercio si è limitato a confermare l’entrata in vigore dei nuovi dazi dal 1° agosto, senza commentare le mosse europee. Tuttavia, secondo alcune fonti diplomatiche, esisterebbe un certo malcontento anche in ambienti industriali americani, preoccupati per la possibile perdita di quote di mercato in Europa. Se confermate, queste pressioni potrebbero contribuire a riaprire uno spiraglio negoziale nelle prossime settimane.

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