Dazi USA sull’acciaio: nuove misure colpiscono anche gli elettrodomestici e mettono sotto pressione il mercato internazionale
- piscitellidaniel
- 13 giu
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L’amministrazione statunitense ha annunciato un ampliamento delle misure protezionistiche che da anni interessano il comparto siderurgico, estendendo l’applicazione dei dazi sull’acciaio anche a una serie di beni trasformati, tra cui numerosi componenti e prodotti finiti come gli elettrodomestici. La decisione, che rientra nell’approccio “Buy American” rafforzato dall’amministrazione Biden e in un quadro di crescenti tensioni commerciali, ha subito sollevato le preoccupazioni dei produttori internazionali, in particolare europei e asiatici, e potrebbe avere conseguenze significative per le catene di approvvigionamento globali, la competitività delle imprese esportatrici e i prezzi al consumo.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la nuova misura prevede che i dazi già applicati all’acciaio grezzo e ai semilavorati importati da determinati Paesi saranno estesi a una gamma di prodotti finiti che ne derivano. Tra questi rientrano frigoriferi, lavatrici, forni e condizionatori, ma anche componenti industriali utilizzati nell’automotive, nella meccanica di precisione e nella produzione elettronica. L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione americana è quello di impedire che l’industria nazionale venga danneggiata indirettamente dall’ingresso di beni realizzati con acciaio straniero a basso costo, spesso proveniente da Paesi con politiche di dumping o con elevati sussidi statali.
I dazi, che in alcuni casi potranno superare il 25%, si applicheranno ai prodotti originari di Paesi come Cina, Vietnam, India, Corea del Sud e Turchia, ma potrebbero riguardare anche l’Unione Europea in assenza di esenzioni bilaterali. La misura è stata motivata da una serie di indagini condotte dal Dipartimento del Commercio e dalla US International Trade Commission, secondo le quali le importazioni di prodotti siderurgici trasformati sono aumentate del 15% nell’ultimo anno, contribuendo a una significativa erosione della base produttiva statunitense in settori chiave della manifattura.
L’annuncio ha provocato immediate reazioni in Europa. La Commissione europea ha espresso “forte preoccupazione” per una decisione considerata unilaterale e potenzialmente in violazione delle regole del commercio internazionale stabilite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Bruxelles ha ricordato che l’UE mantiene già una serie di controlli sulle esportazioni e che i produttori europei di acciaio, a differenza di quelli cinesi, operano in un contesto di mercato aperto e competitivo. In risposta, si valuta l’ipotesi di ricorrere alla OMC o di adottare misure di ritorsione settoriale qualora gli interessi comunitari risultassero gravemente lesi.
Dal lato industriale, la misura rischia di avere effetti asimmetrici. Le grandi multinazionali con siti produttivi negli Stati Uniti potrebbero assorbire in parte l’impatto grazie alla delocalizzazione e all’approvvigionamento interno di acciaio, ma le PMI esportatrici, in particolare quelle europee specializzate nella fascia medio-alta degli elettrodomestici e della componentistica, subirebbero un contraccolpo diretto in termini di competitività. L’Italia, tra i Paesi europei più esposti sul mercato USA per lavatrici e frigoriferi ad alta efficienza, guarda con apprensione all’evolversi della situazione.
Secondo i dati dell’Ufficio ICE di New York, nel 2024 le esportazioni italiane di elettrodomestici verso gli Stati Uniti hanno superato i 550 milioni di euro, con un trend di crescita sostenuto dalla domanda di prodotti ad alta efficienza energetica e dal rafforzamento del dollaro. L’introduzione di dazi potrebbe compromettere questa traiettoria positiva, sia in termini di volumi che di marginalità, inducendo i produttori a rivedere le proprie strategie di posizionamento, distribuzione e pricing. Alcune aziende italiane, come Ariston, Smeg e Elica, hanno già avviato una mappatura dell’esposizione doganale dei propri prodotti per valutare eventuali contromisure.
Dal punto di vista macroeconomico, gli analisti segnalano anche un possibile effetto boomerang per i consumatori statunitensi. L’aumento dei dazi su beni intermedi e finiti, in un contesto già segnato da una certa inflazione residua post-pandemica, potrebbe determinare un rialzo dei prezzi al dettaglio su larga scala. Questo fenomeno era già stato osservato con l’introduzione dei dazi su acciaio e alluminio nel 2018, che portarono a un incremento medio dei prezzi dei beni colpiti tra l’8% e il 20%, secondo uno studio della Federal Reserve. In un anno elettorale, con la campagna presidenziale già in pieno svolgimento, la Casa Bianca dovrà bilanciare gli interessi dell’industria con quelli dell’elettorato, attento al costo della vita.
Le ripercussioni della decisione americana si faranno sentire anche nei rapporti commerciali multilaterali. La misura si inserisce in un contesto di crescente ri-nazionalizzazione delle politiche industriali e di frizioni sistemiche tra Stati Uniti, Unione Europea e Cina. Le politiche protezionistiche statunitensi, che trovano consenso trasversale tra repubblicani e democratici, stanno contribuendo a ridefinire le regole del gioco internazionale, spingendo molti Paesi ad adottare misure difensive o a cercare accordi bilaterali preferenziali. In questo quadro, la governance del commercio globale appare sempre più fragile e frammentata, con l’OMC indebolita nella sua funzione arbitrale.
Le associazioni di categoria, come Confindustria e Federazione ANIE, hanno chiesto al governo italiano di intervenire presso Bruxelles per assicurare un’azione tempestiva a tutela dell’industria nazionale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato di seguire “con estrema attenzione” l’evolversi della situazione e ha annunciato l’apertura di un tavolo tecnico con le imprese del settore per analizzare l’impatto potenziale della nuova misura e definire una strategia di risposta condivisa. Anche il Ministero degli Esteri ha attivato le sedi diplomatiche a Washington e Bruxelles per monitorare il dossier e facilitare il dialogo con le autorità americane.

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