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Dazi USA-Europa, si riapre il dialogo: spiragli negoziali per evitare la guerra commerciale

Dopo mesi di tensioni crescenti e minacce di nuove tariffe, si apre finalmente uno spiraglio nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea. Il contesto, reso incandescente dalle dichiarazioni aggressive dell’amministrazione americana e dal riemergere di un’agenda protezionistica in vista delle elezioni presidenziali, sembra ora orientarsi verso un ritorno al dialogo. Come riportato da Il Sole 24 Ore, nelle ultime settimane si sono intensificati i contatti tra Bruxelles e Washington per tentare di scongiurare una nuova guerra dei dazi che avrebbe conseguenze devastanti per l’economia globale, già indebolita da conflitti, instabilità energetica e pressioni inflazionistiche.


La svolta è maturata a margine del G7 in Puglia, dove i rappresentanti europei hanno avuto una serie di incontri bilaterali con la delegazione statunitense guidata dal Segretario al Commercio. Secondo fonti comunitarie, i colloqui avrebbero portato a una bozza di intesa preliminare su alcuni settori strategici, con particolare attenzione ai beni industriali, ai prodotti ad alta intensità energetica e al comparto automobilistico. Si tratterebbe, in concreto, di un “cessate il fuoco tecnico”, che consentirebbe alle due parti di congelare l’introduzione di nuove tariffe per avviare un tavolo strutturato di negoziati nei prossimi mesi.


L’elemento di maggiore frizione riguarda le tariffe annunciate unilateralmente dagli Stati Uniti all’inizio di giugno, che minacciano di colpire decine di categorie merceologiche europee, dai macchinari agli alimentari, fino ai veicoli elettrici. Washington ha giustificato l’iniziativa con la necessità di “riequilibrare il deficit commerciale” e proteggere l’industria nazionale da quella che viene definita “concorrenza sleale” praticata anche da Paesi partner. Tuttavia, per Bruxelles si tratta di una violazione delle regole WTO e di un attacco frontale alla logica del libero scambio tra economie avanzate.


In particolare, a preoccupare la Commissione europea sono le tariffe del 25% minacciate su alcuni beni ad alto valore aggiunto, tra cui i veicoli elettrici tedeschi e francesi, i prodotti lattiero-caseari italiani e i componenti tecnologici di precisione. Una loro entrata in vigore danneggerebbe pesantemente le esportazioni europee verso gli USA, che nel 2023 hanno toccato i 500 miliardi di euro, rappresentando uno dei principali motori dell’avanzo commerciale dell’Unione. L’impatto sarebbe particolarmente grave per l’Italia, che vanta un saldo positivo nelle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti di oltre 40 miliardi annui, soprattutto nei settori della meccanica, dell’agroalimentare e della moda.


Bruxelles ha preparato una serie di contromisure, tra cui dazi di ritorsione su alcuni prodotti americani – tra cui alcolici, tabacco, abbigliamento tecnico e dispositivi elettronici – ma al momento la priorità resta quella negoziale. Il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato che “la via del dialogo è l’unica percorribile per evitare un’escalation che non avrebbe vincitori”. Secondo Dombrovskis, “è interesse comune mantenere aperto il canale commerciale transatlantico, che è tra i più integrati e avanzati del pianeta”.


L’industria europea, nel frattempo, osserva con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione. Le principali associazioni di categoria, da BusinessEurope a Confindustria, hanno lanciato un appello congiunto affinché le istituzioni evitino un ritorno a logiche di protezionismo reciproco, ricordando come i flussi commerciali tra UE e USA garantiscano milioni di posti di lavoro e rappresentino una colonna portante della competitività globale. Le imprese temono che l’introduzione di barriere tariffarie possa colpire non solo le esportazioni dirette, ma anche le catene del valore integrate, specialmente nei settori dell’automotive, dell’aerospazio e dell’elettronica.


Uno dei dossier più delicati riguarda proprio l’automotive. Gli Stati Uniti accusano l’Europa, in particolare la Germania, di sovvenzionare in modo diretto e indiretto la produzione di veicoli elettrici, penalizzando le aziende americane. In risposta, Bruxelles ha ricordato che il piano americano per la transizione verde – l’Inflation Reduction Act – contiene clausole protezionistiche che escludono i produttori stranieri dagli incentivi fiscali, distorcendo il mercato. È su questo punto che si gioca la possibilità di trovare un’intesa di compromesso, che armonizzi gli incentivi climatici con le regole del commercio internazionale.


Anche l’agroalimentare è finito nel mirino, con l’amministrazione americana che valuta dazi aggiuntivi su alcune eccellenze europee, tra cui formaggi DOP, vini e conserve. L’Italia è in prima linea per difendere il comparto, che rappresenta una fetta rilevante dell’export verso gli USA e che rischierebbe gravi danni in caso di misure restrittive. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito l’importanza di proteggere le produzioni a indicazione geografica, definendo “inaccettabile” ogni tentativo di colpirle con strumenti tariffari.


Le prossime settimane saranno decisive. L’UE auspica di poter istituire entro luglio un tavolo bilaterale permanente, con l’obiettivo di scongiurare l’introduzione di nuove tariffe entro l’autunno, in coincidenza con l’acuirsi della campagna presidenziale americana. L’esito dei negoziati dipenderà anche dal contesto geopolitico, con le relazioni USA-Cina, il conflitto in Ucraina e la crisi in Medio Oriente che restano variabili determinanti per l’equilibrio globale.


Nel frattempo, i mercati osservano con cautela. L’euro ha mostrato segnali di volatilità nei confronti del dollaro, e alcuni settori industriali europei quotati in borsa – in particolare automotive e beni di lusso – hanno registrato flessioni in attesa di una maggiore chiarezza. Gli investitori temono che il riemergere delle tensioni transatlantiche possa innescare nuove incertezze nei commerci globali, già sottoposti a stress da anni di pandemia, guerre e riorganizzazioni logistiche.


L’apertura negoziale tra USA e UE rappresenta dunque una finestra di opportunità, ma anche un banco di prova per il futuro del commercio internazionale. In un mondo dove il multilateralismo è sempre più fragile, la tenuta dell’asse economico transatlantico rimane un pilastro irrinunciabile per garantire stabilità, crescita e cooperazione tra le grandi democrazie industriali. Le diplomazie sono ora chiamate a trasformare le intenzioni in fatti concreti.

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