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Dalla BYD all’Inter: come gli sponsor cinesi stanno conquistando il calcio europeo tra strategie di espansione e soft power globale

Il crescente coinvolgimento degli sponsor cinesi nel calcio europeo segna una nuova fase nell’espansione internazionale del gigante asiatico, che non punta più soltanto a una presenza economica nei mercati occidentali, ma anche a una penetrazione culturale e strategica attraverso lo sport più seguito al mondo. L’annuncio dell’accordo tra BYD e l’Inter, con la casa automobilistica cinese diventata Global Main Sponsor della squadra nerazzurra, rappresenta soltanto l’ultimo tassello di una strategia più ampia e strutturata che ha già coinvolto diverse società calcistiche del continente, a partire dalla Premier League inglese fino alla Liga spagnola e alla Bundesliga tedesca.


L’operazione con l’Inter ha un peso simbolico e commerciale rilevante. BYD (Build Your Dreams), colosso cinese dell’auto elettrica e dell’innovazione sostenibile, ha firmato un accordo che porta il suo logo sulla maglia del club meneghino, in una delle partnership più visibili del calcio italiano e internazionale. La mossa non è solo una scelta di marketing, ma una chiara dichiarazione d’intenti: penetrare nel mercato europeo con un’immagine forte, associandosi a un brand sportivo storico e vincente, fresco di finale di Champions League e radicato in uno dei Paesi dove il calcio è una componente essenziale della cultura popolare.


Il caso Inter è parte di un trend più ampio che vede i marchi cinesi sempre più presenti sulle divise, negli stadi e nei centri sportivi delle principali squadre europee. I nomi sono molteplici: Hisense, Haier, Wanda, Anta Sports, JD.com, ZTE, TCL. Ognuna di queste aziende ha sviluppato una propria strategia di visibilità sportiva, scegliendo squadre e competizioni in base ai target di mercato e al posizionamento del brand. La logica è quella del soft power economico: entrare nella vita quotidiana dei consumatori europei non soltanto attraverso il prodotto, ma tramite l’emozione, la passione e il coinvolgimento che solo il calcio sa generare.


Il calcio europeo, dal canto suo, si mostra sempre più ricettivo nei confronti dei capitali cinesi. L’indebolimento dei tradizionali sponsor occidentali a causa della pandemia, l’inflazione e la concorrenza globale hanno spinto molte società sportive ad aprire con più decisione le porte agli investitori asiatici. I club, soprattutto quelli non di primissima fascia o con debiti rilevanti, vedono negli sponsor cinesi una fonte di ossigeno finanziario indispensabile per restare competitivi sul mercato. In questo senso, l’accordo tra BYD e l’Inter si colloca in un contesto di rinnovato equilibrio tra necessità finanziaria e opportunità di espansione internazionale.


Il fenomeno non è nuovo, ma negli ultimi anni ha subito un’accelerazione. Già nel decennio scorso il gruppo Wanda, sotto la guida del magnate Wang Jianlin, aveva acquisito una quota dell’Atlético Madrid e sponsorizzato lo stadio del club spagnolo, mentre Suning aveva preso il controllo dell’Inter nel 2016, prima di passare la mano nel 2024 a Oaktree. Altri esempi includono la sponsorizzazione da parte di Hisense dei campionati europei di calcio UEFA Euro 2016 e 2020, e l’accordo tra JD.com e l’Arsenal. La differenza, oggi, è nella sistematicità e nella varietà degli strumenti utilizzati: non più solo investimenti diretti o acquisizioni societarie, ma una rete fitta di sponsorizzazioni commerciali, accordi di naming, partnership tecnologiche e progetti di sviluppo giovanile.


L’obiettivo della Cina è duplice. Da un lato, promuovere all’estero i propri marchi e affermare la competitività dell’industria nazionale in settori tecnologici, automobilistici e digitali. Dall’altro, costruire una rete globale di consenso e influenza attraverso lo sport, seguendo un modello che ricorda da vicino quello adottato dal Qatar o dall’Arabia Saudita, ma con una differenza sostanziale: mentre questi Paesi investono soprattutto nel possesso dei club (come PSG o Newcastle), la Cina punta sulla capillarità della presenza, sulla diffusione del brand e sulla moltiplicazione dei punti di contatto tra aziende e tifosi.


Dal punto di vista strategico, il calcio europeo è considerato dalla Cina una piattaforma privilegiata per sviluppare la propria proiezione internazionale. È un mercato maturo, mediaticamente forte e globalmente seguito, con audience significative anche in Asia. Investire nel calcio europeo consente di moltiplicare la visibilità, accrescere il valore percepito dei propri marchi e posizionarsi come attori globali in settori a elevato contenuto tecnologico, come quello della mobilità elettrica o dell’elettronica di consumo.


Le implicazioni geopolitiche non sono trascurabili. La crescente influenza cinese nel calcio europeo è letta da alcuni osservatori anche come un segnale di maggiore assertività sul piano delle relazioni internazionali. La promozione dell’immagine cinese attraverso lo sport è parte della cosiddetta “diplomazia calcistica” voluta dal presidente Xi Jinping, che ha dichiarato l’ambizione di trasformare la Cina in una superpotenza calcistica entro il 2050. Il rafforzamento delle partnership commerciali con i grandi club europei è un passo intermedio in questa direzione, mentre il raffreddamento degli investimenti diretti in club – dovuto alle restrizioni governative e al controllo sui capitali – ha spostato l’attenzione sulle sponsorizzazioni e sulle collaborazioni tecniche.


In prospettiva, è prevedibile un ulteriore incremento della presenza cinese nel calcio europeo, soprattutto se il modello BYD-Inter dovesse rivelarsi vincente sul piano dei ritorni commerciali e dell’immagine. I prossimi grandi eventi sportivi, come gli Europei 2028 e i Mondiali 2030, rappresenteranno nuove occasioni per rafforzare la visibilità dei marchi cinesi e testare l’efficacia della strategia di soft power. Parallelamente, i club europei continueranno a cercare partner solidi, capaci di garantire entrate stabili in un contesto economico ancora instabile.


Il calcio, ancora una volta, si conferma non solo come fenomeno sportivo e sociale, ma anche come campo di battaglia economica e culturale, in cui si gioca una partita ben più ampia: quella del prestigio e dell’influenza globale. In questa sfida, la Cina ha deciso di scendere in campo con decisione, trasformando la maglia dei club europei in vetrine globali per i suoi marchi e la passione dei tifosi in un potente strumento di comunicazione e penetrazione culturale.

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