Crosetto rilancia la sfida alla Nato: “Serve un’Alleanza che rifletta il nuovo ordine globale”
- piscitellidaniel
- 20 giu
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Nel corso di un intervento pubblico presso l’Università di Padova, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha lanciato un messaggio forte e articolato sul ruolo della Nato nel nuovo scenario globale. Davanti a una platea di studenti, accademici ed esperti di relazioni internazionali, Crosetto ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un cambiamento profondo nella struttura e nella visione dell’Alleanza Atlantica, sottolineando come i paradigmi novecenteschi della sicurezza non siano più sufficienti per affrontare le sfide attuali.
Secondo Crosetto, la Nato deve aggiornare le sue strategie non solo in termini di armamenti e tecnologie, ma soprattutto nel modo di concepire la sicurezza. Il mondo di oggi non è più bipolare, né multipolare in senso classico: è diventato un sistema complesso, interconnesso e instabile, dove le minacce non sono più esclusivamente militari ma includono guerre ibride, cyberattacchi, crisi economiche, disinformazione e controllo delle catene del valore strategiche. Per questo, ha affermato il ministro, “sicurezza oggi significa avere il coraggio di pensare anche all’impensabile”, indicando come le vulnerabilità non risiedano più solo nei confini geografici ma nella fragilità dei sistemi politici, economici e digitali.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato la leadership e il ruolo delle democrazie occidentali. Crosetto ha affermato che “il centro del mondo non sono più gli Stati Uniti e l’Unione Europea”, spostando l’attenzione sulla necessità per la Nato di riconoscere e affrontare un mondo in cui potenze emergenti e nuovi blocchi geopolitici influenzano equilibri, alleanze e conflitti. In questo contesto, l’Alleanza atlantica è chiamata a ripensare sé stessa, ridefinendo il proprio mandato, i propri strumenti e soprattutto la propria capacità di inclusione politica e culturale.
Il ministro ha parlato anche della necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea all’interno della Nato, senza metterne in discussione l’unità. Ha sottolineato che i paesi europei devono investire di più nella difesa comune, non solo in termini di risorse ma anche di visione. La complementarità tra Nato e Unione Europea, secondo Crosetto, è una condizione imprescindibile per affrontare le nuove sfide globali, a partire dalla guerra in Ucraina fino ai nuovi fronti nel Medio Oriente e nell’Indo-Pacifico.
Il riferimento al conflitto ucraino è stato esplicito. Crosetto ha ricordato che la guerra in corso è un banco di prova decisivo per l’Alleanza: non solo in termini di capacità di deterrenza ma anche per la sua credibilità internazionale. Ha ribadito l’impegno italiano nel supporto a Kyiv, ma ha anche messo in guardia dalla possibilità di un’escalation incontrollata, chiedendo un maggiore sforzo diplomatico coordinato tra le potenze atlantiche e i partner globali. In questo quadro, l’Italia si propone come “ponte” tra le esigenze di sicurezza collettiva e la necessità di soluzioni politiche multilaterali.
Particolare enfasi è stata posta sul tema delle nuove tecnologie, con il ministro che ha richiamato l’urgenza di includere l’intelligenza artificiale, la cybersecurity e il dominio spaziale tra i pilastri della difesa strategica della Nato. Crosetto ha espresso preoccupazione per il divario tecnologico tra alleati e concorrenti globali, sottolineando che il vantaggio militare non può più essere dato per scontato. Servono investimenti congiunti, ricerca condivisa e interoperabilità digitale tra le forze armate dei paesi membri, per evitare il rischio di frammentazione tecnologica e dipendenza da attori terzi.
Un altro punto cruciale è stato quello della sicurezza economica. Crosetto ha spiegato che i conflitti moderni si combattono anche attraverso le sanzioni, i mercati finanziari, il controllo delle filiere strategiche e l’accesso alle risorse naturali. In questo senso, l’Alleanza deve sviluppare un pensiero strategico capace di includere l’economia come variabile fondamentale della sicurezza. Ha citato il caso delle terre rare, dei semiconduttori e delle catene di approvvigionamento energetico come esempi concreti di nuove vulnerabilità su cui la Nato deve costruire capacità di resilienza e risposta.
Il ministro ha anche fatto un accenno alla coesione interna dell’Alleanza, affermando che la Nato deve restare unita ma anche capace di ascoltare le diversità al proprio interno. Ha richiamato la necessità di rispettare le sensibilità dei singoli stati membri e di rafforzare il senso di appartenenza comune non solo attraverso le operazioni militari, ma anche con iniziative di diplomazia culturale, scambi educativi e cooperazione civile-militare.
Infine, ha rivolto un appello ai giovani presenti in sala affinché si interessino alla politica estera e alla sicurezza, ribadendo che la difesa della libertà e della democrazia passa anche attraverso l’impegno civico e la conoscenza critica delle dinamiche globali. Ha sottolineato che le guerre di oggi, anche quelle combattute con i missili, iniziano molto prima, spesso con parole, scelte economiche e azioni nella rete.
L’intervento di Crosetto ha dunque aperto una riflessione ampia e profonda sulla Nato come organismo in trasformazione, destinato a rimanere centrale ma chiamato a misurarsi con un mondo nuovo, nel quale la complessità sostituisce la linearità e la velocità del cambiamento impone risposte rapide, coordinate e intelligenti. Un’alleanza che non si rinnova, ha lasciato intendere il ministro, rischia di perdere la propria rilevanza strategica in un tempo che non aspetta nessuno.

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