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Con l’Ets costi per le navi +50% e per l’autotrasporto +10%: il nuovo scenario per il trasporto merci e le implicazioni per la logistica italiana

L’introduzione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets) nel settore dei trasporti – e in particolare per la navigazione marittima – segna un punto di svolta che si riflette già sui costi operativi delle imprese e sulle catene logistiche globali. Nel concreto, secondo valutazioni settoriali, i costi per le navi potrebbero aumentare fino al 50 per cento a causa dell’obbligo di acquistare diritti di emissione, mentre nel comparto dell’autotrasporto si registra un incremento stimato intorno al 10 per cento. Il peso di questi aumenti si riverbera sulla competitività degli operatori, sui costi della supply chain e sulle scelte di investimento infrastrutturale nella logistica. Si apre quindi una fase nella quale le imprese devono ridefinire i modelli di costo, valutare le strategie di mitigazione e considerare l’impatto sul prezzo finale del servizio di trasporto.


Il sistema Ets impone alle unità di emissione soggette una quantità di permessi da acquistare proporzionalmente alle emissioni prodotte. L’estensione del meccanismo al trasporto marittimo e, in prospettiva, ad altri segmenti del trasporto, implica che gli operatori navali affrontino costi addizionali rilevanti. Nel settore marittimo, le navi che operano su rotte europee oppure sono soggette alla regolazione sono costrette a gestire il valore delle quote, il costo della compliance, e l’adeguamento alle nuove carburanti e tecnologie più pulite. Questo processo comporta sia un aumento diretto del costo di trasporto che un aggravio dei costi fissi, infrastrutturali e operativi che si traducono in un +50 per cento stimato rispetto al livello precedente.


Per l’autotrasporto, seppure l’aumento stimato sia più contenuto (intorno al +10 per cento), il fenomeno è comunque significativo. Le imprese di autotrasporto si trovano a gestire una maggiore incidenza dei costi legati al carburante, alle emissioni, ai diritti Ets, alle infrastrutture correlate e alla necessità di modernizzare i mezzi per rispettare normative sempre più stringenti. Questo aumento del costo operatività viene traslato, in parte, sui prezzi del servizio o assorbito dai margini degli operatori. Il +10 per cento delle tariffe rappresenta quindi un dato ambientale ma con riflessi immediati sulla filiera logistica, sull’efficienza, e sulla capacità di competere nei servizi internazionali e nazionali.


Le implicazioni per il sistema logistico italiano sono molteplici. In primo luogo, l’aumento dei costi di trasporto marittimo rende meno competitiva la modalità navale rispetto ad alternative come il trasporto su strada o ferroviario, salvo che non vengano attuate strategie di efficienza o di riposizionamento delle rotte. Questo rischio appare rilevante per un Paese come l’Italia, con una forte vocazione portuale e con la presenza delle “autostrade del mare”. Gli operatori marittimi italiani dovranno confrontarsi con una doppia pressione: da un lato i costi Ets, dall’altro la necessità di investire in combustibili alternativi, sistemi di recupero energetico e tecnologie low-carbon. La capacità di assorbire questi costi senza perdere quote di mercato internazionale diventa quindi centrale.


In secondo luogo, la crescita dei costi per l’autotrasporto si riflette sulla struttura dei prezzi alle imprese industriali e commerciali che dipendono dalla logistica. Il +10 per cento si traduce in un effetto sui costi della catena distributiva, che dovranno essere gestiti in contesti di margini già compressi. Le aziende produttrici e distributive si troveranno a rivedere le proprie strategie di acquisto del servizio logistico, valutare la scelta delle vie di trasporto più efficienti e considerare l’intermodalità come possibile leva di contenimento dei costi. In questo quadro, la digitalizzazione dei processi, l’ottimizzazione dei carichi, la cooperazione tra operatori e l’accesso a incentivi diventano elementi chiave per gestire la nuova fase.


Un altro aspetto rilevante riguarda la tempistica dell’entrata in vigore delle misure e la curva di adattamento delle imprese. Il passaggio al regime Ets non è immediato e richiede che le imprese navali e di autotrasporto implementino sistemi di monitoraggio, contabilizzazione delle emissioni e acquisto delle quote. Le imprese meno strutturate rischiano di subire maggiormente l’impatto, mentre quelle che hanno già anticipato investimenti in tecnologie pulite o che operano su rotte e mercati internazionali migliori avranno maggiore capacità di assorbire il cambiamento. Questo fattore di differenziazione rischia di accentuare il divario competitivo tra operatori.


Sul piano della politica industriale e infrastrutturale, l’impatto del Ets solleva questioni importanti per il sistema nazionale. Le istituzioni competenti dovranno considerare misure di accompagnamento, incentivi o agevolazioni per supportare la transizione verso mezzi a basse emissioni, combustibili alternativi, infrastrutture portuali “green” e intermodalità. Inoltre, la disponibilità di fondi europei e nazionali e la capacità di investire nelle filiere della decarbonizzazione logistica saranno fondamentali per evitare che l’aumento dei costi si traduca in perdita di competitività del sistema Italia. Il settore logistica, essendo trasversale all’intera economia, riveste una dimensione strategica per la produttività e per il posizionamento internazionale delle imprese italiane.


Dal punto di vista strategico, gli operatori della catena del trasporto merci sono chiamati a ripensare il proprio modello di business. Le navi e gli automezzi si trovano in una fase di trasformazione: l’adozione di combustibili alternativi, la digitalizzazione, la gestione ottimizzata delle rotte e dei carichi, l’integrazione tra modali di trasporto diventano leve essenziali per contrastare l’effetto commissivo dell’aumento dei costi. Le imprese che riusciranno a innovarsi e a ridurre l’intensità di carbonio delle proprie operazioni avranno possibilità superiori di contenere il +50 per cento o il +10 per cento stimato e di mantenere margini competitivi.


La prospettiva di medio termine richiama l’attenzione sul fatto che gli aumenti dei costi direct non si esauriscono con la prima fase: l’Ets è uno strumento dinamico e i prezzi delle quote potrebbero aumentare ulteriormente al crescere delle ambizioni climatiche europee. Le imprese dovranno dunque considerare il costo come una variabile strutturale del proprio piano industriale, non come un evento temporaneo. Inoltre, l’effetto combinato con altre regolamentazioni – come quelle sulle emissioni dei veicoli pesanti, sulle infrastrutture di ricarica, sui combustibili alternativi – amplifica la complessità del contesto operativo nel quale si muovono le imprese del trasporto merci.

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