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Commercio di prossimità, in sei anni perse 111 mila imprese

6 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min
Piccole attività commerciali e caffè di quartiere

La rete commerciale dei Comuni italiani si è assottigliata in modo marcato tra il 2019 e il 2025. In sei anni sono scomparse 111 mila imprese del commercio al dettaglio, alle quali si aggiungono 24 mila bar. Il dato descrive un arretramento diffuso dei servizi di prossimità, con effetti particolarmente evidenti nei centri di minori dimensioni.

In 5.103 Comuni è venuta meno almeno un’attività considerata essenziale. La perdita non riguarda soltanto la varietà dell’offerta: quando chiude l’ultimo esercizio di una determinata categoria, residenti e famiglie devono spostarsi per acquisti ordinari, mentre diminuiscono occasioni di incontro, presidio e lavoro sul territorio.

La fotografia comprende circa 72 mila attività essenziali cancellate nel periodo. Sono 1.064 i Comuni senza un negozio alimentare e 566 quelli privi di un bar; inoltre, circa 2.500 non dispongono di un distributore di carburante. Sono numeri che segnalano una rarefazione dei servizi ben oltre le sole vie commerciali delle grandi città.

Le difficoltà si concentrano nei piccoli centri, dove il bacino di clientela è ridotto e i costi fissi incidono maggiormente sui ricavi. La dinamica demografica, il cambiamento delle abitudini di acquisto e la pressione sui margini possono sommarsi, ma i dati disponibili misurano le chiusure e non consentono di attribuire a una sola causa l’intero fenomeno.

Per le imprese rimaste, la riduzione dei concorrenti non equivale automaticamente a un miglioramento. Un territorio meno servito può perdere attrattività, popolazione e passaggi, restringendo ulteriormente la domanda. Il commercio di prossimità funziona infatti come infrastruttura economica e sociale, soprattutto dove trasporti e servizi pubblici sono meno capillari.

La rilevazione offre quindi un indicatore della vitalità locale, non soltanto del numero di negozi. Gli interventi dovranno misurarsi con sostenibilità economica delle attività, accessibilità dei servizi e differenze profonde tra aree urbane e interne.

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